Mladen Miljanovic The Garden of Delights detail engraved drawing on granite 2013 photo Drago Vejnovic courtesy by artist

Mladen Miljanovic The Garden of Delights detail engraved drawing on granite 2013 photo Drago Vejnovic courtesy by artist

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Testo e intervista di Valentina Gervasoni

Uno shot di rakija in mano in attesa di cuocere i ?evap?i?i, il piatto forte della cena affinché possa esser servito ben caldo. Il chiacchiericcio degli ospiti della serata – che aspettano curiosi lo chef del mese e la fetta di Bosnia che ha scelto di portare in tavola – popola le stanze della residenza di The Blank facendo aumentare l’agitazione e l’emozione del nostro che confessa come discorsi e congratulazioni durante gli opening non fanno per lui. Mladen Miljanovic racconta di come preferisce nascondersi dietro a performance inaugurali. È stato così anche a giugno, alla Biennale di Venezia, durante l’inaugurazione del padiglione della Bosnia e Herzegovina The Garden of Delights dove, per circa due ore, si è nascosto sotto il peso dei desideri, ovvero dietro una lastra di granito, sperando che i più desistessero. Ma l’insolita “performance” ai fornelli si sta per concludere e la serata avere inizio.

The Blank Kitchen ospita nella città di Bergamo alcuni dei più interessanti artisti emergenti del panorama internazionale, facendoli entrare in relazione con gli appassionati d’arte e i curiosi attraverso uno strumento trasversale e unificante come quello del cibo e della cucina.

Un’intervista per conoscere meglio Mladen:

Valentina Gervasoni: Come ricordi la Bosnia Herzegovina di vent’anni fa?

Mladen Miljanovic: A quel tempo avevo 12 anni e da allora fino a oggi è stato un periodo molto turbolento e di difficili cambiamenti per la Bosnia Herzegovina e la sua società. Vent’anni fa, il periodo peggiore della guerra è coinciso con il periodo della mia infanzia, affrontato con tutte le difficoltà dell’andare alla scuola elementare, del perdere membri di mezza famiglia in guerra, del camminare otto chilometri in una direzione per arrivare a scuola e lavorare con mio nonno nei campi per sfamare tre famiglie. Ma, tutto sommato, quel periodo per me è ancora il migliore da cui attingere conoscenza e senso di responsabilità verso gli altri, per apprezzare i valori della vita e della famiglia. Questo è stato il punto più buio in tutta la storia della Bosnia Herzegovina di sempre, credo. Chris Jenks afferma che è la cultura che ci definisce dalla nostra stessa nascita, il che significa che il carattere specifico di una comunità forma ognuno di noi e come si cresce. Un modo per interpretare o estendere la sua idea è dire che non tutto è possibile in qualsiasi luogo e non tutto è possibile in qualsiasi momento. Così, il mio esser cresciuto durante la guerra si riflette chiaramente nella maggior parte dei miei primi lavori; tuttavia, queste opere mostrano una tendenza a sublimare i ricordi attraverso l’arte, nonostante la loro qualità riflessiva. Christa Wolf ha scritto nelle sue memorie che è più facile romanzare il passato piuttosto che ricordarlo, e considerando questo atteggiamento, le mie aspirazioni artistiche sono state quella di cercare, di partecipare alla creazione di una nuova realtà che non cancella il passato , ma piuttosto lo ricicla.

V.G.: Cosa ti ha dato la pratica dell’insegnamento più dell’esperienza artistica?

M.M.: L’aspetto didattico è qualcosa che gioca un ruolo molto importante non solo a livello artistico, ma anche nella mia vita. Posso dire che i migliori insegnanti sono quelli che al momento della didattica imparano a loro volta. Non molto tempo fa ero studente e ora con questi ricordi ancora freschi sto cercando di non creare distanza tra loro e me, siamo insieme nel creare uno spazio di lavoro sulle idee in cui mostro loro gli strumenti per svilupparle e realizzarle. È molto prezioso e responsabile poter guardare come i giovani studenti/artisti si sviluppano e come plasmano la scena dell’arte e della cultura nelle loro società.

V.G.: Quale opera d’arte avresti voluto realizzare?

M.M.:Non ho mai avuto pensieri in tale proposito ma se potessi scegliere artisti di cui mi sarebbe piaciuto avere la coscienza nella creazione di un lavoro sarebbero Marcel Duchamp e Joseph Beuys. Sarebbe interessante incrociare questi diversi approcci uno basato sul modo di avvicinarsi all’arte proprio dell’avanguardia che sposta i confini dell’arte verso nuove aree, e un altro esperto, consapevole della vita e della sua trasformazione in arte e viceversa .

