Luciano Fabro Nessun goda né di testa né di coda,   1998 Cm 33 x 48 Pastello su cartoncino Collezione privata Foto: Annalisa Guidetti e Giovanni Ricci,   Milano

Luciano Fabro Nessun goda né di testa né di coda, 1998 Cm 33 x 48 Pastello su cartoncino Collezione privata Foto: Annalisa Guidetti e Giovanni Ricci, Milano

Testo di Valentina Gervasoni

I fogli erano bianchi, avorio, di carta da pacco, di carta paglia o di silicone per alimenti.

I fogli erano cartoncini di diverse grammature, carte millimetrate o pagine di riviste.

Fantasie tipografiche decise o incerte, veloci o lente, sottili o spesse.

China, grafite, pastelli a cera, matite colorate, acquerelli, penne a sfera, inchiostro di macchina per scrivere, erano i mezzi per convertire i gesti in segni, e i segni in rapporti con le idee e con il cuore.

Un impegno costantemente inconsapevole – “Io per esempio, sono uno che non disegna mai”, ricordava Luciano Fabro ai suoi studenti – ma che, in modi diversi, può assumere le caratteristiche di un percorso, di un In-Opera, che conduce a un inevitabile ritratto emozionale rappresentato da ritmi, pieni e vuoti, colori, tagli, fori, buchi, collage, dediche: disegni confezionati sottoforma di dono.
Doni che Fabro dedicava solo a persone “non sentimentalmente estranee a lui e all’arte”, afferma Silvia Fabro, figlia del Maestro e co-curatrice della mostra insieme a Giacinto Di Pietrantonio; la quale continua dichiarando: “Una mostra con 100 disegni era in fase di progettazione per la Cina quando mio padre è venuto a mancare, e per me, poter portare a compimento questo suo progetto ha un doppio valore”.

La mostra presentata per la prima volta in Italia alla GAMeC di Bergamo è, dunque, la messa in opera di più di quarant’anni di vita e di arte di un uomo, in cui vita e arte, ricorrendo a codici linguistici diversi e complementari, raccontano di legami, di dialoghi, di scambi della vita, di tenerezze e di operatività, evoluzione e apertura. La composizione che ne risulta si sviluppa in ordine cronologico ed equivale alla registrazione di un sismografo sensibile ai moti dell’animo umano. Dai primi fori su carta millimetrata si giunge a opere come Struttura ortogonale assoggettata ai quattro vertici a tensione (1964), in cui la griglia grafica si concretizza in una griglia in tubolare di ottone. Dalla relazione tra linea retta e linea curva, visibile in molte serie di disegni come Dindolo, dondolo (1995), Nessun goda né di testa né di coda (1997), si giunge ai punti d’incrocio delle griglie di 1962 (Habitat) (1981), da cui dipartono altrettanti peduncoli di ottone, raccordi anulari.

E, se l’avanzare civile dell’uomo contemporaneo è molto zoppicante, come sottolinea Fabro in Zoppo. I miei passi hanno bucato il cielo. I miei passi hanno bucato la terra. Io sono zoppo (1994), e, spesso, è necessario ricominciare Daccapo, alla cieca (2005), come lo stesso artista ha fatto dopo la morte della moglie Carla, questi disegni, impegnandosi a tessere il filo sottile del ricordo, raccontano del modo in cui Si potrebbe supporre… “che ogni vita abbia un senso il che permetterebbe di supporre che vivere non sia altro che venire scoprendo questo senso”.

Così, passo dopo passo, attraverso le sale del museo, si giunge al In principio (2007): Luciano Fabro. Disegno In-Opera materializza una dimensione di attesa, un crescendo di emozionata aspettativa in cui  Fabro ci restituisce la forza della realtà mettendo a fuoco la dimensione complessa del pensiero, dove le forme del pensare e del fare non si separano, come non lo sono la vita materiale e la vita artistica. Forme del tempo, forme della vita e vita delle forme: il loro stato di complessità è lo stato di grazia dell’arte di Fabro, qui esposto per lasciare un segno. O meglio. Un disegno.

Luciano Fabro L’alba,   1994 Cm 78 x 54 Acrilico e grafite su cartoncino Collezione privata Foto: Annalisa Guidetti e Giovanni Ricci,   Milano

Luciano Fabro L’alba, 1994 Cm 78 x 54 Acrilico e grafite su cartoncino Collezione privata Foto: Annalisa Guidetti e Giovanni Ricci, Milano

Luciano Fabro Quale equilibrio,   2004-2005 Cm 69,  5 x 49,  5 Acrilico,   grafite,   pennarello su carta Collezione Luisa Protti,   Milano Foto: Annalisa Guidetti e Giovanni Ricci,   Milano

Luciano Fabro Quale equilibrio, 2004-2005 Cm 69, 5 x 49, 5 Acrilico, grafite, pennarello su carta Collezione Luisa Protti, Milano Foto: Annalisa Guidetti e Giovanni Ricci, Milano