Rebecca Moccia,   sempre più di questo,   Exhibition view,   2015 Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

Rebecca Moccia, sempre più di questo, Exhibition view, 2015 Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

“Sempre più di questo”: il titolo della mostra sembra una dichiarazione che puntualizza una mancanza. Avverte che ciò che si vede e comprende, non sarà mai abbastanza o sufficiente per afferrare il progetto in tutta la sua complessità. L’aspetto indiziale e dubitativo, diventa nella ricerca dell’artista Rebecca Moccia una sorta di manifesto. Come scrive in catalogo Lorenzo Bruni, il curatore della sua mostra ospitata alla galleria Massimodeluca: “Il titolo ‘Sempre più di questo’è infatti una sorta di manifesto dell’attitudine dello sguardo con cui propone di ripensare il mondo, su un piano collettivo, in senso propostivo e dialogico”.

La giovanissima artista di Napoli, classe 1992, ha fatto della sua prima mostra personale – ospitata fino al 24 aprile negli spazi della galleria di Mestre – un banco di prova per sperimentare la sua maturità, non senza prendersi dei rischi. Seguita dal curatore, Moccia ha concepito la mostra suddividendola in due spazi autonomi e comunicanti al tempo stesso. L’aspetto dialogico, infatti, sembra caratterizzate tutta la mostra nella sua interezza: due stanze, più artisti in dialogo, opere che si fanno eco le une con le altre.

Nella sua ricerca l’artista è interessata soprattutto ai processi e all’aspetto fenomenologico delle cose. Gli aspetti – soprattutto filosofici – di alcune eventi, sembrano affascinare questa giovane ragazza che fa dell’osservazione uno degli esercizi fondamentale della sua ricerca. Esempio ne sia il video “Incantesimo rivelatore”, che riprende un fuoco scoppiettante. Sin da subito ci si accorge che le fiamme sono avvolte da una leggere luminescenza. L’artista mi spiega che mentre riprendeva il fuoco, ha gettato dei coriandoli d’oro tra le fiamme. Potenziare una fonte già di per se luminosa corrobora l’idea suggerita dal titolo che la realtà e la sua rappresentazione è sempre più di ciò che sembra o appare. Gioca un ruolo fondamentale nella ricerca della Moccia l’immaginazione, la pre-visione, l’intuizione che le cose, gli eventi e i fenomeno nascondano e, dopo attenta osservazione, rivelano, sempre più delle apparenze, delle sembianze.

Due violini, scomposti e incastrati, sembrano piroettare su se stessi: materializzazione della musica, frame congelato dell’azione del danzare, frutto della semplice curiosità di scoprire cosa “c’è dentro” ad un violino, questa scultura ha delle assonanze formali con un’opera – capolavoro – “Sviluppo di una bottiglia nello spazio” di Boccioni. Alle intemperanze futuriste, la Moccia oppone il quasi maniacale desiderio di sapere come funzionano le cose, come si compongono come si sviluppano nello spazio e nel tempo. Cosa altro è se non questo desiderio di comprensione l’opera “Fogli di neve (2012-2015). L’artista ha collocato dei grandi fogli di carta all’aperto “registrando” il cadere della neve, che, sciogliendosi a contato con la carta, ha lasciato delle tracce. “Radiografie dell’invisibile” – come le ha definite Lorenzo Bruni -, queste impressioni raccontano dello scorrere inesorabile del tempo, ma anche di una sua rappresentazione pittorica paradossale.

Due opere, una a parete e una installata a pavimento, ruotano attorno alle idee di scrittura e calligrafia. Riprendendo il concetto di ‘scrittura automatica’ di lontana memoria, l’artista scrive disegnando o disegna scrivendo. Con un tratto morbido e fluido, scrive parole il cui significato sembra guidare sensibilmente la mano: conchiglia, sasso… aria, vento. Concetti basilari che stimolano emotivamente l’artista che, in questo lavoro dal suggestivo titolo “Un linguaggio Inaudito” (Frammento), 2014, somma significato e significante in modo indelebile e arbitrario. L’artista mi racconta che produce moltissime scritte di questo tipo, su grandi foglia di carta che spesso arrotola e poi installa senza dare la possibilità al visitatore di leggere la parole.

Segretezza e nascondimento sono anche le caratteristiche di un’altra opera presentata dall’artista: “Parabola” 2014. Moccia ha fatto installate sul tetto di un albergo poco lontano dalla galleria una vera e propria parabola dipinta con della vernice d’orata per carrozzeria. Oggetto “inutile”, la parabola, grazie alla sua non-funzionalità come trasmettitore, diventa – grazie al colore oro brillante – un riflettore di atmosfera. I colori del cielo e dei tramonti si riflettono in questo oggetto che ritorna a trasmettere non tanto informazioni ma “umori” ambientali.

Per quanto riguarda lo “spazio dedicato” alla collaborazione, dove Moccia ha “abbracciato” e condiviso le opere di amici artisti, la leggibilità del progetto si fa un po’ opaca. Mentre nella stanza dedicata all’artista, un filo contenutistico legava assieme le varie opere, in questa seconda stanza le opere sembrano vivere di vita propria mantenendo con la ricerca della Moccia esili legami. Penso alla scritta di Bros “Nuovi Linguaggi” (Sistema Aperto) o all’intervento “Solido Sonoro” fatto a quattro mani dall’artista con Claudio Corfone. Notevole l’immagine fotografica realizzata sempre dall’artista in collaborazione con Silvia Mariotti: un paesaggio lunare post-atomico che, nella sua oscurità, emana una strana e misteriosa bellezza.

Elena Bordignon

Rebecca Moccia,   PLAY,   2015 Serie Parole che sono quello che sono Violini Dimensioni variabili Foto,   Cosimo Filippini,   2015 Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

Rebecca Moccia, PLAY, 2015 Serie Parole che sono quello che sono Violini Dimensioni variabili Foto, Cosimo Filippini, 2015 Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

Rebecca Moccia,   Parabola,   2014 Parabola satellitare,   vernice per carrozzeria 150 x 140 cm Foto,   Cosimo Filippini,   2015 Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

Rebecca Moccia, Parabola, 2014 Parabola satellitare, vernice per carrozzeria 150 x 140 cm Foto, Cosimo Filippini, 2015 Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

Rebecca Moccia,   Un Linguaggio inaudito (Frammento),   2014 Serie Pennarello su carta Foto,   Cosimo Filippini,   2015,    Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca

Rebecca Moccia, Un Linguaggio inaudito (Frammento), 2014 Serie Pennarello su carta Foto, Cosimo Filippini, 2015, Courtesy l’artista e Galleria Massimodeluca