Marie Lund - Attitudes & Volunteers - Museo Marino Marini - Ph Dario Lasagni

Marie Lund – Attitudes & Volunteers – Museo Marino Marini – Ph Dario Lasagni

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E’ allestita negli spazi del Marino Marino di Firenze, Drums, la prima personale in uno spazio museale dell’artista danese Marie Lund.  Curata da Cecilia Canziani e Trine Friis Sørensen, la mostra raccoglie tre nuove serie di opere sculoree installate in stretto dialogo con lo spazio.

ATPdiary ha poste alcune domande alle curatrice per capire la genesi delle opere di Marie Lund.

ATP: Come descrivereste la particolare pratica scultorea dell’artista Marie Lund?

Cecilia Canziani / Trine Friis Sørensen: Il lavoro di Marie Lund può essere considerato  un’indagine sulla potenzialità e i limiti della scultura come oggetto. Marie Lund la riflette sulla scultura considerandone la sua realtà materiale, attraverso un’attenzione alla superficie, come luogo in cui si materializza la forma, e  al vuoto – considerato come uno spazio in negativo, che la modella. Questo è particolarmente evidente nella sua mostra al Museo Marino Marini, che include tre nuove serie di sculture, tutte realizzate attraverso il processo di fusione. La fusione, naturalmente, è determinata da uno stampo, riflette cioè un altro oggetto da cui la scultura prende la sua forma. Proprio questo rapporto tra negativo e positivo, tra una superficie e un volume, è fondamentale per la pratica di Marie.

Le sue opere sono spesso sospese tra astrazione e figurazione – in alcuni casi si ha l’impressione che l’artista si sia fermata un attimo prima di arrivare a una figura, o che l’opera sia stata erosa e i suoi tratti cancellati. Le opere presentate in ‘Drums’ solidificano vuoti e diventano forme e superfici: sono l’interno delle gambe dei pantaloni, il retro e l’interno delle sculture in gesso e gli imballi in polistirolo che proteggono gli oggetti di consumo. Le opere modellate da questi oggetti conservano  una certa referenzialità con lo stampo – riconosciamo le cuciture dei pantaloni e il contorno di un volto – ma non possiamo parlare di   figurazione.

ATP: L’artista lavora la materia ‘in negativo’. Concepisce il vuoto come parte integrante (se non fondamentale) per la realizzazione delle sue sculture. Cosa vi affascina di questa sua modalità nel trattare la materia?

C.C. / T.F.S.: Affrontando il vuoto – lo spazio negativo -, Marie ci avverte della natura complessa della superficie, che non solo definisce la forma di un oggetto, ma determina anche il rapporto tra oggetto e spazio circostante. La superficie di un oggetto costituisce il limite  della materia e la inscrive nello spazio. L’oggetto occupa un certo luogo, ma la sua superficie parla anche dello spazio negativo che non occupa. In altre parole, le opere di Marie danno risalto ad una nozione di scultura come calco e forma, positivo e negativo. La superficie di qualsiasi oggetto è potenzialmente anche uno stampo del suo spazio negativo.

Questa negoziazione tra il prendere e il conferire forma, è la chiave di lettura per la mostra di Marie al Museo Marino Marini. Ad esempio, ‘Attitudes’ è una serie di sculture in cemento colato all’interno di gambe di pantaloni. Il calcestruzzo ha disteso il tessuto al suo massimo limite, la forma finale è quella di una colonna solida, sulla quale sono visibili cuciture e pieghe del tessuto. Un’altra serie di lavori, ‘Volunteers’, è una serie di sculture in bronzo, realizzate usando come calco gli imballi in polistirolo che avvolgono i bordi di oggetti consumo comuni, forme che esistono solo a sostegno di qualcos’altro, ma che una volta diventate sculture autonome, perdono la loro funzione d’uso. L’intenzionalità della forma è sostituita dalla sua ridondanza.

ATP: Come avete strutturato l’allestimento di Drums?

C.C. / T.F.S.: Gli spazi del Museo sono molto caratterizzati, e quindi la mostra  è una conversazione con i suoi diversi ambienti. Insieme a Marie abbiamo trascorso un bel po’ di tempo per conoscere gli spazi e l’architettura, per capire come le stanze avrebbero potuto prestarsi al suo lavoro, e come avremmo potuto stabilire relazioni tra il suo lavoro e il lavoro di Marino Marini.