V.G.: In che modo la storia sarà raccontata in futuro?

M.M.: Per immagini, questo è sicuro! In realtà, ogni immagine è fatta di storia già nel momento successivo alla sua creazione. Siamo testimoni di come oggigiorno la società stia mutando la quotidiana forma d’iscrizione dal testo all’immagine. Ciò significa che duecento anni fa il testo aveva il ruolo principe nel documentare la vita e ciò che chiamiamo zeitgeist (spirito del tempo), e che in quel momento le persone durante la lettura di testi immaginavano per immagini. Oggi leggiamo immagini che di continuo creano testo che è l’opposto a quanto accadeva prima. Ciò significa che oggi, e in futuro, la storia verrà raccontata da immagini e dal loro potere. La responsabilità dell’artista sta, infatti, nell’avere la legittimazione a usare quel potere; in realtà chiunque abbia il permesso di rivolgere/presentare immagini in pubblico detiene questo potere. Rappresentare le immagini pubblicamente significa affrontare il potere di qualcuno e formare un potere che poi è o potrebbe esser letto come un fatto storico.

V.G.: L’ arte apre conflitti?

M.M.: L’arte è il puro prodotto di un conflitto! L’arte è un prodotto formale del nostro conflitto interiore o il prodotto di conflitti del nostro immaginario interiore nel momento in cui si scontra con la realtà. Noi siamo i nostri peggiori nemici; quando vinciamo noi stessi, vinceremo la guerra. Questo tipo di atteggiamento può sembrare troppo brusco o può sembrare mutuato da un gergo politico, ma è indice della maturità spirituale e intellettuale di una persona. Il linguaggio dell’espressione artistica può essere una simulazione, ma ciò che appartiene a un’opera d’arte non è certamente un mondo inesistente perché l’arte è espressione della consapevolezza del mondo. È impossibile separare la consapevolezza della verità  dal mondo dall’arte; secondo Ješa Denegri  l’arte di oggi è l’impatto totale dell’arte del passato. Devo dire anche che chiudiamo un occhio sulla verità, e per la maggior parte, l’impegno artistico presente è un confronto con quest’ultima. Solo in questo modo possiamo prevenire la guerra: se sappiamo come fare la guerra attraverso l’arte. È possibile cambiare coscienza sociale su scala più ampia con l’aiuto dell’arte. Sfatiamo questo mito sull’arte. L’arte non esiste, è solo una scusa. Dovremmo iniziare la guerra delle idee in noi stessi: è così che vorrei affrontare la guerra dell’arte: portando la guerra fuori per essere tranquillo all’interno.

V.G.: E la cucina, con il suo essere insieme di varie influenze culturali, appiana i conflitti? A tal proposito, cosa pensi del progetto The Blank Kitchen?

Penso che questa idea di invitare gli artisti a cucinare per gli altri, possa sembrare non chiara o abituale per qualcuno che non vede la connessione tra cibo e cultura. In realtà, la base di entrambi gli elementi è l’agricoltura. In entrambi produrre significa prendersi cura di qualcosa e di qualcuno. Dall’altro lato c’è l’aspetto più importante di The Blank Kitchen: quello della socializzazione e del diffondere la conoscenza dell’arte attraverso il consumo di un cibo. Ricerche di psicologia elementare hanno dimostrato che le persone sono più emotivamente e intellettualmente aperte a ciò che le circonda e agli altri in momenti in cui stanno consumando del cibo. Perché aprire il nostro corpo nell’accettare del cibo equivale inconsciamente all’aprire le nostre emozioni e stati d’animo agli altri. Per questo motivo questo happening tra cibo e arte è un approccio unico e sono stato entusiasta di accettare questa esperienza. Dall’altro lato, le differenze manifestate attraverso la pratica artistica di artisti provenienti da diverse culture può essere visibile anche nel portare gli spettatori, in questo caso i consumatori, a una visione delle differenze proprie della cultura alimentare.

Mladen Miljanovic The Sweet Simphony of Absurdity 2013 photo Drago Vejnovic - courtesy by artist copia

Mladen Miljanovic The Sweet Simphony of Absurdity 2013 photo Drago Vejnovic – courtesy by artist copia

Interview with Mladen Miljanovic

V.G.:  How do you remind Bosnia and Herzegovina of 20 years ago?

