Marco Belfiore,   Pappacano  - dalla serie Scherzi della natura 2012 - 2013 2012 - 2013 creta cruda,   acrilico,   pastelli 33 x 15 x 9 cm

Marco Belfiore, Pappacano – dalla serie Scherzi della natura 2012 – 2013 2012 – 2013 creta cruda, acrilico, pastelli 33 x 15 x 9 cm

Inaugura oggi, lunedì 25 novembre alle 18, la mostra di Marco Belfiore ‘Scherzi della Natura’ (un progetto di Careof DOCVA in collaborazione con Crédit Agricole Corporate & Investment Bank,  a cura di Chiara Agnello e Marta Bianchi). La mostra è ospitata nella sede della banca Crédit Agricole in Piazza Cavour, 2, 20121 Milano.

Alcune domande a Marco Belfiore.

ATP: La mostra nasce dalla collaborazione tra Careof DOCVA e la banca d’investimento del gruppo Crédit Agricole con l’intento di approfondire il dialogo tra arte e impresa. Mi dai un tuo parere su questa iniziativa?

Marco Belfiore: Spero che iniziative come queste si moltiplichino e producano benefici concreti per la cultura e quindi anche per gli artisti. In generale credo che mai come ora ci sia bisogno di investire energia, tempo e denaro in cultura; l’arte contemporanea – quando evita di parlarsi addosso – può aiutarci a dare un senso nuovo alle solite cose ma va frequentata, capita e supportata. Ben vengano i dialoghi con i “non addetti ai lavori” perché da queste parti c’è sempre tanto bisogno di un pubblico nuovo per nuovi confronti.

ATP: In mostra presenti ‘Scherzi della Natura’. Come nasce questo ciclo di acquerelli?

M.B.: Quando la natura scherza arrivano i mostri: Scherzi della Natura mi sembrava un titolo ambiguo e ironico al punto giusto per entrare in piena sintonia con questo ciclo di acquerelli; si tratta di ibridi esotici, un mix di uccelli colorati e armonizzati tra loro in modo da dare allo spettatore la sensazione di vedere una “normale” creatura, mentre in realtà sta guardando un rassicurante mostro. Per molte persone i pappagalli, i tucani e i fenicotteri sono praticamente la stessa cosa, queste “sviste” non sono tanto dovute all’ignoranza secondo me, quanto all’idea stereotipata che ci facciamo sulle cose che provengono da altri luoghi; dall’animale esotico ci aspettiamo il colore e la bizzarria, questo è lo stereotipo, quindi possiamo tranquillamente trovarci di fronte ad un disegno di pappagallo con un becco lunghissimo e arancione e pensare invece che sia un tucano: è un po come quando vedi qualcosa con la coda dell’occhio, il cervello compensa a modo suo quello che l’occhio non vede così sei indotto a pensare di aver visto ciò che in realtà hai solo creduto di vedere.

ATP: Cosa ti affascina della mostruosità e dell’esotico?

M.B.: La paura del mostro, del diverso fa emergere l’irrazionalità che in ognuno di noi è spesso latente, mi interessa da sempre capire e relazionarmi a questo aspetto nascosto della personalità umana, allora utilizzo alcune mie opere per tentare di indagarlo utilizzando un mix di ironia e humor nero, qualche volta riesco a “toccare” le corde giuste e lo capisco grazie alle reazioni e i commenti di alcune persone di fronte ai miei lavori. Dell’esotismo mi interessa la sua storia, mi incuriosisce il fatto che si sia sviluppato maggiormente in Europa in un momento di grande crisi di valori particolarmente dopo il romanticismo; è quel momento in cui l’uomo europeo percepisce la decadenza attorno a se e svilendo la propria realtà comincia a fantasticare, a provare attrazione per mondi lontani e sconosciuti; da quel periodo in poi l’immaginario collettivo (soprattutto europeo) ha cominciato a popolarsi di strani luoghi e bizzarre creature colorate. Oggi l’esotismo è altra cosa, forse è solo una parola svuotata dal suo significato “originale”, però mi interessa capire dove sia andata a finire e cosa è diventata oggi quella tensione verso realtà sconosciute che l’uomo da sempre ha: un po’ di idee in merito ce le avrei, ma in questo momento preferisco continuare ad indagare a mio modo prima di pronunciarmi.

