Cantina argille Foto Andrea Santucci

Cantina argille Foto Andrea Santucci

A Faenza, città della ceramica per eccellenza, c’è un luogo speciale che si chiama Museo Carlo Zauli. Questo luogo è stato realizzato dodici anni fa da Matteo Zauli, figlio dell’artista da cui il museo prende il nome, così come Carlo Zauli voleva. Il MCZ non si limita ad essere una raccolta di opere di Zauli ma vive e si anima costantemente attraverso residenze d’artista che consentono ai partecipanti di accostarsi per la prima volta all’alchimia pura della ceramica, workshop, mostre, concerti, convegni. Un vero e proprio polo di attrazione culturale per il territorio ma non solo. Matteo Zauli ci ha raccontato com’è nato questo sogno e i prossimi che verranno.

Federica Tattoli ha incontrato per ATpdiary Matteo Zauli

Federica Tattoli: Com’è nata l’idea di questo particolarissimo museo?

Matteo Zauli: L’idea nasce da una visione dello stesso Carlo Zauli, il quale alla fine degli anni Ottanta aveva già predisposto una parte del proprio studio-bottega quale futuro centro conferenze sulla ceramica contemporanea. L’idea, non concretizzatasi per effetto della malattia che lo colpì a partire proprio da quegli anni, fu lo spunto per realizzare il nostro progetto nel 2002. La proposta da parte della città di Faenza di realizzare un omaggio all’artista appena scomparso, fu vista da noi, come la scintilla per trasformare il suo atelier in un museo che raccontasse la storia di un artista e che fosse aperto alle sperimentazioni dell’arte contemporanea, coerentemente con il mio percorso professionale. Volevamo, insomma, rendere il luogo dedicato ad un artista scomparso un luogo vivo, pieno di relazioni, di spunti culturali che, ruotando attorno al lavoro di mio padre e a questo luogo, pulsasse di attualità e di sperimentazione. Oltre che a me, anche a lui sarebbe piaciuto così!

FT: Puoi raccontarmi brevemente il percorso di Carlo Zauli, tuo padre, artista della ceramica a cui il museo è dedicato?

MZ: Dopo avere studiato ceramica nell’istituto della nostra città, mio padre aveva rilevato insieme a tre compagni di scuola una storica bottega, nel 1949, la stessa che oggi è diventata il nostro museo. Da una produzione puramente artigianale, poi, era passato nell’arco di una decina d’anni a realizzare grandi opere in dialogo con l’architettura (pensiamo al grande rilievo per la reggia di Baghdad, nel 1958) e ad avvicinarsi alla scultura vera e propria. Negli anni sessanta, poi, questa evoluzione si completò definitivamente, e mio padre giunse a quel linguaggio espressivo che gli ha valso fama internazionale, in stretto dialogo con la Natura e con quella terra che è il materiale stesso del proprio lavoro. Terra, dunque, sia base tecnica della propria ricerca che centro di ispirazione del proprio modo di essere artista. La terra, il vaso, le forme geometriche primarie: tutti elementi arcaici ed essenziali che, ripensati continuamente, stanno alla base della  sua scultura. La sua continua ricerca e voglia di sperimentare e la sua grande attitudine ad invitare tutti i suoi ospiti a pranzo a casa nostra, sono state per me le esperienze formative più importanti. Una specie di “home school” davvero impagabile.

FT: Le attività che animano il Museo Carlo Zauli sono molteplici, me ne sottolinei alcune tra le più riuscite dalla fondazione ad ora, e tra quelle che si ripetono con costanza?

MZ: Senz’altro il nostro progetto di Residenza d’Artista è quello che ha caratterizzato maggiormente la nostra esistenza e che, proprio partendo da alcuni principi intellettuali cari a Matteo Zauli – la continua attenzione alla contemporaneità, la sperimentazione sul materiale – ha animato la nostra vita museale donandole la vivacità del dibattito culturale. Grazie a questo progetto, noi e la nostra città abbiamo incontrato artisti che difficilmente sarebbero transitati di qui, arricchendoci di esperienze veramente uniche. Da Sislej Xhafa ad Alberto Garutti, da Daniel Silver a Eva Marisaldi e Piero Golia, solo per citarne alcuni.

Oltre al progetto di Residenza, vorrei citare la grande retrospettiva giapponese dedicata all’opera di Zauli nel 2007-2008, che ci ha impegnato per quattro anni e rappresenta il più grande omaggio mai dedicato ad un artista italiano dal paese nipponico; i progetti più piccoli ma molto significativi per noi, come  i temporary store con Freitag e Marsèll, un piccolo festival di musica contemporanea realizzato tra il 2004 e il 2009 e il Fab Lab che in questo momento ospitiamo e che ci permette di sperimentare tecniche ceramiche di grande avanguardia.

FT: Qual’è il vostro rapporto con il territorio?

MZ: Senz’altro molto positivo ed intenso, anche se non sempre facile. Faenza è una città molto evoluta culturalmente, ma è pur sempre un piccolo centro di meno di 60.000 abitanti. In ogni istituzione al mondo, è sul proprio territorio che si trovano gran parte delle risorse per la propria esistenza, e noi non facciamo eccezione. Ma a volte non è semplice per noi far capire il senso del nostro lavoro. C’è da dire che cerchiamo di rafforzare il legame con il territorio con molti eventi mirati espressamente a creare affinità culturali e direi quasi affettive con parti diverse della nostra città.

