Maura_Zauli,   studio per Abstract Flora #2,   2013

Maura_Zauli, studio per Abstract Flora #2, 2013

Inaugura oggi, sabato 14 settembre al Museo Carlo Zauli  la mostra di  Maura Biava curata da   Marco Tagliafierro (fino al  28/09/13). Dopo l’  inaugurazione dell’installazione, alle 18?  Maura Biava sarà in conversazione con Marco Tagliafierro, Matteo Zauli ed Elena Hamerski.

Alcune domande all’artista

ATP: La mostra è introdotta da una formula matematica. Con Marco Tagliaferro avete deciso per una premessa dove si cita la fisica quantistica. Mi spieghi la curiosa relazione tra questa complessa materia e la tua mostra ospitata al Museo Carlo Zauli?

Maura Biava: La fisica quantistica ci fa capire che tutte le varie cose dell’universo sono interconnesse e che alla base di questa interconnessione c’è l’informazione, un principio che va sotto il nome di enteglement. Alla base dell’universo e della vita dunque oltre alla materia e all’energia ci sarebbe un’informazione precisa. La forma più precisa di informazione è racchiusa in formule matematiche. Esse condensano l’informazione in modo preciso. Con il mio lavoro utilizzo formule matematiche che illustrano le figure piane, che o uso in combinazione creando delle figure tridimensionali oppure estraggo da forme tridimensionali già esistenti, come nel caso del lavoro che esporrò presso il Museo Zauli.

ATP: Tagliafierro, nell’approfondito testo che introduce il tuo lavoro, parla di ‘ellissoidi-angurie’. Cosa sono?

M.B.: L’ellissoide e’ una formula matematica, che Tagliafierro ed io abbiamo scelto di usare come titolo, che genera la forma che hanno le angurie o cocomeri come li chiamano a Faenza.

ATP: Mi racconti brevemente cosa esponi in questa particolare occasione?

M.B.: L’istallazione di 14 angurie ceramiche realizzata con l’aiuto di Aida Bertozzi, un video dove utilizzo il blu del fondo marino come lavagna per disegnare con il latte delle figure matematiche piane, e due foto anche quelle scattate sott’acqua.

ATP: Hai lavorato in stretto contatto con la ceramista Aida Bertozzi. Quali scoperte hai fatto lavorando con questa professionista?

M.B.: Si tratta di molti accorgimenti tecnici e segreti del mestiere che sono anche complessi da descrivere. Devo confessare di aver imparato di più lavorando affianco ad Aida Bertozzi che presso L’European Ceramic Work Center ora anche conosciuto come Sunday Morning.

ATP: Vista a tua recente esperienza in un laboratorio di ceramica, pensi che il mondo artigianale sia molto lontano dal quello dell’arte contemporanea?

M.B.: Aida Bertozzi ha lavorato a contatto con artisti di fama internazionale e il laboratorio di ceramica del Museo Zauli e tutt’altro che vicino ad un laboratorio artigianale di provincia. Dunque non ho avuto la sensazione di trovarmi lontana dal mondo dell’arte contemporanea tutt’altro.

work in progress Maura Biava al Museo Carlo Zauli,   Faenza 2013

work in progress Maura Biava al Museo Carlo Zauli, Faenza 2013

L’introduzione del curatore Marco Tagliafierro

Premessa

Le recenti scoperte della fisica quantistica rivelano una realtà dell’universo sorprendente. Da esse emerge che l’universo non è solo costituito da materia ed energia, ma soprattutto da informazione. Questa informazione, come rilevato dalla scoperta dell’entaglement, connette tutte le cose e si trasmette anche a distanze intergalattiche in modo istantaneo. Essa costituisce un campo informazionale, definito in epoche antiche dalla cultura indiana “Campo Akashico”: tale concetto di campo è utilizzato ora in fisica quantistica e da famosi filosofi della scienza, quali Ervin Laszlo (Budapest, 1932), il quale sull’argomento ha scritto molti libri. Laszlo sostiene che tale campo in determinate situazioni informa gli individui che sono disposti e sensibili a recepirlo, fornendo loro delle intuizioni che li pongono in sintonia ed armonia con l’ambiente con cui vengono in contatto. Si tratta della sincronicità di cui parlava Jung, per cui le informazioni che caratterizzano un determinato ambiente, non avvertibili dalla maggior parte delle persone, vengono invece percepite da individui particolarmente sensibili che le raccolgono e si mettono in sintonia con esse. E’ ciò che è successo a Maura Biava (Reggio Emilia, 1970) a Faenza quando ha concepito l’installazione ora in mostra.

