L’ultima serie di fotografie che ha presentato Luisa Lambri allo Studio Guenzani ha qualcosa di spirituale. Niente di religioso o trascendentale. Spirituale nel senso etimologico del termine: qualcosa vicino al soffio, ad un alito impercettibile d’aria. Qualcosa spira, infatti, tra un’immagine eterea e l’altra. Dall’idea di soffio, che è leggero e invisibile, si giunge all’idea di spazio riempito da questa incorporea sostanza.

Leggerezza, impalpabilità e silenzio.

La facilità con cui la Lambri immortala tutto ciò disarma e, una volta sedati da una normale visione-passeggiata in galleria, entriamo veramente in una diversa dimensione percettiva e conoscitiva. Sapere che le immagini rivelano, ingrandite, alcune parti di opere di alcuni artisti legati al movimento Light and Space del Sud della California come James Turrell, Robert Irwin, Larry Bell, Peter Alexander, diventa sì, importante per molti versi, ma anche irrilevante per certi altri. Anche se non conoscessimo i nomi degli artisti né tanto meno le loro opere fotografate – in galleria ci sono quelle di Donald Judd, Dan Flavin e Lucio Fontana -, avremmo comunque la sensazione che spazio, luce, ambienti e atmosfere si siano fuse insieme – sintetizzate – per restituire l’umore di un dato tempo sospeso, bloccato.

Poetiche tanto da rasentare il mutismo – finestre su un vuoto atmosferico che sappiamo iper- culturalizzato e denso di storia artistica – la serie di immagini esposte, si potrebbe descrivere rubando il concetto dell’atto dello scavare la materia di uno sculture, applicato però alle immagini fotografiche per loro natura piatte e, solo apparentemente, bidimensionali.

Minimali forse più delle opere che immortalano, alla ricerca di uno spazio tanto ‘concettuale’ quanto sviscerato (Fontana) e banalizzato, questi Untitled sembrano mutare sotto ai nostri occhi, un po’ come osservare la leggera foschia di un paesaggio o il variare della luce all’imbrunire. Raccontano anche dello spostarsi leggero dell’atmosfera (intesa come aria), mentre si cammina. Luisa Lambri, infatti, è sensibile al modo non solo di utilizzare il linguaggio fotografico, ma anche nel disporre l’ ‘oggetto-foto’ nello spazio reale. Prova ne sia l’aver installato le fotografie in mostra ad un’altezza molto bassa.

Davanti alle immagini di un particolare di una scultura di Donald Judd  – immortalato alla Chinati Foundation a Marfa, Texas – ho la sensazione di essere inghiottita (ma volendo anche abbracciata) dall’immagine stessa. Ecco allora che questa serie – presentata come un lavoro che ha preso una nuova ‘direzione’ nel percorso professionale della Lambri – diventa un’opera totale site-specific in cui si stratificano più spazi, più tempi e più umori: il luogo dove sono installate le sculture, i movimenti compiuti per capirle e fotografarle; non ultimo lo stesso Studio Guenzani, luogo finale dove si sommano più momenti e percezioni.

Luisa Labri,   installation view ©Andrea Rossetti -  Courtesy Studio Guenzani

Luisa Labri, installation view ©Andrea Rossetti – Courtesy Studio Guenzani

Luisa Lambri,   Untitled (Marfa Project,   #01),   2012 ©Andrea Rossetti -  Courtesy Studio Guenzani

Luisa Lambri, Untitled (Marfa Project, #01), 2012 ©Andrea Rossetti – Courtesy Studio Guenzani