Marco Strappato Untitled(VF 35),  (detail),   2013 - Courtesy The Gallery Apart,   Roma

Marco Strappato Untitled(VF 35), (detail), 2013 – Courtesy The Gallery Apart, Roma

Inaugura oggi a The Gallery Apart di Roma la personale dell’artista marchigiano Marco Strappato (1982), Not yet titled (testo critico di Claudio Musso). Alcune domande all’artista per approfondire un tema a lui caro: la rimessa in discussione dei codici visivi e linguistici delle immagini attraverso la loro  selezione, manipolazione e alterazione.

ATP: Un tema che affronti spesso nella tua ricerca è quello della manipolazione e alterazione delle immagini. Cosa ti interessa in particolare di questo processo?

Marco Strappato:  M’interessa attivare un processo di “riposizionamento” del senso e di “riattivazione” dello sguardo sull’enorme bacino di immagini che caratterizzano la vita del nostro tempo. Si tratta di scegliere fra ciò che va salvato dall’oblio e ciò che può essere invece scartato, in modo da creare dei punti fissi da cui partire per invertire la tendenza del guardare alle cose in modo passivo.  Viviamo in un flusso ininterrotto di immagini (il flusso è diverso dal ritmo, il ritmo presuppone delle pause, che abbiamo perso), nel quale a volte la selezione, la modifica o il ritocco sono più efficaci della creazione ex novo. Ho letto recentemente che un uomo nel medioevo aveva la possibilità di vedere circa 300 immagini nella sua vita, oggi basterebbe mezzora. Siamo già da tempo in una condizione di overload, ma la cosa sta diventando sempre più prepotente. Il mio è un modo di reagire a questo sovraccarico, è un po’ quanto teorizzato dai fautori del Web 2.0 dove il fruitore e il produttore spesso combaciano.

ATP: Sei interessato ad un particolare tipo di immagini, quelle legate al tema del paesaggio. Mi dai una tua definizione di ‘immagini-paesaggio’?

M.S.: Sono partito dalla definizione di Michael Jakob che ne parla come categoria da utilizzare per comprendere appieno l’esperienza estetica in età contemporanea, fra retoriche dell’autentico e dell’inautentico, dell’esotico e del quotidiano, dell’artificiale e del naturale. Potremmo scrivere immagini-paesaggio anche con uno slash, immagini/paesaggio, come se fosse una sottocartella. In pratica una sottocategoria, che personalmente prediligo fra le infinite possibilità di materiali e informazioni visive del nostro quotidiano.

ATP: Mi racconti brevemente la mostra che presenti a The Gallery Apart, ‘Not yet titled’?

M.S.:  In mostra ci saranno diversi corpi di lavori. Alcuni sono già stati esposti, altri invece, sono stati prodotti per l’occasione. Potrei definire tutti i lavori del progetto Not yet titled come visioni interiori traslate sul mondo esterno. Le immagini vengono indagate attraverso la loro stessa percezione. L’aspetto più interessante della mostra è nel passaggio alla produzione più recente, dove il significato di paesaggio arriva a confondersi con quello di ritratto (e viceversa).  

ATP: A mio parere uno dei modi, tra i più autentici, per approfondire il tema del paesaggio è quello di attraversarlo fisicamente. In parole povere, camminandoci dentro. Il tuo modo di speculare su questo tema, invece, è ben diverso.  Si può approfondire l’ambiente circostante ‘solo’  attraverso delle immagini? (mi risuonano all’orecchio dei lontani echi di Baudrillard)  

M.S.: Sono d’accordo con te sul fatto che, per approfondirlo, il “tema” del paesaggio vada esperito fisicamente. Lo faccio di continuo, cerco però di non portare mai con me gli strumenti per la registrazione delle immagini (videocamera, macchina fotografica, etc…) ed ho abbandonato l’abitudine di fare degli schizzi dei luoghi che visito e attraverso. Di fatto cerco di introiettare il più possibile quell’esperienza. Una volta in studio l’eco di questi viaggi/esperienze si riverbera nei materiali che “incontro” e seleziono nella mia vita quotidiana. A ciò si aggiungono gli stimoli che arrivano dalle immagini mediali (siano esse virtuali o fisiche). Dallo scontro e dall’incontro di queste pratiche ed esperienze nascono poi i miei lavori.

ATP: Più che la manipolazione del contenuto, mi sembra che ti concentri più sulla manipolazione dei materiale che veicolano i contenuti. Questo agire ‘alla seconda’ non suona un po’ come ‘manierista’?

M.S.: Se per manierista intendi  à la manière de… direi di no, ma credo che tu intenda manierista nel senso di formale. Ti potrei rispondere che ultimamente mi sono sempre più spesso domandato se il mio lavoro non fosse toppo formale. Poi però quando mi confronto con i mie colleghi inglesi (da un po’ di tempo vivo in Inghilterra) mi sento spesso dire che per loro, il mio lavoro – anche se con una componente visiva importante –  è troppo mentale  o concettuale (e spesso estendono questa visione all’arte italiana in generale). E’ forse questa l’eterna diatriba tra forma e sostanza!? Da qualche tempo sto iniziando a pensare che nell’arte contemporanea  forma e sostanza coincidano.

ATP: Quale delle opere in mostra amplifica il concetto di ‘paesaggio interiore’?

M.S.: In generale nella mia pratica l’immagine è sempre ri-mediata, ristampata, ritorta, trattata. Viene negata la sua provenienza, annullato ogni riferimento, in alcuni casi estremi l’immagine di partenza scompare totalmente e non rimane che un monocromo. Anche in questo caso estremo – mi riferisco nello specifico ad un’opera inedita che sarà presente in mostra, Untitled(35-5) – per me si tratta di paesaggi, o meglio di inner landscapes (in inglese la parola “inner” rende sia il significato di interno che quello di interiore) nel senso che pur nell’annullamento dovuto alla monocromia l’immagine di partenza resta all’interno dell’opera, non più visibile ma presente.

? Marco Strappato COMUNICATOSTAMPA / NOT YET TITLED

Marco Strappato Untitled(VF 35),  (detail),   2013 - Courtesy The Gallery Apart,   Roma

Marco Strappato Untitled(VF 35), (detail), 2013 – Courtesy The Gallery Apart, Roma

Marco Strappato Untitled(35-2),   2013 - Courtesy The Gallery Apart,   Roma

Marco Strappato Untitled (35-2), 2013 – Courtesy The Gallery Apart, Roma

Marco Strappato Untitled(VF 35),  (detail),   2013 - Courtesy The Gallery Apart,   Roma

Marco Strappato Untitled (VF 35), (detail), 2013 – Courtesy The Gallery Apart, Roma