Marcello Maloberti,   I baci più dolci del vino,   2013,   courtesy Fondazione Zegna ALL’APERTO,    photo Francesco Locatelli

Marcello Maloberti, I baci più dolci del vino, 2013, courtesy Fondazione Zegna ALL’APERTO, photo Francesco Locatelli

Marcello Maloberti,   I baci più dolci del vino,   2013,   courtesy Fondazione Zegna ALL’APERTO,    photo Francesco Locatelli

Marcello Maloberti, I baci più dolci del vino, 2013, courtesy Fondazione Zegna ALL’APERTO, photo Francesco Locatelli

Mancano pochi giorni alla presentazione del progetto che Marcello Maloberti ha pensato – ma sarebbe meglio scrivere, dedicato – agli abitanti di Trivero (Biella). Il progetto – promosso dalla Fondazione Zegna, e a cura di  Andrea Zegna e Barbara Casavecchia – ha un titolo tra i più suggestivi che io abbia sentito di recente: I baci più dolci del vino. Ubriacarsi di baci, baci dolci come è più del vino, estasi dei sensi… Oltre ad essere una citazione dal Cantico dei Cantici, come mi specifica l’artista, questa frase è ripresa da una celebre canzone pop americana del dopoguerra, Kisses Sweeter Than Wine, così come da una movimentata performance teatrale di Öyvind Fahlström all’Armory di New York, nel 1966. 

Il progetto è composto da più parti: alcuni arredi disegnati dall’artista, una selezione di alberi da frutto, un roseto che riunisce una quindicina di varietà di fiori profumati, tutti bianchi, una scritta di oltre 30 metri in cemento che riporta il titolo del progetto, una mezzaluna al neon, una scalinata che fronteggia un poetico frammento di palco. 

Alcune domande all’artista.

ATP: Mi piace molto il titolo che hai scelto per il tuo progetto per All’Aperto – Fondazione Zegna: ‘I baci più dolci del vino’. Perché hai scelto questo titolo?

M.M.: Ho scelto queste parole perché sono legate all’innamoramento e alla dimensione del desiderio, è un frase presa dal Cantico dei cantici, da qui deriva il titolo. Il progetto è un giardino dedicato all’esperienza della delizia.

ATP: Da quale stimolo o idea sei partito per il tuo progetto?

M.M. Il luogo mi è stato mostrato dagli abitanti di Trivero, era uno spazio abbandonato che in passato aveva un ruolo centrale nella vita della comunità, c’erano campi da bocce, un cinema, una sala da ballo…  Volevo fare un dono dolcissimo per tutti gli abitanti della  comunità, sia ai più giovani offrendo una location per organizzare attività e feste, sia ai più anziani che hanno già un rapporto d’amore con quello spazio.

ATP: ‘I baci più dolci del vino’ è un progetto formato da molte parti. Me lo racconti brevemente?

M.M.: C’è una parte permanente che è la rivalutazione del luogo, abbiamo smantellato i campi da bocce che da tempo erano in disuso, al loro posto abbiamo piantato un roseto di rose bianche. Ci sarà un’area pensata per organizzare concerti o eventi, mentre su un alto palo sopra il campo sarà installata un luna luminosa che segnalerà la presenza del giardino nel paesaggio notturno di Trivero.  Insieme alle diverse associazioni abbiamo preparato una festa d’inaugurazione che prevede una serie di azioni e di performance.

ATP: Il contenuto, la forma e l’obbiettivo del progetto, ha una forte carica ottimistica e positiva. Penso soprattutto alla realizzazione del giardino. Hai collaborato con l’esperto di bioenergetica Marco Nieri, per creare un percorso che non fosse solo piacevole, ma salutare dal punto di vista degli influssi positivi delle piante – carpini, tigli, meli – sull’organismo umano. Perché hai sentito l’esigenza di creare quest’area benefica?