FT: Faenza e il Museo sono legati a doppio filo alla ceramica, nella vostra residenza ospitate invece artisti che con la ceramica non lavorano e che, possibilmente, non siano del territorio. Un doppio cortocircuito, mi racconti a cosa porta? Come reagiscono gli artisti e come la città?

MZ: A Faenza ci sono una cinquantina di ceramisti, oltre al più importante museo al mondo del settore. Ma, come dicevo prima, è pur sempre una città di provincia, e non possiamo pretendere che di qui passino le vibrazioni dell’arte contemporanea più attuale. La storia dei grandi artisti –  anche quelli della ceramica ! – ci insegna che esprimersi nella contemporaneità è fondamentale per il successo della propria ricerca. Noi invitiamo artisti di cui apprezziamo il pensiero e che hanno un forte desiderio di sperimentare per la prima volta la ceramica nella speranza che ci facciano vedere il nostro amato materiale da un punto di vista diverso ed inedito, giungendo ad esiti che un ceramista di formazione non avrebbe immaginato. Ci è capitato in questo modo di produrre opere originalissime nel panorama ceramico e di inventare anche tecniche nuove. Naturalmente a volte questo scatena polemiche anche aspre, che io considero sempre un ottimo segnale.

FT: Fondamentale è il rapporto che si viene a creare tra ceramista ed artista, anche questo è una sorta di alchimia come per la materia che si va a lavorare. La vostra ceramista, Aida, è un personaggio straordinario, puoi raccontarmi in breve di lei e di come si relaziona con gli artisti?

MZ: Il nostro programma di residenza è un progetto fondamentalmente didattico. Didattico per gli studenti d’arte degli istituti del territorio e non solo, che ogni volta vengono coinvolti nei progetti ed approfondiscono sul campo il pensiero e l’opera di un artista contemporaneo; didattico per l’artista invitato in residenza, che conosce ed approfondisce le tecniche di realizzazione di un’opera in ceramica dalla nostra ceramista, Aida Bertozzi, che è una specie di enciclopedia vivente della tecnica ceramica. Ho visto Aida realizzare praticamente da sola sia opere monumentali che minuscole, affrontando difficoltà di tipo diversissimo. Spesso il dialogo artista-artigiano non è facile, perché l’artista spesso propone cose tecnicamente poco plausibili. A quel punto se l’artigiano non ha capacità inventiva la collaborazione è già al capolinea. Aida, invece, appartiene a quella ristretta cerchia di maestri artigiani disponibili a ripensare i propri dogmi ogni volta, e qui sta la propria preziosità per il nostro progetto. Oltre al proprio impatto relazionale: ci troviamo davanti in tutto e per tutto ad una vera e propria “azdora romagnola”, solare e coinvolgente.

FT: Ultimamente ho visto molti artisti accostarsi a questo meraviglioso materiale, l’hai riscontrato anche tu, come mai secondo te? Pensi che il lavoro che avete avviato con il MCZ abbia una perte in questo rinnovato interesse?

MZ: Devo dire che questo interesse ha stupito anche me, nei primi tempi. Difficile trovare un artista che non provi fascino per questo materiale e che non abbia voglia di sperimentarlo. Non mi è chiarissimo il motivo, ma vorrei indicare alcuni indizi: l’apprezzamento che negli ultimi dieci anni ho visto crescere moltissimo per le ceramiche di Lucio Fontana e le terracotte di Arturo Martini; il grande lavoro compiuto dalla Bottega Gatti di Faenza al servizio di artisti quali Luigi Ontani e Mimmo Paladino; soprattutto il rinnovato interesse di artisti con un approccio concettuale alle pratiche realizzative di un’opera e ai materiali classici; e spero anche la nostra esperienza, naturalmente!

FT: Quali progetti avete per il futuro prossimo e per quello remoto?

MZ: Diciamo subito che per nostra scelta il nostro futuro è sempre un po’ misterioso: a noi capita spesso di ideare e realizzare progetti inimmaginabili fino a pochissimo tempo prima, in barba a tutte le teorie sulla programmazione museale. Possiamo permetterci di concedere qualcosa all’estro del momento perché siamo piccoli e dunque estremamente snelli e perché moltissimi progetti, anche di grande soddisfazione, sono a budget ridottissimo.

Chiarita questa scelta imprenditoriale, ti rispondo che  per quanto riguarda il futuro prossimo abbiamo alcuni progetti riconducibili a rendere sempre di più il Museo Carlo Zauli un luogo didattico e formativo in due ambiti: quello della sperimentazione ceramica, attraverso i progetti di residenza e alcuni workshop sul tema, e quello del management culturale, che ci appassiona molto non solo come prospettiva professionale ma anche come strumento culturale ed economico per il nostro Paese. Vorremo diventare un laboratorio, non solo legato alla nostra città, nel quale sperimentare nuovi progetti per gestire il nostro straordinario e in gran parte ignorato patrimonio nazionale. Ah, poi quasi dimenticavo un progetto piuttosto importante e assolutamente non scontato per noi: continuare ad esistere…

Sala Vasi Bianchi MCZ

Sala Vasi Bianchi MCZ

Residenza Alberto Garutti 2006

Residenza Alberto Garutti 2006

Museo Carlo Zauli 05. 2002.10

Museo Carlo Zauli 05. 2002.10

Temporary Store Marsell,   Museo Carlo Zauli,   Faenza

Temporary Store Marsell, Museo Carlo Zauli, Faenza