Teresa Cos,   All Roads Lead to Rome. Yes,   But Where Exhactly? 2014 ©Teresa Cos - Monditalia,   Installation view

Teresa Cos, All Roads Lead to Rome. Yes, But Where Exhactly? 2014 ©Teresa Cos – Monditalia, Installation view

14° Mostra Internazionale di Architettura, ‘Fundamentals’ / Monditalia

Monditalia assegna all’Arsenale un tema specifico – l’Italia – con esposizioni, rappresentazioni teatrali ed eventi che interesseranno l’architettura, la politica, l’economia, la religione, la tecnologia e l’industria. Gli altri settori della Biennale di Venezia – Cinema, Danza, Musica e Teatro – saranno coinvolti per contribuire alla rappresentazione del paese.”

ATPdiary ha posto una serie di domande ad alcuni partecipanti di Monditalia. Teresa Cos / All Roads Lead to Rome. Yes, But Where Exactly?

Tutto il lavoro muove da una “ricerca” in Wikipedia per scoprire dove esattamente porterebbero tutte le strade del famoso proverbio. Più ci si avvicina alla risposta e più si è spinti lontano verso la miriade delle possibili digressioni. Dalla pagina “ Piazza del Campidoglio” ci trova in pochi clic a quella della “Borsa valori”, le cui origini sarebbero legate alle oche del Campidoglio, a quella del “Marco Aurelio” fino a “Passaporto italiano “ ed “Euro” su cui l’imperatore-filosofo è riprodotto e via dicendo. Il lavoro in mostra è una struttura di legno e tela che rievoca il simbolo dell’infinito. Un disegno che rappresenta gli “esiti” della ricerca è al centro. Intorno si sviluppa una “cabina” audio, una “cabina” proiezione e un’installazione, tutte rivolte al coinvolgimento diretto del pubblico.

Alcune domande a Teresa Cos

ATP: Puoi raccontarci come è nato “All Roads Lead to Rome. Yes, But Where Exactly?”, il progetto che porterai a Monditalia?

Teresa Cos: Quando mi è stato chiesto di proporre un luogo in Italia rappresentativo dell’attuale condizione del Paese, più che di un luogo continuavo a essere convinta di voler affrontare un tema, quello dell’identità nazionale e per qualche ragione nella mia testa continuava a ripetersi come un disco interrotto il famoso detto “Tutte le strade portano a Roma, tutte le strade portano a Roma…” Ho deciso così di scoprire il punto esatto, il centro di convergenza di tutte queste strade e per farlo ho usato Wikipedia. Come da buona ricerca online che si rispetti, dopo trenta secondi già scoprivo che ‘Il Centro” è Piazza del Campidoglio, designato chilometro zero italiano e altri trenta dopo ero già dispersa nella miriade di digressioni generate da collegamenti più o meno testuali, che dal centro invece mi allontanavano.

ATP: Perchè hai decisi di affrontare questo tipo di tematica?

TC: Negli stereotipi c’è sempre un fondo di verità. Vivo all’estero da molti anni e ne ho sentite molte di banalità sulla cultura italiana e da buona friulana ho spesso reagito ricordando che l’Italia non è solo pizza e mandolino. Ma tolti i tormentoni resta l’immagine di un Paese che strumentalizzata i suoi stessi stereotipi e dove regnano corruzione al potere e anarchia nel popolo. Questo non sarebbe nulla se non si aggiungessero la continua lagna e il lamento perché tutto sta andando allo sfacelo, come se un fumatore che si fa fuori tre pacchetti di sigarette al giorno avesse il coraggio di lamentarsi della tosse stagnante! Piazza del Campidoglio è il luogo dove una serie di eventi emblematici della storia civile non solo italiana ma anche europea (Palazzo dei Conservatori vide la firma del primo trattato con cui si sanciva la nascita dell’Unione Economica Europea) si sovrappongono nel tempo e nello spazio fornendo il pretesto per riflettere su alcune delle tematiche fondamentali non solo italiane, ma più in generale della società occidentale.

ATP: Per quanto riguarda il display del tuo progetto, con che modalità hai deciso di allestirlo? 