Inoltre abbiamo cercato di distribuire le opere in modo che punteggiassero gli spazi e i corridoi e sottolineassero la loro natura transitoria. Per esempio la serie ‘Attitudes’ – è distribuita lungo tutta la mostra. Nonostante la sua solidità e a dispetto del materiale di cui le opere che la compongono sono costituite, il lavoro produce ancora un’allusione alla mobilità. Questa nozione è anche indicativa per i grandi calchi in gesso – uno dei quali poggia su una coperta, come se rifiutasse il contatto con il pavimento. ‘Clickety Click’, un busto di legno che Marie ha trovato e fatto proprio scolpendone via i tratti con lo scalpello, è poggiato su una valigia di alluminio, a indicare  l’impermanenza come una possibile chiave di lettura della mostra. La valigia suggerisce che il lavoro è mobile e la sua posizione temporanea; il busto potrebbe anche essere imballato nella valigia e portato via

ATP: In mostra ci sono delle sculture ricavate dai calchi del retro di copie in gesso di sculture greche e romane. Perchè l’artista è affascinata dall’antico? 

C.C. / T.F.S.: Marie Lund spesso utilizza materiali che hanno a che fare con la tradizione della scultura – le opere della mostra al Museo Marino Marini sono realizzate in gesso, bronzo, cemento e legno – ma il suo interesse per le copie in gesso di sculture greche e romane della Cast Royal Collection a Copenaghen non riguarda l’arte come originale, ma piuttosto l’interesse per l’abilità dell’artigiano nel realizzare la copia. La serie intitolata ‘Casts’ è la materializzazione del retro e dell’interno di queste copie in gesso, che catturano le tracce e le impronte digitali lasciate dagli artigiani che hanno prodotto le copie. Quindi, piuttosto che commemorare l’originale, all’artista interessa rendere visibili queste tracce altrimenti nascoste nel processo di riproduzione.

ATP: Nella sperimentazione con i materiali, quanto incide, a vostro parere, la casualità – o l’incontrollabilità – nel risultato finale?

C.C. / T.F.S.: La tecnica colata scultorea della fusione, che Marie ha impiegato nella produzione di gran parte delle opere della mostra, è intrinsecamente molto controllata perché gli stampi consentono a Marie di foggiare forme specifiche e intenzionali. Il gesso come materiale è, tuttavia, difficile da tenere sotto controllo perché è sensibile a ciò che ha intorno; assorbe polvere e grasso dall’aria, e quindi il colore è destinato a cambiare molto rapidamente dal bianco al grigiastro, al bianco spento. Questo, forse, costituisce una perdita di controllo, o, più precisamente, è al di là del controllo di Marie.

La serie ‘Smoke’, che consiste in lastre di vetro acrilico, devia leggermente dalla meticolosità dei calchi. I fogli di plexiglass, riscaldati e poi rapidamente premuti con  forza attorno ad altre sculture, diventano sculture più grezze e immediate nel loro aspetto. Ma c’è ancora intenzione dietro la sagomatura, sebbene il risultato non possa essere così specifico e prevedibile come nel caso dei calchi. Quindi, per rispondere alla domanda in modo più conciso: no, il caso ha poco o nessun significato per le opere presentate al Museo Marino Marini.

(Ha collaborato Matteo Mottin)

Marie Lund -Clickety Click & Attitudes - Museo Marino Marini,   Firenze - Ph Dario Lasagni

Marie Lund -Clickety Click & Attitudes – Museo Marino Marini, Firenze – Ph Dario Lasagni

“Drums”, the first solo exhibition in a museum of the Danish artist Marie Lund, has been set-up in the spaces of Marino Marini in Florence. Curated by Cecilia Canziani and Trine Friis Sørensen, the exhibition brings together three new series of sculptural works, installed in close dialogue with the space, so as to form a coherent and at the same time unpredictable constellation. ATPdiary asked some questions to the curator Cecilia Canziani to better understand the origin of Marie Lund’s artworks.

ATP: Can you introduce me to Marie Lund’s sculptural practice?

Cecilia Canziani / Trine Friis Sørensen:  Marie Lund’s work can perhaps be addressed as an investigation into the potential and limits of sculpture as object. She engages with sculpture by way of its material reality, through an attention to surface as the materialization of form, as well as to the void surrounding it and the absence of the form or context that fashioned its particular shape and surface.

This is especially prominent in her exhibition at Museo Marino Marini, which includes several new series of works produced through a process of casting. A cast, of course, is determined by a mould; it is obliged to another object from which it takes its shape. Exactly this relationship between a negative and a positive, between a surface and a volume, is crucial to Marie’s practice. Her works are often suspended between abstraction and figuration—in some cases one gets the impression that she has interrupted a process of either becoming figurative or eroding into non-figuration. The works presented in Drums solidify voids and give prominence to inconspicuous shapes and surfaces: the inside of the legs of trousers, the backsides and insides of plaster sculptures, and the polystyrene inserts that wrap around delicate consumer objects. The works fashioned by these objects sustain a certain referentiality—we recognise the seams of the trousers and a contour of a face—but actual figuration is continuously kept at bay.