M.M.: Quando arrivi a Trivero ti accorgi subito di una presenza salubre… la natura, l’aria, la luce, il colore rosso sulle guance delle persone, per questo il giardino che abbiamo in mente è pensato per godere con gli occhi ma soprattutto con lo spirito. Ogni volta che si affronta un progetto di arte pubblica bisogna tener conto che si tratta di una grande responsabilità, l’opera è destinata a diventare parte della vita della comunità cui è rivolta. Le conoscenze di Marco Nieri ci hanno permesso di creare davvero un luogo unico, in cui i momenti d’incontro possono avvenire in una dimensione di armonia.

ATP: Il progetto è frutto di molti incontri e discussioni che hai avuto con gli abitanti di Trivero. Perché pensi che abbiano bisogno di uno spazio comune e in cui condividere delle esperienze? Non c’era prima del tuo intervento, una piazza, un bar o un altro luogo per stare assieme?

M.M.: Devo dire che sono rimasto molto stupito dalla quantità di associazioni diverse che operano su Trivero e nei paesi limitrofi. Pur essendo una comunità molto ristretta, la voglia di costruire progetti e di scambiare opinioni è davvero tanta. Quando sono arrivato non c’era un vero luogo dedicato alle loro iniziative, è per questo che insieme a loro ho pensato al giardino sulla terrazza del Centro Zegna, che storicamente era la sede degli eventi e delle occasioni di festa. Quale posto migliore per trovarsi e stare assieme se non un giardino profumato, al chiaro di luna?

ATP: Per l’occasione hai progettato degli arredi. In cosa consistono?

M.M.: Abbiamo ristrutturato le gradinate di cemento per gli spettatori di quello che prima era un campo da bocce, ora è un’area dedicata agli spettacoli segnalata da un’installazione luminosa. Abbiamo disegnato dei tavoli di cemento che sono disposti nel roseto, ci saranno anche alcuni ombrelloni da giardino. Ci sono poi alcune sedie bianche di ferro battuto, come quelle che ci sono nei vecchi giardini e pare siano lì da sempre come le piante che le circondano.

ATP: Il giorno dell’opening, inaugurerai il progetto con una performance, in cosa consiste?

M.M.: La performance è un momento di festa che coinvolgerà molte delle associazioni di Trivero, giocheremo molto con la spontaneità e l’imprevisto. Ci saranno gli Alpini che si occuperanno dell’accoglienza, con molte cose buone da mangiare. Un coro eseguirà canzoni dedicate alle rose e alla luna. Alcuni ragazzi riempiranno il roseto di suoni di uccelli. Ci saranno poi i bimbi delle elementari con cui ho avuto diversi incontri, loro saranno dei giovani lupi che cantano alla luna. Anch’io parteciperò alle performance, eseguirò il remake di un’azione del mio insegnante Luciano Fabro intitolata Il baciamano. Tante azioni diverse per creare un’unica atmosfera da sogno, sarà un’immagine collettiva in cui ognuno avrà il suo ruolo nel trasformare per una sera il giardino in un luogo magico.

ATP: C’è una bella immagine che accompagna il comunicato stampa: tu che, sorridente, abbracci un albero. Esigenza di un contatto con la natura, natura portatrice di valori inestimabili, o ritorno ad una semplicità che solo la natura può suggerire? Forse tutte queste cose insieme o cos’altro?

M.M.: Quello che vedi nella foto è Marcello che abbraccia un giardino, è l’abbraccio che vorrei dare a tutti quelli che passando per Trivero vogliono fermarsi nel roseto anche solo per un momento, il tempo di una chiacchera passeggiando tra le rose.

Marcello Maloberti,   courtesy Fondazione Zegna ALL’APERTO

Marcello Maloberti, courtesy Fondazione Zegna ALL’APERTO

Marcello Maloberti,   I baci più dolci del vino,   2013,   courtesy Fondazione Zegna ALL’APERTO,    photo Demian Dupuis

Marcello Maloberti, I baci più dolci del vino, 2013, courtesy Fondazione Zegna ALL’APERTO, photo Demian Dupuis

Marcello Maloberti,   I baci più dolci del vino,   2013,   courtesy Fondazione Zegna ALL’APERTO,    photo Alessandro Garella

Marcello Maloberti, I baci più dolci del vino, 2013, courtesy Fondazione Zegna ALL’APERTO, photo Alessandro Garella