TC: L’installazione si snoda attraverso una struttura in legno che, avvolta da una tela nera,  forma un disegno che ricalca quello dell’infinito; è contemporaneamente interna ed esterna a se stessa, simultaneamente. Al centro la mappa che rappresenta “la ricerca” di Wikipedia, è una stratificazione di linee, disegni e parole percepibile da lontano come una sorta di ovale spezzato che fa eco al disegno di Michelangelo e più da vicino un’esplosione di informazioni. Lo spettatore è chiamato fortemente a interagire con gli ulteriori tre elementi dell’installazione: una sorta di photoboot che proietta un video in cui 170 fotografie dei busti della Collezione Capitolina si sovrappongono, e a cui a sua volta si sovrappone la silhouette dello spettatore; un antro buio in cui una cassa audio incombe sulla testa come un grande masso e che fa risuonare le note del ‘Rienzi’ di Wagner condotto da Toscanini e del concerto dell’83 di Keith Jarret in Campidoglio, modulate sulle onde delle crisi economiche dal’800 ai giorni nostri; infine “The Lucky Aurelius”, una sorta di reliquiario in cui allo spettatore viene chiesto di fare un’offerta in cambio di un desiderio.

ATP: Monditalia è un progetto che punta a mappare la ‘complessità’ del panorama italiano sotto molti punti di vista. Che opinione hai del taglio curatoriale interdisciplinare di questa sezione della Biennale? Pregi e difetti?

TC: L’interdisciplinareità è un’approccio fondamentale per comprendere e ripensare la società contemporanea in termini appunto di complessità. Credo che molti degli ‘impasse’ in cui ci troviamo siano infatti dovuti a una tradizione di catalogazione che evidentemente non funziona più. E questo vale in politica tanto quanto in arte (o architettura). Le categorie rigide e sterili sono ormai solo un modo per ridurre al minimo i tempi di attenzione richiesti per comprare un prodotto, qualunque esso sia: non devo avere dubbi su quello che sto comprando, quindi devo essere certo di quello che dice l’etichetta. Evidentemente pensare (lo spazio e il tempo) in termini di complessità’ e perpetua trasformazione richiede attenzione e la consapevolezza che ‘uno’ e ‘tutto’ sono la stessa cosa. Non è una situazione ‘comoda’ e all’inizio potrà sembrare caotica, ma è l’unica che lascia davvero aperte tutte le possibilità senza compromessi.

ATP: Dopo diverse Biennali dedicate al contemporaneo, “Fundamentals” si concentra sulla storia dell’architettura, con l’intento di indagarne lo stato attuale e di immaginarne il futuro. A grandi linee, come si inserisce il tuo progetto in questa prospettiva?

TC: Il mio lavoro ha molto a che vedere con la storia perché prende gli eventi legati ad un luogo come il Campidoglio e li distribuisce come dei fogli sparsi (le pagine di Wikipedia) sul pavimento. A connetterli non è più una visione lineare, ma una rete che si intreccia a se stessa (come direbbe Foucault) e ad essi in modo quasi indipendente. E’ esattamente come sopra, da A a B ci si arriva anche passando per C, D ed F. In una linea retta C, D ed F non li vedo solo perché allineanti all’infinito, non perché non ci siano. La strada più breve spesso è anche la più noiosa, quella in cui smettiamo di guardarci attorno perché pensiamo di conoscere già tutto. “The ideal book would be to lay everything out on a plane of exteriority of this kind, on a single page, the same sheet: lived events, historical determinations, concepts, individuals, groups, social formations” scrivono Delouze e Guattari riferendosi al concetto di rizoma; le cose si vedono meglio quando sono affiancate, distribuite tutte sullo stesso piano. Il futuro non è nient’altro che una delle possibili infinite configurazioni.

Teresa Cos,   All Roads Lead to Rome. Yes,   But Where Exhactly? 2014 ©Teresa Cos - Still da video

Teresa Cos, All Roads Lead to Rome. Yes, But Where Exhactly? 2014 ©Teresa Cos – Still da video

Teresa Cos,   All Roads Lead to Rome. Yes,   But Where Exhactly? 2014 ©Teresa Cos

Teresa Cos, All Roads Lead to Rome. Yes, But Where Exhactly? 2014 ©Teresa Cos