A Paz Entre os Animais,   Installation view,   BFA Boatos,    San Paulo Brazil 2014

A Paz Entre os Animais, Installation view, BFA Boatos, San Paulo Brazil 2014

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Marco Tagliafierro intervista Michele D’Aurizio in occasione dell’apertura del group show A Paz Entre os Animais da lui curato per BFA Boatos (San Paolo, Brasile)

Marco Tagliafierro: Qualche delucidazione a proposito del titolo?

Michele D’Aurizio: Il titolo fa riferimento al tema della concordia tra gli animali. È un tema che ricorre tanto nel Cristianesimo, quanto nell’Islamismo e nell’Induismo.

Nella Bibbia si legge: “Allora il lupo abiterà con l’agnello, la pantera si sederà vicino al capretto, vitello e leone pascoleranno insieme e sarà un bambino a custodirli. La mucca e l’orso diventeranno amici e i loro cuccioli riposeranno insieme. Il leone mangerà l’erba insieme al bue, il neonato giocherà nella tana della vipera e un bambino allungherà la mano nel rifugio del serpente.” (Isaia 11, 1-9) E similmente, nella vita dell’imperatore persiano Humayun: “Sotto la protezione [dell’Imperatore] il cervo dorme tranquillamente vicino alla pantera e i pesci trovano riposo senza paura vicino ai coccodrilli. I piccioni diventano amici dei falchi e i passeri cinguettano fiduciosi di fronte alle aquile. Sotto la sua amministrazione giusta il cervo cammina nella foresta insieme al maschio del leone, l’anatra racconta i suoi segreti a uno sparviero e la colomba racconta la sua storia al falco.” (Muhammad Khwandamir, Hum?y?n n?ma, 1533-34).

È un tema che mi ha permesso di pensare ironicamente al formato della mostra collettiva: uno scenario necessariamente statico e quanto più armonioso, nel quale tuttavia convergono energie di natura diversa, spesso contrastante.

Marco Tagliafierro: Quali parametri hai chiamato in causa per la selezione degli artisti partecipanti?

Michele D’Aurizio: Gli artisti presentati sono stati scelti perché le loro opere contribuissero a esasperare la complessità della mostra, al punto da compromettere l’armonia a cui accennavo sopra. In alcuni casi si tratta di artisti che lavorano con il collage o con l’assemblage, linguaggi che intrinsecamente portano a definire opere frammentarie, precarie, e ‘cacofoniche’. In altri, di artisti che impiegano un particolare mezzo della produzione artistica in maniera anticonvenzionale. In altri ancora di artisti che riflettono sui meccanismi di percezione dell’opera e provano a sovvertirli e re-inventarli. Sono artisti inoltre che appartengono a generazioni e nazionalità diverse, e che quindi in tutti i sensi ‘parlano’ lingue diverse.

La mostra infatti si fonda sull’assunto che la guerra si verifica laddove il linguaggio fallisce nel suo ruolo di mediazione. Di conseguenza forza la coesistenza di più ‘lingue’ perché l’armonia, la ‘pace’ che il display espositivo, per sua natura, persegue possa invece stimolare uno scenario di conflitto e caos.

MT: L’integrazione delle arti in “A paz entre os animais” si evolve nella tensione verso una sinestesia delle arti? Immagino veri e propri travasi da una all’altra fino a superare le separazioni codificate dai vari sistemi artistico-culturali. È così o il processo in questione resta in potenza?

MDA: La mostra funziona come un collage/assemblage, quindi volutamente alcune opere si ‘sovrappongono’ ad altre, o si ‘incastonano’ in altre, ecc. Tuttavia non c’è una tensione alla diluizione di un’opera nell’altra, o delle opere tutte nella mostra. Anzi, ogni lavoro conserva la propria intrinseca autonomia e complessità, che gli è dovuta proprio in virtù dello specifico linguaggio che indaga.

La mostra quindi non mette in discussione alcuna separazione di sistemi artistico-culturali, ma il formato di mostra stessa. In questo senso è un dispositivo in potenza perché pone interrogativi sull’effettiva consonanza tra quello che è il ‘progetto’ della mostra e quella che è la mostra stessa, ovvero il display di opere che si dà allo spettatore. Ho scelto per esempio di include sotto forma di ‘immagini’ anche lavori che non sono riuscito ad ottenere in prestito, ma che erano parte del mio progetto iniziale. E questo per condividere apertamente quanto le dinamiche dell’industria dell’arte spesso tarpano le ali ai nostri disegni… I fallimenti tuttavia possono essere riconvertiti in esperienze positive – quali, per esempio, il realizzare che il valore culturale di un’opera trascende il suo stato oggettuale.