Scrive Marco Tagliafierro, curatore della mostra:

L’ellisse di rotazione o ellissoide è una superfice ottenuta facendo ruotare un’ellisse intorno a un suo asse. L’ellissoide è l’unica superfice quadrica (ovvero una superficie corrispondente al luogo dei punti dello spazio le cui coordinate cartesiane soddisfano un’equazione di secondo grado) caratterizzata da una superfice chiusa e dal fatto che una qualsiasi sezione piana dell’ellisse è ancora un’ellisse. Un segno contenuto nel suo stesso segno, esso è principio immanente; attraverso la mediazione dell’artista il segno in questione risuona nel sensibile. Il ricorso dell’artista alla matematica rende il suo lavoro una mascheratura razionalizzata dell’emotivo? No, anzi, la bellezza di una formula matematica, a prescindere dalla sua traducibilità in senso plastico mira a sollecitare la capacità di sentire una nuova intelligenza emotiva. Maura Biava cerca la vitalità sensibile della forma e ne dilata la pelle nello spazio. La forma agisce sui sentimenti tramite la strada diretta della percezione sensitiva e così influenza il nostro stato biologico. Uno spazio vitale pienamente fiducioso nella propria intelligenza emotiva. Così la sua geometria esatta è, per lei, un mezzo di analisi psicologica e comportamentale. Applica i principi della logica formale e le leggi matematiche, in particolare quelle relative ai procedimenti metodologici. Ma, pur nella fermezza della tensione per le scienze, Maura Biava non è una fanatica ne una mistica intransigente. La sua arte si mantiene umanistica. Una splendida spirale è per esempio uno dei risultati della traduzione di formule matematiche ibridate in identità plastiche che ha caratterizzato il suo percorso di ricerca. Non parlerei di psicologia della forma ma di fenomenologia della visione. L’opera agisce sull’apparato psicofisico percettivo e non solo sul piano psicologico e culturale dello spettatore. La sua operazione intende implicare significati simbolici ma al tempo stesso darsi come dato immediato della percezione; così riesce a consentire sia una percezione intellettiva sia una percezione emotiva, c’è un interscambio tra i dati matematici (che si danno come modello) e la pura emotività di queste forme geometriche elementari che corrispondono alla regolarità delle forme del mondo organico.

Descrizione del progetto:

Una forma ideale, in via di definizione, si riconosce in un segno esistente in natura. L’ellissoide espresso da Maura Biava, grazie al confronto e alla cooperazione con la ceramista Aida Bertozzi, significa la traduzione su un piano tangibile dell’idea vissuta dalla Biava. L’artista riscontra nella dimensione sensibile ciò che esperisce su un piano ideale. L’ellissoide si scopre anguria. L’artista è tramite tra l’idea ed il segno contingente. Non a caso la specie di anguria più diffusa tra quelle commestibili si chiama “ Anguria di Faenza”.

Come si presenta la mostra:

“Abstract Fauna #2” ellissoidi-angurie sono disposte sul pavimento di quella stanza del laboratorio Zauli che ospitò e tuttora conserva i forni che contribuirono al manifestarsi del genio di Carlo Zauli. Queste forme sono adagiate su sopporti in cotone reciclato intrecciato a mano. Alle pareti, come sfondamenti verso dimensioni spazio temporali altre, sono collocate altre immagini, sia statiche, sia in movimento, che contestualizzano questo ultimo lavoro di Maura Biava e lo raccordano ancor più saldamente ai motivi costituenti la poetica della Biava.