Luca Monterastelli,    Viafarini DOCVA 2013 Installation view

Luca Monterastelli, Viafarini DOCVA 2013 Installation view

E’ stata inaugurata la settimana scorsa la personale di  Luca Monterastelli, ‘white – endlessly rocking’ (visitabile fino al 3 luglio). La mostra è la prima tappa di un progetto di collaborazione tra gli operatori dell’arte e quelli dell’impresa produttiva. Per questa occasione sono stati coinvolti il   Museo Carlo Zauli di Faenza, lo Studio Federica Rosso di Torino e Fusioni d’arte 3V di Walter Vaghi (Origgio, VA).

Intervista ai due curatori del progetto  Simone Frangi e Marco Tagliafierro

ATP: Come è nata l’esigenza di mettere in relazione diversi tipi di pratiche, quella artistica con quella artigianale e industriale?

Marco Tagliafierro: Innanzitutto grazie per questa domanda che mi offre l’opportunità di raccontare le premesse che, a mio avviso, motivano questo progetto. Simone Frangi ha istituito per Docva un board di curatori, di cui anche io faccio parte, chiamati a partecipare, oltre al monitoraggio delle ricerche artistiche che accedono all’archivio portfolio, alla definizione di parte programma dello spazio espositivo di Viafarini, secondo un sistema di co-curatele; ne consegue un complesso intreccio di percorsi di ricerca, organizzato  in modo da tessere più fili tematici attorno ai nuclei e ai dettagli di maggior rilievo. Consultando l’archivio, ci siamo imbattuti anche in quelle ricerche artistiche contraddistinte da una ponderazione di carattere analitico riferita alle differenti materie, più che altro quelle tradizionalmente coinvolte nel fare artistico, ed in questo senso anche le tecniche di lavorazione più antiche,  al fine di indagarne le possibilità fisiche, anche inaspettate. Poiché Viafarini nacque anche per facilitare la produzione artistica, io e Simone Frangi abbiamo attivato un asse di ricerca volto ad approfondire le possibili relazioni con diverse realtà produttive, sia artigianali sia industriali, per consentire agli artisti stessi di approfondire le proprietà strutturali per poterle mettere alla prova, sollecitandole fino all’individuazione del punto massimo di tensione.

Simone Frangi: Nell’arco di questo primo anno esplorativo, il dispositivo del board curatoriale per l’archivio ha dato dei frutti molto interessanti in termini di ricerca sulla scena artistica italiana ed ha permesso di alimentare la mia direzione artistica di questo primo anno attraverso pratiche collaborative e scambi di competenze. Il dispositivo della co-curatela è stato inoltre uno strumento interessante per aprire discussioni reali sulle pratiche degli artisti. La relazione con Marco Tagliafierro rappresenta una degli esempi più virtuosi e meno retorici di questa decisione curatoriale: ci siamo lentamente avvicinati alla ricerca di Luca Monterastelli, misurando le forze produttive che avevamo a disposizione con i percorsi artistici che progressivamente vagliavamo. Lo stato di evoluzione della ricerca di Monterastelli recava in sé, a nostro avviso, un bilanciamento ottimale ed il punto di equilibrio che cercavamo per interagire come curatori. 

ATP: Concretamente, come è avvenuto il primo appuntamento e che esiti ha dato? Mi riferisco alla mostra appena inaugurata di Luca monterastelli.

M.T.: In accordo con Luca Monterastelli, abbiamo scelto un confronto con materie e tecniche produttive che da sempre lui avrebbe voluto indagare. Abbiamo pertanto ritenuto opportuno sostenerlo in questa esperienza di avvicinamento e conoscenza, poichè abbiamo capito che questo suo interesse corrisponde ai motivi che realmente  strutturano il suo percorso di indagine artistica. Il risultato finale è profondamente caratterizzato dall’attitudine che Monterastelli esprime nell’avvertire come preponderante la necessità di mettere a diretto contatto materie diverse attraverso innesti (alcune volte in simbiosi, altre volte in contraddizione) ma sempre con l’intento di sperimentare incontri drammatici con altre presenza, con altre nature. Così facendo è giunto ad aprire un campo di indagine sulle risonanze culturali tra miti, figure, parole, simboli eterogenei.