MT: Qual’è il rischio per una sinopsia tra i linguaggi?

MDA: Credo nella specificità dei mezzi e dei linguaggi artistici, e nella separazione dei sistemi produttivi e distributivi delle varie discipline creative. L’interdisciplinarità è un concetto populista, che pensa a un’idea di spettatore in termini di quantità e non di qualità. Se ci si trova di fronte a un’opera ‘sonora’, che senso ha chiedersi se è ‘arte’ o ‘suono’? L’inclusione di uno stimolo sensoriale che non sia quello canonico della vista non aiuterà a rendere l’esperienza dell’arte più democratica; anzi, la promessa di un’erosione della specificità sensoriale dell’opera non può che renderne la fruizione più complessa e il messaggio pretestuoso.

 BFA /

Rua Joao Moura, 187 – Jardins

Sao Paulo – SP 05412-001, Brazil

A Paz Entre os Animais,   Installation view,   BFA Boatos,    San Paulo Brazil 2014

A Paz Entre os Animais, Installation view, BFA Boatos, San Paulo Brazil 2014

A Paz Entre os Animais,   Installation view,   BFA Boatos,    San Paulo Brazil 2014

A Paz Entre os Animais, Installation view, BFA Boatos, San Paulo Brazil 2014

A paz entre os animais

Daniel Faust, Rainer Ganahl, Marcello Grassmann, Bradley Kronz, Adriana Lara, Matthew Lutz-Kinoy, Emanuele Marcuccio, Paulo Nimer Pjota, Max Hooper Schneider, Sergei Tcherepnin, Erika Verzutti

Organized by Michele D’Aurizio

The group show “A paz entre os animais” lies on the assumption that war is what happens when language fails. The display attempts indeed at rethinking the exhibition as a scenario of dispute rather than dialogue, unsteadiness rather than systematization, deception rather than endorsement.

“A paz entre os animais” presents the work of eleven artists from different nationalities and generations: Daniel Faust (American, b. 1956), Rainer Ganahl (Austrian, b. 1961), Marcello Grassmann (Brazilian, 1925-2013), Bradley Kronz (American, b. 1986), Adriana Lara (Mexican, b. 1978), Matthew Lutz-Kinoy (American, b. 1984), Emanuele Marcuccio (Italian, b. 1987), Paulo Nimer Pjota (Brazilian, b. 1988), Max Hooper Schneider (American, b. 1982), Sergei Tcherepnin (American, b. 1981), and Erika Verzutti (Brazilian, b. 1971). For many of them a lifelong inquiry into a specific medium translates uncannily into artworks, which intimately tend towards anxiety, displacement, imbalance, and occasionally anger. They speak a plurality of languages and gathered together contribute to staging a scenario that recalls the compromised construction of the Tower of Babel.

Fragmented forms, torn pictures, clashing sounds (ref. “Unmonumental”, New Museum, New York, 2007-08) pack the exhibition. Additionally, perceptive mechanisms based on synesthesia stimulate misunderstandings and slippages of meaning. The recurring images of animals—or better, their charge of cuteness—are themselves intended to subdue the cacophony in the display: on the one hand, they stress an antithetical interpretation of the historical meaning tied to media such as collage and assemblage (ref. “L’art en guerre, France, 1938-1947”, Muse?e d’Art Moderne de la Ville de Paris, Paris, 2012-13); on the other, they suggest the dream of animals in harmony (ref. Isaiah 65:25: “The wolf and the lamb will feed together, and the lion will eat straw like the ox, and dust will be the serpent’s food.”)—the dream that every exhibition organizer has for a group show. Anyway, animals here echo also a bestiary, fierceness and instinctual behavior.

“A paz entre os animais” wants to be a spoiled mechanism: it wants to threaten its intrinsic stability and jeopardize its reception and so the role of its organizer (ref. Abel Ferrara, Dangerous Game (Snake Eyes), 1993.) Indeed, it highlights the clash between the exhibition project and the objecthood of the display; or better, between intellectual desire and the art industry logistics, dream and real shit.

Rua Joa?o Moura 187 , 05412-001 , Sa?o Paulo – Contato@bfa-sp.com – tel: +55 (11) 2985-2139