Luigi Ontani - "er" "SIMULÀCRUM" "amò" Vedute dell’installazione - GAMeC,   Bergamo,   2014 Foto: Giorgio Benni Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Luigi Ontani – “er” “SIMULÀCRUM” “amò” Vedute dell’installazione – GAMeC, Bergamo, 2014 Foto: Giorgio Benni Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

GAMeC, Bergamo

La visita alla personale di Luigi Ontani inizia già prima di entrare nelle sale espositive con il titolo “er” “SIMULÀCRUM” “amò”, un gioco di parole che foneticamente allude alla città che la ospita e, al tempo stesso, alla sua pratica per eccellenza, la simulazione (il simulacro), appunto. Questo bisticcio, divertente e arguto, analogamente a quelli che utilizza come titoli, è una micropoesia: parole che non solo qualificano e nominano ma suggeriscono percorsi di senso, indizi per decodificare l’immagine ed entrare nella dimensione atemporale e fantastica dell’artista. Titolo-poesia – sintesi derivante dai primi componimenti pubblicati quasi contemporaneamente agli esordi visivi su Il resto del Carlino nei primi anni Settanta – che è anch’esso opera.

La mostra è un’antologica piuttosto esaustiva del lavoro di Ontani quello fotografico, mancano invece le sculture e gli Oggetti Pleonastici del primo periodo – con un’ampia selezione che copre l’arco di tempo dal 1968 al 2011, comprendente alcuni rari lavori degli inizi come Bolle di sapone (1968) stampa lenticolare che precede i video in Super8, girati camera fissa e in tempo reale in cui Ontani svolge azioni banali e ripetitive. I video sono di grande interesse poiché raramente esposti. Di questo primo periodo anche alcune fotografie tratte dalle performance, che rappresentano il passaggio da queste prime azioni alla fissità dei lavori successivi. Ontani ben presto prende le distanze nei confronti della tendenza bodista coeva per utilizzare, in direzione ostinata e contraria, il proprio corpo e la performatività in un’ottica di travestitismo, privata però della volontà di indagare e problematizzare questioni identitarie e di genere e della una critica alla morale corrente comune ad artisti all’epoca, ma come esperienza ludica di ritorno all’infanzia. È un gioco senza confini, che rimanda al teatro che non a caso in quegli anni abbandonava nelle sue sperimentazioni più avanguardistiche la parola in favore di un lavoro sulla fisicità, e alle tradizioni dello spettacolo popolare del carnevale, della maschera – e del rito – fino alla pratica dei misteri medievali e dei tableaux vivants. Così nel suo teatro di posa solitario, senza spettatori, quasi fosse la camera dove il bambino prova i vestiti e i trucchi dei grandi, Ontani inventa altri mondi, percorre avanti e indietro la storia dell’arte, i miti e i riti, indossando i panni di personaggi famosi, eroi e santi.

Artista-trasformista e anticipatore, ha messo in scena uno spettacolo grandioso con il suo corpo come protagonista, un corpo apparentemente «imperituro e immortale, che cambia fisicamente e materialmente» come sostiene Antonine Artaud. È la pratica del mascherarsi – come ben sottolinea, nel suo saggio, il curatore Giacinto Di Pietrantonio «quella di Ontani non è una sostituzione di persona, ma è Persona, senza dimenticare che il significato originario di persona è maschera». Un’identità in transito, sperimentale, nella quale i dualismi uomo/donna, natura/artificio si fondono e vengono scavalcati. Già negli anni Settanta Ontani ha anticipato “analogicamente” un modello contemporaneo sospeso e sempre temporaneamente situato, mai univocamente definito, metamorfico, antesignano delle forme fluide che l’identità ha assunto con l’avvento delle tecnologie digitali e teorizzato, tra gli altri, da Donna Haraway nella figura del cyborg (concretizzatasi nell’avatar di Second Life).

Ontani dunque è Uno nessuno e centomila ma senza la drammaticità pirandelliana, sostituita qui da un’ironia fanciullesca – ma mai ingenua– che dissacra miti e personaggi, facendo della storia e della tradizione materiale d’uso in un’attitudine postmoderna. È un viaggio spazio-temporale che attualizza il passato: è GaribalDiOnore, Dante e Pinocchio, misticheggiante FauNixio, lupa capitolina in Lapsus Lupus. Ripercorre la storia dell’arte, in una dinamica di sovrapposizione, appropriazione e citazione come in Meditazione après La Tour, Déjeuner sur L’ArT, San Sebastiano nel Bosco di Calvenzano d’après Gudo Reni, o la bellissima serie dei Prigioni omaggio a Michelangelo. La sua è un’arte colta, dai molteplici livelli di lettura, a cui invitano i molti riferimenti che insieme ai titoli conducono a una più profonda e completa comprensione dell’opera.

Oltre il fascino intellettualistico del rimando colto, le opere del polimorfo Ontani sono sottilmente seduttive: il corpo spesso nudo, la carne resa tattile nelle fotografie acquarellate. Anche nella tecnica c’è un attento recupero di pratiche artigianali che provengono, come in questo caso, a tradizioni popolari.

Una galleria di fotografie che vale un intero museo.

Rossella Moratto

Fino all’11 gennaio 2015

Luigi Ontani - "er" "SIMULÀCRUM" "amò" Vedute dell’installazione - GAMeC,   Bergamo,   2014 Foto: Giorgio Benni Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Luigi Ontani – “er” “SIMULÀCRUM” “amò” Vedute dell’installazione – GAMeC, Bergamo, 2014 Foto: Giorgio Benni Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Luigi Ontani - "er" "SIMULÀCRUM" "amò" Vedute dell’installazione - GAMeC,   Bergamo,   2014 Foto: Giorgio Benni Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Luigi Ontani – “er” “SIMULÀCRUM” “amò” Vedute dell’installazione – GAMeC, Bergamo, 2014 Foto: Giorgio Benni Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Luigi Ontani San Sebastiano nel bosco di Calvenzano díaprès Guido Reni 1970 Colour photograph on paper 100 x 70 cm (with frame) Private Collection Courtesy L’attico e Fabio Sargentini

Luigi Ontani San Sebastiano nel bosco di Calvenzano díaprès Guido Reni 1970 Colour photograph on paper 100 x 70 cm (with frame) Private Collection Courtesy L’attico e Fabio Sargentini

Luigi Ontani Pure’zza 1996  Sepia photograph hand-painted by the artist on paper diametro 109 cm Collezione Gaetano e Barbara Maccaferri

Luigi Ontani Pure’zza 1996 Sepia photograph hand-painted by the artist on paper diametro 109 cm Collezione Gaetano e Barbara Maccaferri