Margherita Morgantin,   2-9973 2012 1° tavola pastello rosso su carta | red crayon on paper 49 x 49 cm Courtesy GALLERIA CONTINUA,   San Gimignano / Beijing / Le Moulin

Margherita Morgantin, 2-9973 2012 1° tavola pastello rosso su carta | red crayon on paper 49 x 49 cm Courtesy GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Le Moulin

Una conversazione (o ping-pong via email) tra Giancarlo Norese e Margherita Morgantin, iniziata il 10 luglio e terminata pochi giorni fa, alla fine di agosto. Il 31 agosto ha chiuso i battenti la personale della Morgantin  ‘2 – 495701’, ospitata alla Galleria Continua di San Gimignano. 

Giancarlo Norese: che dobbiamo fare? Non ricordo niente.

Margherita Morgantin: Ti ricordi che sei venuto a vedere una mostra a S. Gimignano di numeri? Mi pare che fossi tu. Pensavo che forse potevi raccontarla tu a Elena, non so in che forma, e se ti va. Ricordo una domanda interessante 

G.N.: Sì, ero proprio io. Era un escamotage retorico per cominciare un dialogo ping-pong. Comunque è vero che non ricordo che domanda interessante ti ho fatto.

M.M.: Bene, lasciamo la domanda fantasma come traccia di questo dialogo. Io penso che andrebbe riformulata in modo articolato, come un tentativo comune di tradurre un’immediatezza in parole, un “albergo nella lontananza”

G.N.: Era senz’altro un’osservazione stupida, qualcosa come “ma c’è un errore, lassù”. Hai fatto la trascrizione di un elenco di numeri primi, se non sbaglio. E ti ci è voluto, suppongo, un sacco di tempo. La mia nuova domanda, articolata, è: ma esistono gli errori? A me affascina l’estetica dell’errore, o del fallimento, o della sconfitta.  Ma solo perché è fatta per coloro che non hanno niente da perdere.

M.M.: Sì,  è una sequenza visiva di numeri primi, da 2 a 499989. Ho iniziato nel 2011.  Ho fatto molta attenzione a non fare errori e in alcuni casi si vedono cancellature, perchè quello che emerge, quello che cerco, è un ritmo: trovare un errore sarebbe come sentire una nota stonata in una partitura misteriosa.   Ci sono alcune regole evidenti per orientarsi (le colonne che corrispondono ai numeri pari, allo zero, al 5 sono sempre vuote) è molto veloce e fastidioso trovare un errore di questo tipo a. Più difficile trovare errori di tipo b. un numero di troppo e c. un numero di meno, o d. un’intera sequenza in posizione sbagliata. Tutti questi casi corrispondono a sensazioni fisiche. E’ un insieme di relazioni che compone un disegno sconosciuto. E’ il piano del fallimento della logica matematica che non ha mai trovato la regola, la formula, con la quale si susseguono i numeri primi, il fallimento della prevedibilitá.  Sul piano simbolico – dell’arbitrario assoluto – anche il concetto di errore diventa relativo?

G.N.: È interessante sapere che dietro a ogni errore si nasconde una sensazione fisica. Ora che ci penso, è anche una cosa che potrebbe essere tremenda. Ma è la matematica che nasconde una magia dei numeri sulle cose e sulle persone, con una sorta di potere apotropaico, oppure è la nostra umanità che ci rende il fallimento inaccettabile?   Ma sai una cosa? Penso che ciò che fai sia pittura, in ogni caso. Una pratica non “intellettuale”, che ha effetto sul mondo reale, una condizione che conduce all’imprevedibile, il disegno sconosciuto di cui parlavi prima. Ma io non ho memoria. Che disegno c’era vicino all’entrata, sulla sinistra? Era qualcosa che stava al posto giusto.

M.M.:  In questo caso è  la nostra umanità che produce la logica matematica e anche il suo intrinseco fallimento. “Una promessa che la roccaforte del mondo è saldamente basata sull’ ala di una fiaba”.  Una ragione per cui ho iniziato questo lavoro è la domanda: perchè 1 non venga considerato numero primo e 2 sì, (forse mi interessa l’ origine più dell’ infinito), ma come dicevi, non “intellettuale”. Anche se la definizione di numero primo mi sembra un gioco del linguaggio, un punto critico ancestrale del rapporto tra numeri e parole. Per questo, anche, mi interessava vedere il disegno.  Il disegno di cui ricordi il posto (una maldestra incisione), raffigura un tavolino per due, con tovaglia a quadretti rossi, di lato 1. Significa che la sua diagonale misura radice quadrata di due, una lunghezza ineffabile, un numero irrazionale; metafora sentimentale e geometria simbolica dell’ intimità. La matematica in forma elementare è emotività pura. In questo tipo di sperdutezza, di baratro e vertigine, disegnare quadretti ossessivamente risulta per me una pratica salvifica, e una performance senza spettatori. Vorrei continuare fino ad avere una tavola completamente bianca, cioè un modulo di 10.000 numeri bianchi, senza primi. Un matematico mi ha detto che sono a circa un settantesimo 1/70 del lavoro, i quadretti si rarefanno lentamente, è un processo di liquefazione del ritmo. 

G.N.: Oh, mi piace molto considerare che “Sometimes Making Something Leads to Nothing”, come quando qualcuno spinge un blocco di ghiaccio sotto il sole; e leggendo la tua ben argomentata ultima risposta di questo nostro ping-pong, e pensando al ghiaccio e al ritmo che si sciolgono, pensando al tavolino del disegno, alla tovaglia dai quadretti rossi, all’amore sulla diagonale di un quadrato, al compiere un’azione fondamentalmente pubblica come quella dell’arte, ma senza spettatori, pensando a tutto questo, rimango originalmente senza parole.

Margherita Morgantin,   ?2 2013 disegno su carta | drawing on paper Courtesy GALLERIA CONTINUA,   San Gimignano / Beijing / Le Moulin

Margherita Morgantin, ?2 2013 disegno su carta | drawing on paper Courtesy GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Le Moulin

Margherita Morgantin,   2-499989 2011-2013 pastello rosso e stampa digitale su carta  | red pastel and digital print on paper  49 disegni | drawings: 49 x 49 cm ciascuno | each Photo Ela Bialkowska,   OKNO STUDIO Courtesy GALLERIA CONTINUA,   San Gimignano / Beijing / Le Moulin

Margherita Morgantin, 2-499989 2011-2013 pastello rosso e stampa digitale su carta | red pastel and digital print on paper 49 disegni | drawings: 49 x 49 cm ciascuno | each Photo Ela Bialkowska, OKNO STUDIO Courtesy GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Le Moulin