Argot ou La Maison Mobile e Marco Biraghi,   La fontana detta “Il Missile” – 2014,   Zingonia (Ciserano) - Foto © Filippo Poli.

Argot ou La Maison Mobile e Marco Biraghi, La fontana detta “Il Missile” – 2014, Zingonia (Ciserano) – Foto © Filippo Poli.

14° Mostra Internazionale di Architettura, ‘Fundamentals’ / Monditalia

Monditalia assegna all’Arsenale un tema specifico – l’Italia – con esposizioni, rappresentazioni teatrali ed eventi che interesseranno l’architettura, la politica, l’economia, la religione, la tecnologia e l’industria. Gli altri settori della Biennale di Venezia – Cinema, Danza, Musica e Teatro – saranno coinvolti per contribuire alla rappresentazione del paese.”

ATPdiary ha posto una serie di domande ad alcuni partecipanti di Monditalia.

Per la lista completa delle partecipazioni  ?

Argot ou La Maison Mobile  (Luca Astorri, Matteo Poli, Riccardo Balzarotti, Rossella Locatelli) ,   Marco Biraghi 

Z!  Zingonia Mon Amour

Zingonia è un fermo immagine nello scorrere delle utopie architettoniche che incorpora i semi della progettazione urbana radicale e dell’architettura visionaria.

Zingonia…la nuova città è una capsula del tempo fatta di buone intenzioni che arriva direttamente dagli anni sessanta, una memoria dei desideri, delle ambizioni e dei sogni della migliore imprenditorialità italiana, prima di doversi misurare con gli errori, le mancanze e gli imprevisti della realtà.

Come la scoperta a Similaun di Ötzi (l’uomo del 3000 a.C. mummificato nel ghiaccio) ha portato a una rivoluzione nella consapevolezza della vita e dei costumi dei nostri antenati, così osservare oggi Zingonia può darci conoscenze sull’Italia degli ultimi cinquant’anni, ma anche idee, emozioni, ispirazioni per immaginarne il futuro. Dove non sia soltanto l’utopia a misurarsi con la realtà, ma anche la realtà a imparare dall’utopia.

Alcune domande a  Argot ou La Maison Mobile  (Luca Astorri, Matteo Poli, Riccardo Balzarotti, Rossella Locatelli) ,   Marco Biraghi  / Risponde Matteo Poli

ATP: Mi raccontate come è nato Z! Zingonia, Mon Amour, il progetto che porterete a Monditalia?

Il progetto di ARGOT ou La Maison Mobile nasce dalla collaborazione con Marco Biraghi. Siamo tutti architetti, ovvero osservatori dello spazio e degli ambienti.. Partendo da due punti di vista complementari, quello progettuale e quello storico, abbiamo deciso di osservare un caso che fosse esemplare dal punto di vista del progetto e della sua evoluzione. Il risultato è una critica visiva e puntuale all’incapacità dei progettisti di prendere in considerazione il fatto che l’architettura è una disciplina contraddittoria: sono poche le attività umane individualmente concepite (progettista) che hanno l’ambizione di sopravvivere al futuro (visione) con un grado di flessibilità minimo ed essendo esposti alle azioni di una società intera (storia).

ATP: Perchè avete deciso di affrontare questo tipo di tematica?

Zingonia è una piccola capsula del tempo, che a noi ha ricordato un po’ la scoperta di Similaun di Ötzi, l’umano ritrovato mummificato sui ghiacciai alpini: dalla lettura dei suoi abiti, delle armi, del cibo si sono ricostruite abitudini e costumi di migliaia di anni fa. Zingonia, su scala diversa, offre la stessa possibilità: la notevole produzione di Franco Negri, autore del progetto urbano, e di Renzo Zingone, imprenditore e “costruttore di città”, restituiscono l’immagine dell’Italia del boom, dove tutto sembrava possibile e allo stesso tempo ingenuamente ottimistico. Contemporaneamente al padiglione abbiamo deciso di rieditare il libro che presentava il progetto. Originariamente pubblicato nel 1965 da Zingone Iniziative Fondiarie per volontà del suo fondatore, Renzo Zingone, costituisce l’ideale catalogo di Z! Zingonia, Mon Amour. La riproposizione integrale e conforme all’originale della pubblicazione è preceduta da un saggio di inquadramento storico-critico della vicenda di Zingonia, da alcuni stralci di un’intervista audio a Renzo Zingone risalente alla metà degli anni settanta e da un suo breve profilo biografico. Osservando i materiali prodotti per il lancio pubblico del progetto e l’evoluzione documentata in opuscoli, giornali di quartiere, cartoline e memorie degli abitanti si decifra una parabola del progetto totalmente imprevedibile per il progettista, influenzata in modo evidentissimo dalla storia d’Italia che scorre parallelamente a Zingonia.

ATP: Per quanto riguarda il display del progetto, con che modalità avete deciso di allestirlo?

