Installation view of “Matt Mullican: Organizing the World,  ” Haus der Kunst,   Munich,   2011 PHOTO CREDIT: Jens Weber,   Munich

Installation view of “Matt Mullican: Organizing the World, ” Haus der Kunst, Munich, 2011 PHOTO CREDIT: Jens Weber, Munich

The Meaning of Things, la mostra di Matt Mullican – ospitata allo Spazio Culturale Antonio Ratti (ex chiesa di San Francesco) fino al 6 settembre 2013 –  si incardina intorno a Untitled, set di quattro stendardi realizzato da Mullican per la sua mostra personale a Le Magasin di Grenoble (1990) e da allora esposto solo un’altra volta in ragione delle sue dimensioni (ogni stendardo misura quasi 14 metri di altezza per 7 di larghezza). Gli stendardi, che scandiranno nel senso della lunghezza la navata dell’ex chiesa di San Francesco, contengono un repertorio di figure stilizzate che tocca ogni aspetto del reale e dell’esperienza umana, dal più immediato al più astratto.

I simboli sono suddivisi in cinque aree di colore diverso: verde (gli elementi fisici), blu (il mondo in quanto dotazione di vita e di significato), giallo (le arti), nero (il linguaggio) e rosso (la soggettività). Il linguaggio visivo dei banner è estremamente immediato, simile a quello dei loghi commerciali, della segnaletica urbana o – paragone calzante, dato il contesto in cui l’opera viene esposta – dell’araldica. Al tempo stesso il significato dei simboli, e l’architettura del sistema che li comprende, richiedono allo spettatore la conoscenza del codice soggettivo elaborato dall’artista.

Come Mullican non si stanca di ripetere, la sua complessa cosmologia è in realtà una meta-cosmologia, una riflessione artistica sul modo in cui costruiamo collettivamente un’immagine del reale: «La mia cosmologia è un modello di cosmologia; non è una cosmologia. Una cosmologia non è un fenomeno formale, ma sociale; è una struttura di convinzioni, una struttura di valori condivisi». Una struttura come quella del Cristianesimo, ad esempio, che ha determinato la forma dell’edificio in cui avrà luogo la mostra.

Fra uno stendardo e l’altro troveranno posto tavoli allestiti con stampe e vetrine-scultura che offriranno allo spettatore ulteriori chiavi di accesso al complesso “sistema di sistemi” inventato dall’artista. Completeranno la mostra una serie di nuovi schemi cosmologici disegnati su carta e quattro video: due girati da “That Person”, l’alter ego dell’artista sotto ipnosi, e due animazioni digitali che illustrano una sorta di città ideale concepita da Mullican a partire dalla sua cosmologia, o, per dirla con le sue parole, «a chart as a city».

Crystal Z. Campbell,   installation view of Corso Aperto,   Fondazione Antonio Ratti,   Como,   2013 Photo: Luca Bianco

Crystal Z. Campbell, installation view of Corso Aperto, Fondazione Antonio Ratti, Como, 2013 Photo: Luca Bianco

Meaning of Things è il titolo scelto da Matt Mullican, l’artista invitato, per la XIX edizione dello CSAV – Artists Research Laboratory della Fondazione Antonio Ratti, che si terrà dal 5 al 29 luglio 2013.

Il laboratorio, diretto dal 1995 da Annie Ratti, è curato quest’anno da Simone Menegoi, con il coordinamento di Anna Castelli e si è tenuto a Como presso la sede della Fondazione Antonio Ratti a Villa Sucota.

Durante il laboratorio, Mullican ha discusso dell’interpretazione emotiva delle immagini e dei segni, quella capacità che ha l’immagine di afferrare la nostra coscienza e creare un’esperienza. L’indagine del rapporto esistente tra percezione e realtà, tra capacità di vedere e quella di rappresentare, si è svolta assieme ad altre tematiche fondamentali nell’opera di Matt Mullican, quali la natura dell’esperienza teatrale, la sua capacità di trasformare stati emotivi estremi, e il fenomeno della trance, nucleo fondamentale delle performance di Mullican.

Una giuria composta da Annie Ratti (Direttore CSAV), Simone Menegoi (Curatore CSAV) e Alessandro Rabottini (Curatore indipendente, Londra) ha selezionato 15 giovani artisti tra oltre 450 candidature. I partecipanti alla XIX edizione sono: Riccardo Beretta (Italia), Crystal Z Campbell (USA), Luca De Leva (Italia), Iris Dittler (Austria), Fredrik Enges (Finlandia), Sara Enrico (Italia), Patricia Fernandez (Spagna), Tony Fiorentino (Italia), Kira Freije (UK), Thomas Lee-Steere (Australia), Daniele Maffeis (Italia), Bridget Moser (Canada), Georgia Wall (USA).

Kira Freije,   installation view of Corso Aperto,   Fondazione Antonio Ratti,   Como,   2013 Photo: Luca Bianco

Kira Freije, installation view of Corso Aperto, Fondazione Antonio Ratti, Como, 2013 Photo: Luca Bianco