Alberto Garutti,   Quarantanni d'artecontemporanea Massimo Minini 1973-2013,   Triennale di Milano

Alberto Garutti, Quarantanni d’artecontemporanea Massimo Minini 1973-2013, Triennale di Milano

E’ inaugurata ieri alla Triennale di Milano la mostra che festeggia i quarant’anni di attività della Galleria di Massimo Minini: Quarantanni d’artecontemporanea Massimo Minini 1973-2013. In conferenza stampa, prima di Massimo Minini, ha preso la parola il nuovo direttore del dipartimento artistico della Triennale (un emozionato) Edoardo Bonaspetti che ha raccontato brevemente il progetto espositivo. Bonaspetti ha raccontato di come questa è mostra-omaggio a uno dei più importanti galleristi in Italia. Un omaggio ma soprattutto un contributo e un riconoscimento alla sua lunga carriera di gallerista che ha sperimentato e tessuto forti relazioni con i tanti artisti con cui ha lavorato. Una figura che per molti versi ha contribuito alla valorizzare il talento di tantissimi artisti, sia italiani che stranieri. Ha continuato dicendo che non è una mostra che segue un filo cronologico, né tematico.

Dopo il breve intervento di Edoardo, il microfono passa a Massimo Minini che da subito ringrazia la Triennale di Milano per avergli dato l’opportunità di pensare una mostra. “Considero la Triennale un luogo mitico a Milano, uno spazio importante dove l’arte e l’architettura si sono incontrati con esiti molto fortunati. Ritengo che molta parte della bellezza delle città italiane sia dovuta all’incontro perfetto tra arte e architettura. Qunado queste due discipline sin sono slegate, le città hanno cominciato ad abbruttirsi. (…) Queste mostra che la Triennale ospita, non è ‘nulla di epocale’, in alcuni punti ho anche tentato, a modo mio, di dimostrare quanto sia positivo l’incontro tra architettura e arte. In molti casi vanno piacevolmente a braccetto. (…)

Questa mostra è nata in realtà dopo la stampa di un libro che ho pensato per festeggiare i 40 di attività della galleria. E’ nato grazie anche alla collaborazione con un editore che ammiro moltissimo, Amedeo Martegani di A+M Bookstore. Tempo fa Amedeo ha dato alle un libro che mi piacque moltissimo, quello dedicato al materiale inedito di Alighiero Boetti. Volevo un libro simile come formato e grafica. Ho iniziato a dargli un 100 di documenti del mio archivio, per iniziare e, piano piano, il libro è diventato di quasi 500 pagine.  Ho mostrato ai curatori della Triennale e sono sbiancati o arrossiti (dipende….), poi, dopo pochi mesi mi hanno proposto di fare una mostra e, a quel punto sono sbiancato io.  Pensavo volessero una mostra legata all’architettura, in realtà volevano una mia mostra, una mostra sulla mia attività di gallerista. Visto il luogo, ho pensato di esporre dei lavoro dove, più di altre, ci fosse un forte nesso con l’architettura. Penso all’opera di Dan Graham, di Peter Halley ma lo stesso Alberto Garutti. Molti lavori di questi artisti hanno uno stretto nesso con l’architettura. (…)

Mi piacer rispondere che le opere che ci sono in mostra sono quelle invendute, quelle troppo grandi e ingombranti perché un collezionista le possa tenere in casa. In parte è anche vero. Basti pensare alla grande tela esposta di Jan Fabre, mai venduta perché troppo grande e che mi ha sempre seguito. E’ un’opera che apre la mostra in Treinnale e, per molti versi, è da considerare la sintesi di tutta l’esposizione. (…) Sono molto contento di inaugurare la mia mostra assieme a quella di Pietro Fornasetti. La sua mostra, piena di oggetti tanto da non lasciare nessuno spazio vuoto – horror vacui -, mentre nella mia, come tanta parte delle mostre di arte contemporanea, è dominata dal vuoto. E’ importante tanto quanto il pieno. Penso all’opera di Paolini, ‘Mimesi’ dove ci sono due calchi in gessi di sculture che si guardano. L’importanza dell’opera sta nella traiettoria del loro sguardo, nello spazio vuoto tra i due calchi. (…) Tempo fa ho proposto un progetto per Art Basel Miami. Nella loro lettera di risposta, mi hanno invece chiesto di scrivere dei ‘pizzini’. Sono diventato, nel tempo, quello dei ‘pizzini’. Hanno sottolineato che sono un artista bresciano, sottintendendo che non provendo da Londra, New York o Parigi. Sono fiero di essere di Brescia, è una città che è al terzo posto in Italia per crescita del PIL. I bresciani sono tipi tosti, quando abbassano la gobba… (per dire gran lavoratori!) (…)