Il nostro progetto per la Biennale cerca di spiegare questa dicotomia: abbiamo pensato ad un padiglione piuttosto che ad un semplice allestimento, al cui interno si possano leggere in parallelo l’evoluzione del Paese, le idee fondative del progetto, la sua evoluzione e gli utenti, come dei frammenti, allo stesso tempo coerenti e avulsi, della stessa sezione di tempo italiano.. Le difficoltà sono state moltissime, non ultima la decisione di collaborare (ferocemente a braccetto) con CoeLux srl che produce una tecnologia straordinaria che riproduce la luce naturale tramite un apparecchio, composto da un sole miniaturizzato e da un materiale nanostrutturato che riproduce l’effetto dell’atmosfera: accanto all’utopia di Zingonia, abbiamo deciso di utilizzare per la prima volta al mondo una tecnolgia che potrà consentire la colonizzazione di mondi sotterranei e architetture profondissime.. Chiaramente lavorare con una start-up che opera nel campo dell’ottica non è usuale e ha comportato alcune scelte architettoniche che hanno richiesto lunghe trattative con l’Organizzazione. Invece che dei tavoli e dei monitor come altri invitati, abbiamo portato in Biennale un volume di 5, 50 metri di altezza, profondo 1, 25 metri e largo 5, 50 con problemi di stabilità, dissipazione del calore e manutenzione totalmente inusuali per un intervento come questo! Il risultato è però, secondo me, davvero sorprendente e magico. Schematicamente il progetto è diviso in due parti, una è composta dall’architettura del padiglione, un ampio arco cicloide e da un grafico, l’altra da delle “grotte” tematiche. Nell’arco, sotto il soffitto mediterraneo splendente di sole fornito da CoeLux, abbiamo realizzato un grafico che rappresenta l’andamento e l’intersecarsi di economia, politica, società e quadro normativo, rapportato all’andamento del PIL, del debito pubblico, della disoccupazione e degli investimenti immobiliari. E’ evidente che dall’andamento ondivago di picchi e valli, l’incertezza faccia parte del DNA italiano..

Le grotte sono dei carotaggi di Zingonia, organizzati per ambiti: nelle prime viene descritto l’ottimismo e l’approccio al progetto di Negri e Zingone, nelle grotte centrali descriviamo l’architettura per gli architetti (con foto di Filippo Poli), nelle ultime parliamo degli utilizzatori.

La cosa interessante è che descriviamo tre tipi di utopia, grazie alle grotte e ai materiali esposti. Nelle prime domina una grande fiducia combinata con una sostanziale incapacità di previsione, ovvero gli ingredienti principali perché un’utopia sia concepita; nelle grotte dell’architettura abbiamo cercato di mostrare come l’architettura sia in grado di trasformare un’utopia urbana in memoria e realtà, mentre in quelle degli utenti viene mostrata la capacità umana di adattarsi e dare significato a qualsiasi condizione abitativa.

ATP: Monditalia è un progetto che punta a mappare la ‘complessità’ del panorama italiano sotto molti punti di vista. Che opinione avete del taglio curatoriale interdisciplinare di questa sezione della Biennale? Pregi e difetti?

Speriamo che il progetto ed il contenuto siano in linea con Monditalia. Abbiamo avuto alcune difficoltà a far digerire l’allestimento, che sostanzialmente credo sarà il più grosso di tutti.. Dal punto di vista del contenuto la riflessione sui tempi dell’utopia credo sia coerente con Monditalia. Zingonia è un fermo immagine nello scorrere delle utopie architettoniche moderne, un momento esemplare tra Ivrea di Adriano Olivetti e No-Stop City di Archizoom. Indipendentemente dal suo stato attuale ha incorporati i semi della progettazione urbana radicale e dell’architettura visionaria. Zingonia può darci ispirazione, conoscenza, emozioni e speranza di completare ogni utopia alla quale sia concesso tempo sufficiente per sopravvivere alla realtà; viene esposta alla Biennale per evitare l’oblio e il decadimento delle sue radici culturali: essere dimenticata è il vero pericolo per ogni utopia. Attualmente Zingonia vive un processo di aggiornamento che è il destino comune di ogni architettura moderna e contemporanea: riconversione vs costruzione. A 50 anni dalla fondazione, Regione Lombardia in accordo con i Comuni di Verdellino e Cisarano, sta intervenendo con un approccio innovativo che permetterà la sostituzione di pezzi di città ormai totalmente degradati.

ATP: Dopo diverse Biennali dedicate al contemporaneo, “Fundamentals” si concentra sulla storia dell’architettura, con l’intento di indagarne lo stato attuale e di immaginarne il futuro. A grandi linee, come si inserisce il vostro progetto in questa prospettiva?

Il sogno architettonico di Renzo Zingone, una società in costante espansione basata su regole certe, si è scontrato in questi anni con un contesto evolutivo ben diverso. Il padiglione Z! sintetizza la fragilità dell’architettura, per sua natura elemento pesante e poco agile, messo davanti al mondo in cui l’architettura si svolge: inevitabilmente scopriamo che “il progetto è il manifestarsi dell’errore” come ci ha insegnato Decio Guardigli, scomparso l’anno scorso, a cui dobbiamo tutti moltissimo..

Argot ou La Maison Mobile e Marco Biraghi,    Zingonia-Italia 1946-2014 – dettaglio del grafico esposto nell’installazione Zingonia,   Mon Amour - © Argot ou La Maison Mobile

Argot ou La Maison Mobile e Marco Biraghi, Zingonia-Italia 1946-2014 – dettaglio del grafico esposto nell’installazione Zingonia, Mon Amour – © Argot ou La Maison Mobile

Argot ou La Maison Mobile e Marco Biraghi,    2014,   Zingonia (Ciserano) - Foto © Filippo Poli

Argot ou La Maison Mobile e Marco Biraghi, 2014, Zingonia (Ciserano) – Foto © Filippo Poli

Argot ou La Maison Mobile e Marco Biraghi,   2014,    Zingonia (Ciserano) - Foto © Filippo Poli

Argot ou La Maison Mobile e Marco Biraghi, 2014, Zingonia (Ciserano) – Foto © Filippo Poli