MAG Museo Alto Garda

MAG Museo Alto Garda

Marco Tagliafierro intervista Denis Isaia in merito al Museo Alto Garda e al suo programma espositivo.

Marco Tagliafierro: Come nasce il progetto Mag, Museo Alto Garda?

Denis Isaia: Il Museo dell’Alto Garda nasce dalla volontà di aumentare la qualità dell’offerta culturale nella zona dell’Alto Garda. Per questo scopo è stato affidato all’ex Museo Civico di Riva del Garda, ora Museo dell’Alto Garda, la guida degli spazi espositivi di Riva del Garda, Arco di Trento e Torbole. L’idea prevede la costruzione di un programma complesso capace di valorizzare la storia culturale della zona e connetterla con i temi della contemporaneità: il turismo, il paesaggio, l’uso del territorio, la cultura delle competenze, le deviazioni dal seminato, la costruzione di una rete.

MT: Come si articola l’attività espositiva?

DI: Il Museo dell’Alto Garda ha una attività espositiva piuttosto eterogenea. A Riva del Garda, nella sede principale gli spazi della Pinacoteca ospitano la collezione storica del Museo che va dal ‘400 al ‘900, una collezione archeologica ed una narrazione storica con riferimenti evidenti alla storia recente dell’Alto Garda. Unitamente a questa attività permanente che di anno in anno subisce dei rinnovamenti, il Museo prevede a Riva anche delle sale per l’esposizione temporanea che negli ultimi anni hanno ospitato una serie di retrospettive corredate da un apparato scientifico sempre di riguardo. Fra le altre bisogna ricordare almeno la recente mostra dedicata a Aldo Schmid o Claudio Olivieri o Tullio Pericoli. Il raccordo con la ricerca più strettamente contemporanea spetta invece al progetto Der Blitz. Der Blitz, oggi alla seconda edizione, si pone come un progetto di ricerca sulle arti contemporanea. Il suo obiettivo è sin dall’inizio quello di trovare dei punti di contatto con il resto della programmazione e, allo stesso tempo, aprire una finestra sulle espressioni artistiche più attuali. Nel 2013 abbiamo lavorato con la cura di Federico Mazzonelli, Veronica Caciolli e Denis Isaia sulle collezioni del MAG. A tre artisti abbiamo chiesto di “rispondere” ad opere storiche. L’idea poi esportate con un progetto pilota nel 2013 e ripetuta nel 2014 è quella di sfruttare l’eterogeneità dell’ambito in cui il progetto complessivo Museo Alto Garda si muove per creare degli incroci e delle sovrapposizioni. Crediamo che la possibilità di entrare nelle maglie della storia, sia essa sotto forma di archeologia o di ricerca visiva, possa incontrare un’immagine “umida”, in un certo senso “sfocata” che sovrappone i piani di lavoro e li rende meno distinti. Senza inoltrarsi in un substrato troppo teorico crediamo che questo aspetto di Der Blitz e la sua ambizione rispetto a questo possa essere l’asticella rispetto alla quale intendiamo misurarci. Sappiamo che avremo successo se al di là della bontà dei singoli eventi riusciremo ad insediarci nelle trame della programmazione inclinando lo sguardo stesso del Museo che, a ben vedere, non differisce da quello del territorio. È proprio in questa triangolazione: Museo, Territorio, Contemporaneo che Der Blitz trova la sua ragione. A fronte di questo ragionamento la programmazione di Der Blitz va letta nella sua interezza. Del primo passo intitolato il/naturale, ovvero la mostra che metteva in congiunzione e contrappunto opere appartenenti ad epoche diverse, abbiamo detto. Non è una novità, ma una novità può essere il punto di arrivo. Abbiamo poi proseguito con una personale di Alessandro Piangiamore dedicata al vento, uno degli elementi che più definiscono lo stereotipo, ma anche la poesia del territorio. Nel 2014 invece ci siamo concentrati sull’idea di rete propria di ogni comunità che abbia a cuore la ricerca. Avere un contatto con alcuni di queste reti è stato per noi fondamentale per poter garantire la qualità della ricerca e un aggiornamento costante della stessa. Ciò che ne è uscito è un programma incalzante di 12 mostre che si alternano nelle tre stanze dello spazio di Arco di Trento, la Galleria Civica Giovanni Segantini. Per noi l’Atlante, questo il titolo del programma 2014, è appunto un tentativo di connessione, con altre comunità e con il territorio.(in corso fino al 05/10/204)

MT: Quali i temi presi in considerazione?

DI: Il programma 2014 si intitola l’ Atlante. Il riferimento è duplice, per un verso guarda alla mappatura arbitraria e del tutto sommaria che è insita nel progetto, per l’altro invece si rivolge metaforicamente all’osso che regge la testa. Ci siamo chiesti cosa regga la testa. E nel nostro caso la risposta sono le cose che amiamo più fare, banalizzando le passioni che vogliamo inseguire per capire dove possiamo finire, in quale grotta di sensi e di senso possiamo ritrovarci. L’invito rivolto a sei artisti, tre curatori e tre spazi indipendenti è stato quindi quello di assumere Der Blitz come una sorta di catalizzatore. Non abbiamo chiesto di sperimentare, ma di cogliere l’occasione per mettere insieme i pezzi o parte dei pezzi della propria ricerca.

Gasconade,   La pace tra gli animali - Museo Alto Garda

Gasconade, La pace tra gli animali – Museo Alto Garda

MT: Le relazioni tra gli artisti invitati (penso al progetto con Gasconade)?

DI: Ognuno ha interpretato liberamente l’invito che gli stato fatto. L’esempio di Gasconade è particolarmente calzante perché loro hanno esplicitato l’idea stessa di comunità. Seppur in maniera meno diretta questo è successo anche con Alessandra Prandin, succederà con Cripta 747 o ancora è successo con Chan Arte anche quando, come in quest’ultimo caso, hanno deciso di lavorare con un solo artista (Serena Porrati). L’idea di comunità a noi è parsa interessante come proposta complessiva intesa in senso progettuale. Sostituire il concetto di società con quello di comunità porta dei benefici all’orizzonte del reale. L’ordine della comunità è un ordine di realtà. Paradossalmente questo è anche il punto debole del nostro progetto, quello su cui dovremmo lavorare per ottenere un risultato che vada oltre lo stesso triennio che ci è stato concesso.

MT: Le relazioni con il territorio (penso al progetto che coinvolge l’artista Angelo Sarleti e il curatore Gabriele Sassone).

DI: Il territorio è un l’oggetto controverso di tutto il progetto Der Blitz. Non si può non guardare al territorio. D’altro canto, come Roberta Pagani ha cercato di narrare, si è guardato anche con troppa voracità culturale al territorio. Ma ancora come non farlo, o forse, perché non partire proprio da quel tipo di sfruttamento culturale che è stato operato tramite i soliti processi di culturalizzazione delle caratteristiche peculiari.

Inoltre c’è la già citata faccenda della comunità. Allora riprendendo l’assioma fra statistica e Segantini su cui Angelo Sarleti ha inteso lavorare, forse il cuore sta proprio lì, nel fargli il funerale anche se questo dovesse avere il sapore di una festa. Anzi tanto più se comprende una festa. Ma questa è un’anticipazione del progetto Der Blitz 2015 di cui vorremmo riparlarti presto.

Angelo Sarleti - Der Blitz 04/08/14  MAG

Angelo Sarleti – Der Blitz 04/08/14 MAG