Breve intervista a Marco Raparelli in occasione della sua mostra personale,   Welcome to the rest of your life, alla Galleria Umberto Di Marino (Napoli), fino al 27 aprile 2013.

ATP: A cosa si riferisce il titolo della tua personale alla galleria Umberto Di Marino di Napoli, ‘Welcome to the rest of your life’? 

Marco raparelli: Il titolo della mostra è una frase ripresa da una scritta letta per strada, e si traduce come un augurio a continuare a vivere il resto della nostra vita con pienezza, a 360 gradi. L’ho trovato da subito profondo, e ironico allo stesso tempo, perché pone l’accento sul tempo che rimane, non sappiamo quanto ma sappiamo che un giorno finirà. Stavo cercando un titolo per molti versi “ampio” e che prendesse una diversa direzione rispetto al progetto della mostra. Del resto questo è un leitmotiv ricorrente nel mio lavoro: prendere titoli da frasi lette in giro e che per un qualche motivo mi colpiscono, come “Pina ti amo Catania”, solo per citarne una.

ATP: Nella tua pratica artistica, metti a fuoco cliché, paradossi e banalità del mondo dell’arte. Questo mi fa pensare che lo osservi in modo analitico. Qual’é il tuo intento? Farti gioco del ‘sistema’ oppure svelarne la ‘comicità’?

MR: Nel mio lavoro l’interesse è rivolto al “mondo” in generale, e non al “mondo dell’arte” in particolare. Se ne parlo è perché fa parte del mio vissuto, non c’è intenzione di fare critica fine a se stessa. La mia curiosità è rivolta al genere umano in modo ampio e trasversale. Quello che mi interessa è creare luoghi o personaggi che fanno parte della realtà, che possiamo incontrare alle poste, quando andiamo a fare la spesa, e perché no, quando andiamo ad una mostra. Il mio lavoro risulta ironico perché accetto l’errore come una condizione naturale del genere umano, senza eccezioni per nessuno.

ATP: Mi racconti come è nato il progetto della mostra? 

MR: Il progetto è nato dalla necessità di presentare il mio percorso di questi ultimi tre anni e focalizzare sugli aspetti nuovi del mio lavoro, grazie anche ad un dialogo aperto che ho da sempre con Umberto di Marino. Avevo da tempo in mente un progetto organico che si potesse sviluppare nei tre ambienti della galleria e che comprendesse la mia idea di archivio, di narrazione sui luoghi comuni dell’uomo e della nostra società, quindi ho pensato alla mostra come ad un percorso che ripone nello spettatore la fiducia nella capacità di guardare e di vedere. Ho pensato di realizzare dei tavoli/scultura da cui partono le mie installazioni, questi tavoli sono pensati per essere ‘l’inizio’ del luogo espositivo che poi si espande per includere lo spazio circostante attraverso le proiezioni di due nuovi cartoni animati prodotti per la mostra e dei disegni, che sono visibili sotto forma di diaproiezione.

ATP: A Roma, in occasione di una mostra collettiva, ho visto una tua suggestiva installazione dove hai utilizzato il ‘gioco delle ombre’. Anche nella mostra a Napoli utilizzi questa forma espressiva? Perchè?

MR: L’installazione di cui parli, era a Palazzo Baldassini, un edificio storico del ‘600 romano, progettato da San Gallo il giovane. In quella occasione ho avuto  la possibilità di confrontarmi con uno spazio ed una storia, che ho elaborato con il mio linguaggio, dal momento che avevo già usato in precedenza dei sistemi di ombre. E’ per questo motivo che ho riportato anche nella galleria Umberto Di Marino, un lavoro analogo “Ogni esercito ha bisogno di una bandiera”. Questo lavoro si trova nell’ultima stanza della galleria. Le ombre che si proiettano dalla matrice al muro assumono la forma di un ulteriore e parallelo racconto, possibile soltanto dalla matrice stessa di disegni su carta, ma ne permette una diversa lettura.

ATP: Spesso ‘evadi’ dai limiti del foglio di carta per espanderti nello spazio. Perchè questa esigenza? 

MR: Anche se nella mia pratica il mezzo principale è il disegno, restare confinato nel foglio di carta lo trovo un limite. Molto spesso nelle mie installazioni interagiscono tra di loro disegni su carta ed interventi site-specific, immagini proiettate con wall-drawing. Ogni espressione continua e si sovrappone sull’altra diventando, nell’insieme, sì un’unica storia, un unica immagine che ha senso e vita proprio grazie all’avvicendarsi di più mezzi espressivi. Nel caso di un libro la cosa che mi interessa è la fruizione del lavoro attraverso il passamano, in un luogo ed un contesto diverso da quello di una mostra, che invece mi permette di fare delle incursioni nello spazio creando dei cortocircuiti tra quello che è reale e quello che è finto.

Marco Raparelli,   Welcome to the rest of your life,   2013 tavolo,   tecnica mista,   matita,   china e grafite su carta,   das cm 180 x 250 x 80 Go for a Ride,   2013,   animazione,   1' 49” Veduta della mostra,   Galleria Umberto Di Marino,   Napoli,   Italy Foto: Danilo Donzelli

Marco Raparelli, Welcome to the rest of your life, 2013 tavolo, tecnica mista, matita, china e grafite su carta, das cm 180 x 250 x 80 Go for a Ride, 2013, animazione, 1′ 49” Veduta della mostra, Galleria Umberto Di Marino, Napoli, Italy Foto: Danilo Donzelli

Marco Raparelli,   Senza titolo,   2013 tavolo,   tecnica mista,   legno,   stoffa,   das,   inchiostro cm 186 x 257 x 80 dia-proiezione,   61 disegni in loop Galleria,   2013,   animazione,   2' 02" Veduta della mostra,   Galleria Umberto Di Marino,   Napoli,   Italy Foto: Danilo Donzelli

Marco Raparelli, Senza titolo, 2013 tavolo, tecnica mista, legno, stoffa, das, inchiostro cm 186 x 257 x 80 dia-proiezione, 61 disegni in loop Galleria, 2013, animazione, 2′ 02″ Veduta della mostra, Galleria Umberto Di Marino, Napoli, Italy Foto: Danilo Donzelli

 

Marco Raparelli,   Ogni esercito ha bisogno di una bandiera,  2013 tavolo,   carta,   legno,   pedana girevole motorizzata,   luce alogena cm 121 x 158 x 80 Veduta della mostra,   Galleria Umberto Di Marino,   Napoli,   Italy Foto: Danilo Donzelli

Marco Raparelli, Ogni esercito ha bisogno di una bandiera, 2013 tavolo, carta, legno, pedana girevole motorizzata, luce alogena cm 121 x 158 x 80 Veduta della mostra, Galleria Umberto Di Marino, Napoli, Italy Foto: Danilo Donzelli