Fabrizio Prevedello,   Luce,   CAMeC,   La Spezia 2014,   immagine mostra,   courtesy Cardelli e Fontana,   (foto Jacopo Menzani)

Fabrizio Prevedello, Luce, CAMeC, La Spezia 2014, immagine mostra, courtesy Cardelli e Fontana, (foto Jacopo Menzani)

Fabrizio Prevedello è il protagonista del secondo ciclo espositivo del CAMeC, Centro Arte Moderna e Contemporanea, con la mostra “Luce” (visibile fino al 12 aprile 2015). Dedicato alla scultura, questo secondo appuntamento – a cura di Francesca Cattoi -, si sviluppa nelle sale del Piano Zero del Museo, in una stretta relazione con le specificità dello spazio espositivo.

Il calco in negativo della montagna, realizzato avendo in mente il Monte Sagro, la sua altezza, la sua importanza all’interno delle Alpi Apuane. Un labirinto intricato di teli da cantiere nel quale si incontrano le tracce del passaggio dell’artista che ha lasciato dietro di se? gli Innesti. Una palafitta di traverse di ferro e legno, un’amaca. Una scultura in marmo attraversata da una punta di ferro e da due punti di saldatura, che modificando il suo aspetto naturale esterno creano una geometria di energie attivate al suo interno. Queste le tre installazioni che compongono un percorso all’interno delle sale del CAMeC, una trasposizione tridimensionale di un vissuto che ci appartiene, che appartiene principalmente al vicino territorio di Carrara e Massa, ma che ha echi non solo nello spezzino e a livello nazionale, ma anche a livello internazionale. Si affacciano temi importanti e attuali, come la sostenibilita? dell’utilizzo delle risorse naturali, la competenza professionale nel farlo, il rispetto per il lavoro del cavatore, come dello scalpellino e dell’artigiano al servizio dell’arte, la ricerca di un approccio diverso alla montagna e alle sue risorse, la durezza del lavoro dell’artista come dell’operaio, la determinazione nel proseguire sul percorso iniziato, l’accettazione delle regole dell’industria, l’utilizzo dei suoi prodotti. (Francesca Cattoi, dal testo in catalogo stampato in occasione della mostra “Luce. Fabrizio Prevedello”,  CAMeC, Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia, 2014)

Abbiamo posto una serie di domande all’artista, per capire molte delle sue scelte, sia per quanto riguarda i soggetti delle sue opere, ma soprattutto per l’utilizzo dei materiali.

ATP: Di origini venete, dopo un periodo berlinese, hai deciso di trasferirti nel 2002 in un piccolo centro nelle Alpi Apuane. Quanto ti ha condizionato l’ambiente in cui vivi? Nello specifico ci sono delle influenze evidenti nella tua ricerca scultorea?

Fabrizio Prevedello: Ho vissuto Berlino come una grande macchina i cui ingranaggi in movimento davano la possibilità di poterci saltare dentro e partecipare se ne coglievi il ritmo e lo spirito, una città aperta e indaffarata, leale e senza sonno. Quando ho deciso di lasciarla ho immaginato che, come scultore, nei paraggi di Carrara avrei trovato lavoro e materia. Non immaginavo che avrei trovato migliori condizioni per concentrarmi.

Lì nei laboratori ho incontrato molta gente, capace, appassionata e testarda, che dedica a volte anche anni scolpendo le proprie o altrui visioni, osservarli mi ha incoraggiato a perseguire.

ATP: Cosa ti affascina degli ambienti naturali laddove sono trasformati, per esigenze commerciali, dall’uomo? Penso all’estrazione del marmo nelle zone tra Massa e Carrara.

F.P.: Il territorio delle Apuane è estremamente variegato, lasciata la fascia di pianura i monti salgono raggiungendo velocemente i quasi duemila metri. Sono monti molto aspri, affascinanti, dove continuamente la presenza dell’intervento umano è resa evidente da quei luoghi terribili e meravigliosi che sono le cave, squarci di diamante tra il verde della vegetazione o il grigio della roccia consumata dal tempo. Poi più silenziosamente antichi piccoli sentieri tracciati dai pastori, dai cavatori e dalle rotte della seconda guerra mondiale che qui ha lasciato, come altrove, tragici eventi. Il territorio, anzi quella parte di territorio che mi attrae, è una continua contraddizione tra scempio e meraviglia, tra spreco e sopravvivenza, grandezza e modestia. Con le mie mani anch’io ho scolpito bellissime e orribili forme, per passione, per vivere, per lodare.

ATP: Cosa pensi delle formazioni “accademiche”? Te lo chiedo perché sei spesso presentato come uno scultore che si è emancipato da un’impostazione “classica”, che ha trovato, ora un linguaggio maturo e consapevole.

F.P.: Penso che sia una delle vie di accesso alla vita, né l’unica né la migliore. All’interno o fuori dalle istituzioni la questione è incontrare gente appassionata e generosa. Capire cosa non si vuole fare da grandi è già un bell’inizio.

