Inaugura domani al MAXXI, Luigi Ghirri. Pensare per Immagini – Icone Paesaggi Architetture (fino al 27/10/03). La mostra raccoglie oltre 300 scatti, soprattutto vintage prints, ma anche menabò di cataloghi, libri della sua biblioteca privata, riviste, recensioni, collezioni di fotografie anonime, cartoline e dischi, per raccontare la sua collaborazione con gli artisti concettuali degli anni Settanta, i suoi riferimenti culturali e artistici, il suo interesse per la musica e i suoi rapporti con musicisti come i CCCP e Lucio Dalla. Un Ghirri non solo fotografo, ma anche editore, curatore, teorico e animatore culturale, in costante dialogo con architetti, musicisti, scrittori e artisti.

Alcune domande a  Francesca Fabiani, curatrice con Laura Gasparini e Giuliano Sergio della mostra.

ATP: Inaugura domani l’importante mostra ‘Luigi Ghirri. Pensare per immagini’. Quali sono gli aspetti peculiari dell’esposizione?

Francesca Fabiani: A distanza di più di 20 anni dalla sua scomparsa, l’idea è stata quella di fornire una ri-lettura del lavoro di Ghirri dando spazio agli aspetti più complessi e affascinanti della sua ricerca. A questo scopo è stato privilegiato un percorso inedito che procede per sezioni tematiche e, all’interno di queste, cerca di inanellare sequenze di foto nelle quali è possibile rintracciare i concetti chiave della ricerca di Ghirri.  Si va dai lavori degli anni ’70, nei quali l’artista sembra operare uno “smontaggio” progressivo del grande collage che appare nell’inquadratura, fino a quelli degli anni ’90 in cui i paesaggi sublimi, le immagini straordinarie dell’ordinario, gli edifici d’autore e quelli più banali, la presenza umana assente ma sottintesa, si ricompongo in una visione misurata e partecipe dei luoghi attraverso una ricerca coloristica che si fa via via più raffinata.  Altro aspetto importante è la scelta dei materiali: si è voluto mettere in mostra quasi solo stampe vintage (stampate dall’autore) per presentare – anche nei formati e nel colore –  il Ghirri “originale”.

ATP: Perché avete deciso di suddividere la mostra per aree tematiche anziché seguire un ordine cronologico?

FF: Oltre ad evidenziare i principali ambiti attraverso cui prese forma la ricerca di Ghirri (icone paesaggi architetture), l’andamento tematico riprende una modalità di interagire con le immagini tipica del fotografo emiliano che, attraverso l’organizzazione del lavoro per “serie”, lasciava spazio alle potenzialità combinatorie dei segni: come un sistema linguistico in continua elaborazione, le sequenze fotografiche sono concepite per essere di volta in volta ripensate e reinterpretate per dare vita a nuovi percorsi percettivi.  Il percorso, tra associazioni e rimandi, consente dunque una lettura aperta e reversibile del suo lavoro, rivelando non soltanto la tecnica fotografica, ma il modo in cui guardava, sceglieva, ordinava e pensava per immagini

ATP: Oltre alle fotografie sarà esposto molto materiale appartenente a Ghirri: menabò di cataloghi, libri della sua biblioteca privata, riviste, recensioni, collezioni di fotografie anonime, cartoline e dischi ecc. 

FF: Ghirri è stato non solo fotografo ma anche curatore, editore, teorico, critico, promotore e organizzatore di progetti collettivi, in costante dialogo con fotografi, musicisti, scrittori e artisti. Ed è stato un uomo curioso, aperto. La sua curiosità intellettuale lo portava a leggere, studiare, ascoltare musica: i libri, i dischi, le immagini, gli oggetti che egli conservava e collezionava oggi contribuiscono a delineare la sua figura . Oltre alla presentazione di materiali originali, in mostra sarà allestito un tavolo – una sorta di “scrivania” virtuale dell’autore con monitor interattivi – che consentirà di leggere e sfogliare tutte le principali pubblicazioni di e su Ghirri.  Invito i visitatori a perdersi un po’ tra i testi: Ghirri era uno scrittore straordinario che sapeva esporre con lucida poesia il suo pensiero.

ATP: In mostra ci sono molte stampe vintage. Quale, più di altre, ti ha rivelato un Ghirri che non conoscevi?

FF: È molto difficile delegare ad una singola immagine la “significatività” del lavoro di Ghirri. Più che difficile forse è improprio: lui stesso non teneva in gran conto la singola fotografia, non andava in cerca di immagini stra-ordinarie né venerava l’oggetto fotografico. Direi piuttosto che stare per molto tempo a contatto con il suo lavoro, scegliere le foto, ragionare, studiarlo, mi ha lasciato una immagine complessiva del mondo più lucida e consapevole, ma anche più poetica. Ce ne sono alcune che trovo spassose: ecco, forse prima non avevo colto a fondo la sua ironia, che non diventa mai irriverenza.

ATP: In sintesi, come il percorso espositivo fa intendere il suo modo di ‘pensare per immagini’?

FF: Intanto attraverso l’andamento tematico, di cui abbiamo già parlato. Inoltre, il percorso della mostra è segnato da una serie di citazioni tratte dagli scritti di Ghirri che rivelano la profondità e la straordinaria ricchezza del suo pensiero. Non che le immagini abbiano bisogno di essere “spiegate”, ma le parole di Ghirri possono aiutarci a seguire i suoi ragionamenti e a ritrovarli nelle fotografie.

Quale è la caratteristica fondamentale che, ancora oggi, rendere le fotografie di Luigi Ghirri di estrema attualità?

Non ce n’è una sola. Ghirri ha lanciato molti “sassi nello stagno e i cerchi sull’acqua continuano ancora oggi a propagarsi. La complessità della sua ricerca linguistica e formale attrae l’interesse di molti giovani artisti. Ma anche il suo pensiero non ha perso incisività: l’esortazione a stupirsi continuamente del mondo, a non dare nulla per scontato, a superare il luogo comune e lo stereotipo, a diffidare delle false immagini, a combattere “l’anestesia dello sguardo”, penso siano indicazioni sempre valide. Quella di Ghirri è una ricerca  complessa, il cui ascendente supera di gran lunga il contesto territoriale e temporale (peraltro assai limitato) entro cui egli operò la sua “rivoluzione” visiva.

Luigi Ghirri,   Roma,  1978 da: Kodachrome (1970-1978) C-print,   vintage cm24x17 Courtesy ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, Roma, 1978 da: Kodachrome (1970-1978) C-print, vintage cm24x17 Courtesy ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri,   Ferrara,   1981 da Topografia-Iconografia (1980-81) C-print,   vintage cm 38,  4 x 30,  4 Courtesy ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, Ferrara, 1981 da Topografia-Iconografia (1980-81) C-print, vintage cm 38, 4 x 30, 4 Courtesy ©Eredi Ghirri