S.F. Il percorso che abbiamo intrapreso con Luca ci ha portato subito ad adeguarci alla molteplicità di livelli di lettura del suo lavoro ed polisemia che caratterizza la sua scultura. Parallelamente ad un percorso collettivo in cui Luca, Marco ed io ci siamo confrontati sulle questioni cruciali del progetto espositivo che stavamo affrontando, Marco ed io ci siamo rispettivamente fatti carico di una componente di “white-endlessly rocking”. Marco ha seguito a stretto giro il confronto di Luca con le realtà artigianali che avevamo identificato con lui, restituendo in maniera quasi diaristica le diverse fasi di negoziazione della collaborazione e le diverse resistenze degli artigiani per piegare una determinata tecnica a finalità artistiche; ho seguito maggiormente la formalizzazione, teorica ed allestitiva, dell’esposizione. La mostra che Luca Monterastelli ha inaugurato a Viafarini fa veramente il punto sulla sua ricerca scultorea passata e apre diverse questioni molto sostanziosi. Una modalità tra le altre di giocarci la co-curatela, presentando in modo non didascalico ed integrando due sensibilità curatoriali diverse e complementari. Questo ci  ha permesso di mettere in luce i vari piani su cui Monterastelli gioca, portando avanti una ricerca plastica che si insinua criticamente nella storia della scultura classica e che manipola dei retaggi artistici italiani altrimenti troppo ingombranti. 

ATP: Per il primo progetto avete coinvolto il Museo Carlo Zauli (Faenza), lo Studio Federica Rosso (Torino) e  Fusioni d’arte 3V di Walter Vaghi (Varese). Come hanno reagito al vostro invito queste realtà artigianali? 

M.T.: Tutti e tre gli artigiani coinvolti: Aida Bertozzi, Federica Rosso e Walter Vaghi, sono abituati al confronto con gli artisti e sono soliti considerare il loro ruolo non come quello di un mero operatore, anzi,  cercano, piuttosto, lo scambio, il confronto sincero, che diventa  a doppia mandata; la visione, spesso, distante dalla tecnica, propria dell’artista contemporaneo, stimola l’artigiano a trovare nuove tecniche o metodologie.

ATP: Quali saranno i prossimi sviluppi di questo progetto?

M.T.: I prossimi sviluppi si risolveranno nel coinvolgimento di altre materie e tecniche, cercando di supportare, il più possibile, gli artisti coinvolti  nel percorso di indagine che le riguarda.

S.F.: Come è evocato nel comunicato stampa la mostra personale di Luca Monterastelli nasce come un’ulteriore concretizzazione dell’impegno di Viafarini DOCVA nell’agevolare l’interazione e il dialogo tra pratiche artistiche e produzioni laboratoriali, artigianali e industriali.  Grazie ad essa Viafarini torna a ribadire uno dei filoni di ricerca che contraddistinguono la sua mission sin dalle origini e che, soprattutto a partire da Settembre 2013, torneranno ad animare in maniera importante la sua programmazione. Il tutto verrà integrato da progetti di co-working e a programmi specifici che cercano di rafforzare i legami di collaborazione tra gli operatori dell’arte e quelli dell’impresa produttiva, rapporti non esclusivamente legati alla manipolazione della materia ma volti a far circolare l’artista nelle realtà d’impresa come professionista. 

Luca Monterastelli,    Viafarini DOCVA 2013 Installation view (detail)

Luca Monterastelli, Viafarini DOCVA 2013 Installation view (detail)

Luca Monterastelli,    Viafarini DOCVA 2013 Installation view (detail)

Luca Monterastelli, Viafarini DOCVA 2013 Installation view (detail)