Ho visto Gabriele lo scorso dicembre. Sempre cordiale, generoso nel raccontare e pronto a informarsi su cosa faccio e se mi occupo sempre di fotografia. Sapevo che non stava bene, ma lui era molto franco al riguardo: “Lo sai che sono molto malato, ma va meglio”. E’ con profondo dispiacere che apprendo questa triste notizie. Nel tempo l’ho cercato molte volte per motivi disparati: per chiedergli dei consigli, per delle informazioni o semplicemente per informarmi sui suoi ultimi viaggi di lavoro (non amava prendere l’aereo, preferiva di gran lunga il treno). Quante volte avrà, lentamente, girato il mondo. Quante persone hanno appreso dai suoi consigli.

Amava, era la fotografia.

Ho scritto più volte sul suo lavoro, ma preferisco ricordarlo non tanto per la sua imponete grandezza come fotografo, ma come persona di un’incredibile generosità.

gabriele basilico atp

Vi riporto alcune citazioni che ho sottolineato leggendo un suo libro.

“Nelle architetture sono nascosti occhi, nasi, orecchie, labbra volti che aspettano la parola, e la parola sembra poter nascere solo se essi vivono l’evento rivelatore della luce, nella condizione limite che è l’assenza dell’uomo nel quadro dell’immagine”. P. 100

“Penso che lo spazio urbano, sottoposto ad un’azione accelerata nel tempo senza precedenti, si presenti come una vera e propria metafora della società, uno scrigno ricchissimo di indizi sulla vita contemporanea, che merita senz’altro negli ultimi decenni di essere osservato con grande attenzione”. P. 115

“La convivenza e il confronto di luoghi diversi, quelli reali e quelli della memoria, a prescindere dalla qualità ambientale e dall’architettura, è, a un livello di immaginario, il progetto di una piccola utopia”. P. 130

“Credo che per me fotografare un’architettura sia un po’ come fare il ritratto di una persona: spesso è più importante quello che nasconde rispetto a quello che si vede”. P. 138 

Gabriele Basilico – Architetture, città, visioni

Riflessioni sulla fotografia (a cura d Andrea Lissoni) Bruno Mondadori, 2007