Sono contento, ancora, perché Milano dimostra che ha molti spazi con la Triennale da dedicare all’arte: Palazzo Reale, Museo del 900, PAC… (…) Per tornare alla lettera che ho ricevuto da Art Basel Miami, scrivono che sono conosciuto per diverse ragioni: per longevità della galleria (40 anni, ma devo divre che ci sono delle gallerie che hanno alle spalle molti più anni di me); per la mia collocazione fuori dai classici circuiti, ossia perché ho base a Brescia (che per molti versi da difetto è diventata una gran virtù visto che, per citare Giulio Cesare, è meglio essere i primi in un paesino di montagna che ultimi in una grande città); sono conosciuto per le mie strette e forti relazioni con gli artisti e, non ultimo per i famosi ‘pizzini’.”

Ci sono stati degli elogi da parte di alcuni artisti presenti –  Nino Migliori e Jan De Cock – e da alcune persone del pubblico.

Come chiosa, Minini: ”Dedico questa mostra a Gabriele Basilico, perché è stato un grande fotografo di architettura e questo mi sembrava il luogo più adatto per fargli questa dedica.”

Tanto il pubblico ad applaudire, molti gli artisti e gli amici di Minini.

Nelle due grandi  sale dove si sviluppa la mostra, grande opere come quella di Nedko Solakov, di Jan Fabre, le grandi tele di Vanessa Beecroft, sono intervallate da lavoro molti piccoli, penso alla foto di Luigi Ontani o alle delicate ‘smorfie’ di Stefano Arienti.  Totem di Kapoor, le bandiere effimere della Marisaldi, i manifesti colorati di Alberto Garutti, l’evanescente struttura di Dan Graham, le coloratissime vetrate di Daniel Buren. Una stanza quasi totalmente dedicata a Piero Gilardi; le scale ‘spettacolari’ di Monica Bonvicini a pendant di un’opera (poco conosciuta) di Pistoletto. Tantissime le fotografie  di Claudio Abate, Rogen Ballen, Gabriele Basilico, Elisabetta Catalano, Mario Dondero, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Gioli, Mimmo Jodice, Ugo Mulas…

Chiude la mostra una gallerie di ritratti di Minini: alcuni simpatici, altri molto ‘artistici’ altri ancora molto toccanto come quello che lo ritrae assieme ad Alighieri Boetti nel 1980.

Molto bello il libro lodato da Minini ed edito da Amedeo Martegani A+M Bookstore: una sorta di ‘zibaldone’  di lettere scritte a mano, testi dattilografati, brevi note, immagini, documenti, lettere. L’incipit

 “Chi si mette a scrivere, cioè lo scrittore, in genere è proprio

qualcuno che vorrebbe leggere il libro che sta scrivendo.

E’ cioè uno che dice a se stesso: ‘Che bello se ci fosse già un

Libro così!’.

E nel momento in cui lo pensa, lo scrive”

Italo Calvino, Cercavo un libro da leggere… (1979)

Primo documento: un lettera di Giancarlo Politi che gli dice che la loro collaborazione (allora, nel 1973, Massimo Minini lavorava per Flash Art) deve terminare. In pratica lo licenzia perché Massimo non si dedicava 100% alla rivista in quanto “diviso tra  l’attività di tuo padre e la compra vendita dei quadri. Così non era possibile continuare…” Da questo licenziamento, è iniziata la sua grande avventura…

Veduta della mostra,   Quarantanni d'artecontemporanea Massimo Minini 1973-2013,   Triennale di Milano foto © Francesca Verga

Veduta della mostra, Quarantanni d’artecontemporanea Massimo Minini 1973-2013, Triennale di Milano foto © Francesca Verga

Nedko Solakov,   Quarantanni d'artecontemporanea Massimo Minini 1973-2013,   Triennale di Milano foto © Francesca Verga

Nedko Solakov, Quarantanni d’artecontemporanea Massimo Minini 1973-2013, Triennale di Milano foto © Francesca Verga

Quarantanni d'artecontemporanea Massimo Minini 1973-2013,   Triennale di Milano

Quarantanni d’artecontemporanea Massimo Minini 1973-2013, Triennale di Milano