ATP: The artist uses matter’s negative’. She conceives void as integral part (fundamental, even) in the realization of her work. What does fascinate you in this way of addressing matter?

C.C. / T.F.S.:  By addressing the void, the negative space, Marie alerts us to the intricate nature of the surface. It not only defines the shape of an object, it also determines the relationship between the object and the surrounding space. The surface of an object is a delimitation of matter and an incision in space—the object occupies a certain place—but its surface area also speaks of the negative space that it is not. In other words, Marie’s works give prominence to a notion of sculpture as both cast and mould, as positive and negative; the surface of any object is potentially also a mould of its negative space. 

We find this negotiation between taking shape and giving shape really interesting, and it’s key to Marie’s exhibition at Museo Marino Marini. For example, Attitudes is a series of concrete sculptures cast inside the legs of trousers. The concrete has distended the fabric to its utmost limit and in turn created a stout column-like shape impressed with seams and folds of the fabric. Another series of works, Volunteers, is bronze casts of the polystyrene inserts that wrap around the edges of delicate consumer objects. The shapes are both elaborate and intentional, but they only exist in support of something else. Cast as individual bronze objects, the specificity of the shapes no longer serves a purpose; intentionality is replaced by redundancy, but the shapes persevere. 

ATP: How did you structured the exhibition Drums at Museo Marino Marini?  

C.C. / T.F.S.: Due to the specificity of the spaces of Museo Marino Marini, the structuring of the exhibition played out as a conversation with the spaces. Together with Marie, we spent quite a lot of time getting to know the spaces and the architecture, to figure out how the spaces might lend themselves to Marie’s work, and how we could establish relations between her work and the work of Marini. 

In addition, we tried to distribute the works in a way that would punctuate the spaces and corridors and emphasise the sculptures as transitory presences. To this end, Attitudes—the concrete casts of the legs of trousers—is dispersed throughout the entire exhibition. Despite its stoutness and materiality the work still produces an allusion to mobility. This notion is also indicative of the larger plaster casts—one of which rests on a blanket, while the other seemingly hovers just above the floor. Clickety Click, a found wooden bust that Marie has appropriated by chiselling away the figurative contours and in turn mounted on an aluminium suitcase, also suggests an understanding of the exhibition as impermanence. The suitcase proposes that the work is moveable and the position temporary; the bust might even be packed in the suitcase and wheeled away.  

ATP: The show features a series of casts of the back of plaster copies from Greek and Roman sculptures. Why was the artist fascinated by the past?  

C.C. / T.F.S.: Marie Lund often uses materials inherent to the tradition of sculpture—the works of the exhibition at Museo Marino Marini are made from plaster, bronze, concrete, and wood—but her interest in the plaster copies of Greek and Roman sculptures from the Royal Cast Collection in Copenhagen is not about the original artistry but rather the craftsmanship of the copies. The series entitled Casts is materialisations of the backsides and insides of these plaster copies, which capture the traces and fingerprints left by the craftsmen who produced the copies. So, rather than commemorating the original, she makes visible these otherwise hidden traces of a process of reproduction.

ATP: With relation to materials employed by the artist, how much space is given to chance – or to the impossibility to fully control the material?

C.C. / T.F.S.:  The technique of casting, which Marie has employed in the production of a large part of the exhibition’s works, is intrinsically quite controlled because the moulds allow Marie to fashion specific and intentional shapes. Plaster as a material is, however, difficult to keep in check because it’s so sensitive to its surroundings; it almost absorbs dust and grease from the air, and in turn the colour is likely to change quite quickly from white to more greyish, off-white tones. This, perhaps, constitutes a lapse of control, or, more to the point, it is beyond Marie’s control.

The series Smoke, which consist of sheets of acrylic glass that has been bent around other sculptures, deviate somewhat from the meticulousness of the casts. Heated and then quickly and forcefully shaped, the acrylic glass sculptures are much more crude and immediate in their appearance. But there is still intention behind the shaping although the result may not be as specific and predictable as is the case with casts. So to answer the question more succinctly: no, chance has little if any significance for the works presented at Museo Marino Marini.

Marie Lund,   Drums - Museo Marino Marini,    Firenze 2014 - Ph Dario Lasagni  -Installation view

Marie Lund, Drums – Museo Marino Marini, Firenze 2014 – Ph Dario Lasagni -Installation view

Marie Lund -Clickety Click & Attitudes - Museo Marino Marini,   Firenze - Ph Dario Lasagni

Marie Lund -Clickety Click & Attitudes – Museo Marino Marini, Firenze – Ph Dario Lasagni

Marie Lund,   Drums - Museo Marino Marini,   Firenze 2014 - Ph Dario Lasagni -Installation view

Marie Lund, Drums – Museo Marino Marini, Firenze 2014 – Ph Dario Lasagni -Installation view