Luca Vitone Per l'eternità (Archivio) 2013 stampa fotografica 36,  5 x 44cm Edizione Unica Credito fotografico: Francesco Cardarelli courtesy l'artista e pinksummer,   Genova

Luca Vitone Per l’eternità (Archivio) 2013 stampa fotografica 36, 5 x 44cm Edizione Unica Credito fotografico: Francesco Cardarelli courtesy l’artista e pinksummer, Genova

ATPdiary ha intervistato  Luca Vitone, in occasione della sua mostra personale ‘Per l’Eternità’, ospitata nella galleria pinksummer di Genova. Il progetto che l’artista presenta è legato a quello che abbiamo visto nel Padiglione Italia Vice Versa, a cura di Bartolomeo Pietromarchi. Vitone ci racconta le connessione tra i due progetti.

ATP: E’ inaugurata alcune settimane fa la tua personale ‘Per l’eternità’. Il progetto di questa mostra è strettamente legato all’opera – dallo steso titolo – che hai presentato alla Biennale di Venezia: la scultura acromatica monolfattiva a base di diversi tipi di rabarbari che ricorda l’odore del materiale edile tossico. Perché hai scelto una tra le cose più effimere e momentanee, un profumo?

Luca Vitone: Più che profumo, lo chiamerei odore. Inizialmente volevo portare il materiale, l’eternit, ma per motivi di “sicurezza” non mi è stato permesso. Allora ho pensato a quale immagine altrettanto forte potessi presentare, eludendo l’oggetto e le oltre cento fotografie del “Viaggio in Italia” di Luigi Ghirri che mi avrebbero circondato. Ho pensato che quell’immagine fosse meglio evocarla. A un odore che ci riconducesse all’Eternit producendo una gigantesca scultura acromatica.

ATP: Ricordo che mi raccontavi che hai scoperto solo di recente che alcuni aspetti del tuo lavoro toccano alcune atmosfere immortalate da Luigi Ghirri. Cosa hai scoperto di avere in comune con questo grande fotografo?

L.V.: … di avere in comune, non so… Diciamo che con gli anni mi sono accorto di essermi dedicato a raccontare il paesaggio italiano mettendo a fuoco alcuni oggetti a margine. Questo forse è accaduto, anche se inconsapevolmente, guardando la sua fotografia.

ATP: Dedica, monumento effimero, gesto evocativo: la potenza del tuo lavoro in Biennale – a mio parere uno dei più incisivi – risiede proprio nella sua impalpabilità e inconsistenza. Di fronte ad un dramma così esteso, doloroso e, al tempo stesso, subdolo, quest’opera si avvicina molto ai silenzi commemorativi, ai momenti di arresto dal normale corso delle cose, per fermarsi a ricordare o riflettere. In galleria presenti un video che racconta con una sequenza di riprese fisse la storia dolorosa di Casale Monferrato, cittadina dove era ubicato lo stabilimento Eternit. Un odore prima, un video poi. Mi racconti lo sviluppo di questi due momenti: uno sintetico, l’alto più narrativo.

L.V.: Lavorando all’odore ho raccolto tante tragiche testimonianze, così drammatiche che non potevo esaurire il progetto con solo un capitolo. L’argomento doveva essere approfondito andando al di là della riflessione di ambito. Nella condivisione collettiva della Biennale bastava un gesto violento ma etereo. Nell’intimità della galleria ho voluto tirare fuori le voci e le immagini di quella tragedia perché sono di una violenza tale che bloccano il respiro e credo sia giusto fruirne quando non ci sia troppo pubblico, in una condizione più privata. Forse ci sarà un terzo capitolo, ma l’ultimo l’ha scritto Vincenzo Latronico sul catalogo di Viceversa.

ATP: Accompagnano la mostra delle fotografie che mostrano alcuni luoghi significativi. Cosa raccontano queste immagini?