Fabrizio Prevedello,   Luce,   CAMeC,   La Spezia 2014,   immagine mostra,   courtesy Cardelli e Fontana,   (foto Jacopo Menzani)

Fabrizio Prevedello, Luce, CAMeC, La Spezia 2014, immagine mostra, courtesy Cardelli e Fontana, (foto Jacopo Menzani)

ATP: Per entrare nello specifico della tua mostra, che significato hai dato alla “luce” che compare nel titolo?

F.P.: “Luce” è una parola sola, dall’accezione positiva, in scultura più che altrove permette di leggere i volumi. Dà speranza. E’ energia che genera.

ATP: Che allestimento avete pensato tu e la curatrice Francesca Cattoi? C’è un percorso con delle particolarità da seguire e notare?

L’abbiamo immaginata come un percorso. Il museo ha grandi aperture,  avevo il desiderio che fosse fruita senza essere distratti dalle altre esposizioni concomitanti (tutte riguardanti la scultura) e senza poterla possedere in un colpo d’occhio. Così ho ridotto l’ingresso e l’uscita e ho diviso le tre stanze in tre tempi distinti. Si parla del camminare, del dentro e del fuori, del costruire e del distruggere. Del riposare.

ATP: C’è un’opera, in particolare, che racchiude o condensa, l’intero progetto espositivo?

F.P.: Un dettaglio dell’ultima opera in mostra è quella da cui ho cominciato a immaginare “Luce”. Ho raccolto un sasso, una scheggia di marmo da una cava. L’ho esposta senza modificarne la superficie ma al suo interno ho scavato due fori, vi ho inserito l’elettrodo di una saldatrice e un metallo e ho effettuato una saldatura ottenendo fuoco, quindi calore e luce. Forse da qui, dall’interno della materia, si può ripartire, cambiare punto di vista.

ATP:  Come coniughi l’aspetto performativo legato al linguaggio della scultura?

F.P.: Col mal di schiena…

Barnett Newman diceva che la scultura è quella cosa contro cui vai a sbattere mentre ti allontani da un quadro per vederlo meglio. Ometteva che il risultato dello scontro è il mal di schiena. Appunto. La scultura a volte può stare al vento. Resiste…

ATP: Nelle tue sculture assembli spesso materiali diversi con consistenze e lavorazioni molto differenti. Senza contare che ogni materiale è carico, nel processo della storia dell’arte, di un bagaglio culturale molto denso. Come scegli avvicini i materiali che utilizzi?

F.P.: Mi interessano i materiali che ci circondano.  Vivo tra montagne di marmo e impiego il marmo, anch’io come molti da molto tempo e vivo nelle città fatte di cemento e di vetro e li utilizzo. Le montagne e le città sono i volumi, gli spazi con cui mi relaziono principalmente.

ATP: In merito a “Innesti” – gli interventi scultorei a cielo aperto dove intervieni in luoghi isolati con minimi interventi -, come si relaziona questo tipo di ricerca con quella più strettamente legata alla scultura in ambienti espositivi? C’è una continuità o sono ricerche che si sviluppano in parallelo?

F.P.:  Gli “innesti” sono ciò che salverei se dovessi gettare tutto quello che ho realizzato. Si tenta di non vivere a compartimenti stagni; a volte ragioniamo a voce alta, a volte in silenzio girandoci nel letto. L’impronta digitale è la stessa, il luogo per fortuna a volte è un ambiente espositivo a volte molto di più.

 Intervista di Elena Bordignon

fabrizioprevedello.com

Fabrizio Prevedello,   Luce,   CAMeC,   La Spezia 2014,   immagine mostra,   courtesy Cardelli e Fontana,   (foto Jacopo Menzani)

Fabrizio Prevedello, Luce, CAMeC, La Spezia 2014, immagine mostra, courtesy Cardelli e Fontana, (foto Jacopo Menzani)

Fabrizio Prevedello,   Luce,   CAMeC,   La Spezia 2014,   immagine mostra,   courtesy Cardelli e Fontana,   (foto Jacopo Menzani)

Fabrizio Prevedello, Luce, CAMeC, La Spezia 2014, immagine mostra, courtesy Cardelli e Fontana, (foto Jacopo Menzani)

LUCE – Fabrizio Prevedello

CAMeC / La Spezia

a cura di Francesca Cattoi / Fabrizio Prevedello

Fino al 12 aprile 2015

CAMeC / Piazza Battisti, 1 _ La Spezia

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Piano Uno

Eliseo Mattiacci. Forme e materiali della scultura

a cura di Francesca Cattoi e Eliseo Mattiacci in collaborazione con Cornelia Mattiacci

11 luglio 2014 – 31 gennaio 2015

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Piano Due

Ripensare le collezioni: la scultura

a cura di Francesca Cattoi con Eleonora Acerbi e la collaborazione di Silvia Benvenuti

11 luglio 2014 – 31 gennaio 2015

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Project Room

CAMeC ospita DATABASE, Carrara

a cura di Francesca Cattoi e Federica Forti con Eleonora Acerbi (e la collaborazione di Silvia Benvenuti)

11 luglio 2014 – 31 gennaio 2015