M.M: At that time I had 12, and period from that time till now is one very turbulent and difficult period of changes for Bosnia and Herzegovina and its society. 20th years ago when was the worst period of war and period of my childhood which was faced with all its difficulties of going to the elementary school, lost of half family members in war, walking 8km to school in one direction and working with grandfather in agriculture to feed three families. All in all, that period for me is still period of getting knowledge and feeling of responsibility for others, appreciation of values of life and family. That was the most darkness spot in whole history of Bosnia and Herzegovina ever I think. Chris Jenks says it is culture that defines us from our very birth, which means the specific character of a community shapes each one of us as we grow up. One way to interpret or expand on his idea is to say that not everything is possible at any place and not everything is possible at any time. Thus, my growing up during the war is clearly reflected in most of my early works; nevertheless, these works show a tendency to sublimate memories through art, in spite of their reflective quality. Christa Wolf wrote in her memoirs that it is easier to fictionalise a past than to remember it, and in view of this attitude, my artistic aspirations have been to try and participate in the creation of a new reality which does not erase the past, but rather recycles it.

What has given you the teaching practice more than artistic experience?

The teaching aspect is something that play very important role not only in my art but as well in my life. I can say that best teachers are those who at time of teaching are being teached too. Not so long ago I was student and now with these fresh memories of that I’m trying to not to create distance between them and me, we are all together creating one space of labor of ideas in which I’m showing them tools how to develop and realize ideas. It’s very precious and responsible to watch young students/artists development and how they shaping art scene and culture in their own societies.

Whose piece of art do you wish you had created?

I never thought about that, but if I could choose artists whose consciences I would like to have and in creating work that would be Marcel Duchamp and Joseph Beuys. It would be interesting to intercross these to different approaches, one based on avangard way of approaching art and moving the borders of art in to the new areas, and other experienced one with awareness of life and its transformation to art and vice versa.

How will history be told in the future?

In pictures, that’s sure! Actually, any picture is fact of history already in the moment after their creation. Today we are witnessing that nowadays society is switching form of everyday life inscription from text to picture. That means, 200 years ago text had main role in documenting life and that what we call zeitgeist, and at that time people while reading texts where imagining pictures. Today we are reading pictures who in continuum are creating text and that is opposite of that how was before. That means today, and in the future history will be told by pictures, and there is her power. Artist responsibility today is in fact that he/she has legitimization of that to use power, actually anyone who has permission to address/present pictures publicly means having power. Representing pictures publicly means addressing power to someone and forming power which later is/could read as historical fact.

Does the art open conflicts? 

Art is pure product of conflict! Art is one formal product of our inner conflict, or its product of conflict of our inner imaginary world in moment of clash with reality. We are our greatest enemies; when we overcome ourselves, we will win the war. This kind of attitude may sound too sharp or it may sound like political jargon, but that is an indication of a person’s spiritual and intellectual maturity. The language of artistic expression may be a simulation, but what an artwork pertains to is most certainly not a non-existent world, because art is an expression of the awareness of the world. It is impossible to separate that awareness of the truth and of the world from art, according to Ješa Denegri: today’s art is the total impact of past art. I should also say that we turn a blind eye to the truth, and for the most part, today’s engaged art is confrontation with that truth. Only in this way we can prevent war: if we know how to make war with art. Let’s change social conscience on a broader scale by means of art. Let’s break this myth of art. Art doesn’t exist, it’s just an excuse. We should start the war of ideas in ourselves: that’s how I would like to approach the war of art, bringing war outside and being peaceful inside.

The cooking with its being set of different cultural influence, smooth out these one (conflicts)? For this reason, what do you think about the project The Blank Kitchen?

I think that this idea of inviting artists to cooking for others looks obscurely or common for someone who don’t see connection between food and culture. Actually the basis of those both is in one and that is agriculture. In both those to produce them means to care about something and about someone. From the other side there is more important aspect of “The Blank Kitchen” is aspect of socialization and spreading awareness of art trough consuming food. Researches on elementary psychology were shown that people are more emotionally and intellectually open to their surrounding and others in process when they are consuming food. Because, to open our body and accept food are unconsciously open our emotions and state of mind to others. From that reason this happening of food and art is one unique approach and I was trilled to accept this to experience. From the other side, differences manifested trough art of artists from different cultures are can be also visible in bringing to viewers in this case consumers an insight in difference’s also of food culture.

Mladen Miljanovic The Garden of Delights engraved drawing on granite 2013 photo Drago Vejnovic courtesy by artist

Mladen Miljanovic The Garden of Delights engraved drawing on granite 2013 photo Drago Vejnovic courtesy by artist