L.V.: Un’opera è composta da nove immagini, otto fotografie e una cartografia, che raccontano il paesaggio in cui si è svolta la tragedia. Un panorama di Casale Monferrato su cui ho setacciato della polvere di cemento. C’è una copia del Venerdì di repubblica con una mia foto che mostra l’eternit di un tetto milanese. Ci sono tre collage fotografici che raccontano visivamente l’odore nello spazio espositivo e infine un dittico che mostra l’archivio AFeVA, Associazione Famigliari Vittime Amianto, dove sono raccolte le cartelle dedicate alle vittime dell’eternit e il laboratorio di Maria Candida Gentile dove è stato concepito l’odore. La fine e l’inizio, credo che si debba sempre porre lo sguardo al sorgere del sole.

ATP: Quasi come fosse una reliquia, in mostra c’è anche un pezzetto di eternit, plastificato e reso, appunto, un cimelio. Hai un vago ricordo di quando eri bambino e, come tutti noi, giocavamo magari sotto un pergolato di eternit?

L.V.: Alla luce di quello che ho ascoltato, cerco di non pensarci.

ATP: I temi dolorosi che affliggono l’uomo contemporaneo sono pressoché infiniti. Perché hai voluto approfondire proprio quello in merito a questo materiale tossico?

L.V.: Perché ho pensato che fosse un’ottima metafora del Novecento e dell’Occidente e il suo declino. Un materiale che nasce propositivo e risolutivo per il nostro abitare, ma che perde l’equilibrio e rovina in tragedia, con l’aggravante che la proprietà era consapevole di quello stava accadendo. Un atteggiamento diffuso di chi ha in mano il potere.

ATP: Eternit, “il materiale che doveva durare per sempre”, per l’eternità, appunto. Dalle poche frasi udibili nel video, sembra che a durare per sempre sia invece il dolore. Ci avrai riflettuto (e inevitabilmente sofferto) molto raccogliendo testimonianze e racconti delle persone che hanno vissuto in prima persona i danni irreparabili provocati dall’Eternit. L’arte, ha il potere di trasformare una vicenda reale – e drammatica – in metafora per parlare di altre realtà e altri dolori. Questo ‘potere’ dell’arte però, di trascendere un evento reale per trasformarlo in universale, metaforico, per molti versi tradisce l’evento stesso, a maggior ragione se è profondamente doloroso come quello accaduto a Casale Monferrato. Ecco che in questo la drammaticità dell’evento impone una non trasformazione, un restare fermamente legati ad un preciso luogo e ai tanti drammi in esso avvenuti in questi ultimi decenni. Come conciliare dunque aspetti così contraddittori?

L.V.: Per quanto mi riguarda, prendendomi la responsabilità delle immagini che presento e cercando di mantenere un rigore non spettacolare nei toni. Per il resto ci penseranno i posteri.

Luca Vitone Per l'eternità 2013 video hd durata 7'57" (still da video) courtesy l'artista e pinksummer,   Genova

Luca Vitone Per l’eternità 2013 video hd durata 7’57” (still da video) courtesy l’artista e pinksummer, Genova

Luca Vitone,   Per l'eternità (Genova) 2013 collage fotografico 27,  5 x 37 cm  Edizione Unica Credito fotografico: Francesco Cardarelli courtesy l'artista e pinksummer,   Genova

Luca Vitone, Per l’eternità (Genova) 2013 collage fotografico 27, 5 x 37 cm Edizione Unica Credito fotografico: Francesco Cardarelli courtesy l’artista e pinksummer, Genova

Luca Vitone,   Per l’eternità,   2013 Eternity,   resina epossidica crystal 59,  5 x 46 x 4 cm Edizione Unica?Credito fotografico: Francesco Cardarelli?courtesy l'artista e pinksummer,   Genova

Luca Vitone, Per l’eternità, 2013 Eternity, resina epossidica crystal 59, 5 x 46 x 4 cm Edizione Unica?Credito fotografico: Francesco Cardarelli?courtesy l’artista e pinksummer, Genova