ATP: Accanto agli acquerelli, presenterai due video e una scultura. Mi incuriosisce ‘Monocromi’,   presentato come “il dietro le quinte” della tua produzione artistica. In cosa consiste?

M.B.: Non so se quel video è davvero un “dietro le quinte”, probabilmente può dare questa sensazione; si tratta di alcune sequenze velocizzate in cui si vede la mia mano sinistra dipingere volti che si sovrappongono, nel filmato utilizzo uno stile pittorico approssimativo e stereotipato che non appartiene alla mia produzione “ufficiale”: hai presente Art Attack? ecco, volevo vagamente restituire l’idea che l’arte sia anche un gioco, spesso infantile, che si fa guardare mentre si materializza e si distrugge continuamente.

ATP: Spazi in diversi mezzi espressivi, ma penso che quello più a te congeniale sia fondamentalmente il disegno. Scultura e video sono forme dilatate dei disegni. Mi sbaglio o mi dai ragione? Perché?

M.B.: Per me è fondamentale realizzare “a mano” le opere, e quando uso Photoshop lo faccio con tavoletta grafica così mi sembra di disegnare, se invece realizzo un’animazione evito l’aiuto di software per semplificare il lavoro, preferisco modificare fotogramma per fotogramma, se realizzo una scultura la modello a mio piacimento: voglio il controllo totale sui miei “oggetti” artistici. Ultimamente sto utilizzando anche la fotografia, a modo mio, credo sia una nuova fase del lavoro che si svilupperà in futuro. Ho studiato scultura in Accademia, ma sono molto legato all’immaterialità delle cose: il disegno, le parole, il video e il suono mi attirano da sempre; gli oggetti mi danno un po’ fastidio, sono presenze invadenti, pesano e si rompono, ultimamente però ho ricominciato a modellare. Il disegno è ciò da cui sono partito e a cui ritorno con più frequenza, credo sia il modo più naturale per elaborare le mie idee.

ATP: Di recente hai lanciato sul web un progetto, Something Russian. Di cosa si tratta? Avrà uno sviluppo?

M.S.: Something Russian è il titolo di uno strano colbacco/testa di Leonid Sokov che ho visto in una mostra a Mosca durante la mia recente residenza lì: in quei tre mesi ho avuto modo di conoscere luoghi e persone molto diverse tra loro; ma quello che li accomunava secondo me era l’incapacità di esprimere che cosa fosse esattamente la Russia, così ho capito cosa Sokov volesse dire: quel paese è immenso e controverso, ha una storia unica che a moltissimi risulta totalmente sconosciuta; Mosca mi è sembrata un microscopico ufo scintillante disperso nella foresta, infatti se prendi il treno e fai una gita fuori città dopo venti minuti ti ritrovi in luoghi dove l’immobilismo regna sovrano, dove puoi incontrare persone che non sono mai state a Mosca in vita loro. Quando sono tornato in Italia tutto mi sembrava misurabile, così ho sentito la necessità di proseguire virtualmente questa mia ricerca di quel misterioso “qualcosa di russo”, così ho creato un blog. Il sito si presenta per ora come una sorta di resoconto ironico/turistico della mia esperienza li: ci sono foto e video “trailer” che aggiungo man mano, ma ad un certo punto smetterò di aggiornarlo perchè poi farà parte di un lavoro più strutturato al quale, post dopo post, feedback dopo feedback, sto approdando.

Il mio blog russo http://cosmicbombero.tumblr.com/

Marco Belfiore,   Fenigallo – dalla serie Scherzi della natura 2012 - 2013 Tempera,   acquarello,   pastello,   grafite su carta cotone 50 x 35 cm

Marco Belfiore, Fenigallo – dalla serie Scherzi della natura 2012 – 2013 Tempera, acquarello, pastello, grafite su carta cotone 50 x 35 cm

Pinguino – dalla serie Animali 2011 – 2012 Tempera,   acquarello,   pastello,   grafite su cartoncino

Pinguino – dalla serie Animali 2011 – 2012 Tempera, acquarello, pastello, grafite su cartoncino

Marco Belfiore,   Un attimo a Troia 2012 Creta cruda 15 x 12 x 32 cm

Marco Belfiore, Un attimo a Troia 2012 Creta cruda 15 x 12 x 32 cm

Marco Belfiore,   Syd Tucano 2008 video dv/animazione,   1’16” loop

Marco Belfiore, Syd Tucano 2008 video dv/animazione, 1’16” loop