Deimantas NarkeviciusThe Dud Effect (2008),   Courtesy  gb agency,   Paris;  Galerie Barbara Weiss,   Berlin and the artist.

Deimantas Narkevicius, The Dud Effect (2008), Courtesy gb agency, Paris; Galerie Barbara Weiss, Berlin and the artist.

La sezione dello Schermo dell’Arte film Festival, Focus on – sezione che rende omaggio agli autori più rappresentativi del cinema d’artista internazionale – quest’anno è dedicato allo scultore e regista lituano Deimantas Narkevic?ius. Saranno presentati durante il festival cinque suoi film: Revisiting Solaris (2007) The Role of a Lifetime (2003), Once in the XX Century (2004), The Dud Effect (2008) e Restricted Sensation (2011), dai quali emerge, attraverso l’uso del found footage e del documentario, una visione della storia influenzata dai ricordi soggettivi con particolare attenzione allo sviluppo sociale dell’Europa sovietica.

Sabato 16 novembre, alle ore 15:45? al Museo Marino Marini, si svolgerà l’incontro con Deimantas Narkevic?ius. ?Coordinano Alberto Salvadori, direttore Museo Marino Marini, e Andrea Villiani, direttore MADRE, Napoli

ATPdiary – in collaborazione con Martina Odorici – incontra l’autore ponendogli una serie di domande.

ATP: Il tuo lavoro nasce dall’intreccio di interessi verso vari temi: l’individualità, la collettività, la memoria in relazione alla ‘Storia’. Mi dai una tua interpretazione del concetto di ‘storia’?

Deimantas Narkevic?ius: La nostra cultura si costruisce sul passato. La Storia è la rappresentazione del passato. E per me, anche dal passato molto recente. Un passato recente che ancora ricordiamo e che non è lontano, una storia di individui che l’hanno vissuto e ancora vivono. Il passato recente a cui mi riferisco in alcuni dei miei lavori è il periodo del socialismo di stato. Ci sono ancora persone che lo ricordano, quindi non è descritta o definita come Storia. E’ ancora dinamica, essendo memoria individuale e soggettiva. E’ questa la ragione per la quale io inizio con storie che sono importanti a livello personale, piccole storie che possono essere viste come Storia marginale. Per me, personalmente, la vita sembra essere piena di eventi e storie. Ho sentito il bisogno di riferirmi a queste storie sviluppando forme narrative di creatività per poi riferirmi al passato dinamico. E’ così che i miei film sono nati.

ATP: Nella società contemporanea le immagini hanno perso di densità e profondità per la loro continua ridondanza. Diverso è il caso del loro utilizzo per le ricostruzioni storiche e documentaristiche. Mi fai un esempio di una tua opera video in cui è più evidente l’impossibilità delle immagini di aderire alla realtà?

D.N.: Molti dei miei film e video sono stati chiaramente creati come rappresentazioni costruite della realtà. O, direi, come una realtà a se stante. Uno dei miei lavori conosciuto come “Once in the XX Century” è montato usando il found footage, rappresentando la decostruzione della scultura di Lenin a Vilnius nel 1991. Ho invertito la sequenza dell’ordine del footage (montaggio). In questo senso la scena della “decostruzione” diventa una scena dell’erezione di un monumento. Usando questo atteggiamento, l’oggetto scultura di Lenin diventa protagonista. Così una folla che dirige il suo posizionamento su di un piedistallo esprime supporto per idee completamente diverse, quelle che l’original footage esprimeva. In questo modo, eventi accaduti nel 1991 a Vilnius si relazionano paradossalmente con eventi avvenuti nel 1917 a San Pietroburgo, suggerendo l’inizio di un’epoca mostrando la sua fine.

ATP: Mi racconti brevemente come metti in relazione le tue opere scultoree con quelle cinematografiche?

D.N.: Quando realizzo un film sono più interessato a come risulterà quando sarà installato in una galleria o in un museo, piuttosto che a come apparirà al cinema o in teatro. Le film still hanno per me un volume, sono tridimensionali, occupano spazio, dove chi guarda si rapporta con un lavoro solo. E’ un modo molto datato di guardare agli oggetti, scoprendo un mito o una storia che una o l’altra composizione esprime. Ho iniziato a lavorare con il suono e il video quando ho capito che l’oggetto scultoreo aveva raggiunto i suoi limiti come struttura narrativa.

ATP: Uno dei temi comuni di molte tue opere, sono le rivisitazione storiche delle ideologie. Perché sei attratto da questo tema?

D.N.: Non riesco a pensare a nessuno dei miei lavori che possa implicare una seria riconsiderazione delle ideologie, del passato o del presente. Fare arte contemporanea è una tradizione di beni intellettuali. E’ un prodotto della società liberale. Ma questo non significa che la creatività non sia comune per altre formazioni culturali. Per esempio, il cinema sovietico innovativo fu una propaganda molto efficace per quel regime antidemocratico. Ma una parte di quel cinema ricevette critiche anche dalla sua contemporaneità. E’ impossibile comprenderlo senza l’esperienza o alcune conoscenze riguardo a quella specifica epoca. Ciononostante tentare di mettere in evidenza i limiti di uno o di un altro sistema politico è una sfida per un individuo creativo, che ammiro molto, anche se espresso in una forma molto dolce. L’efficacia di una pratica si valuta, per me, considerando quanto ha senso nel suo contesto politico.

ATP: Quali sono i registi che più ti hanno influenzato e che senti particolarmente vicini al tuo lavoro?

D.N.: Ci sono molti buoni film realizzati da grandi registi che è sempre un piacere guardare. Ciononostante sono probabilmente stato influenzato da qualche filmato che ricordo vagamente. Un filmato che ho visto molto presto, quando non ero critico rispetto a ciò che vedevo. Poi il cinema è diventato un’estensione della mia realtà. Non era importante come le immagini fossero create, ma che suggerissero un altro mondo esistente dietro lo schermo, un mondo creato da persone i cui nomi non pensavo di poter collegare alla magia dell’immaginazione.

(Intervista raccolta da Martina Odorici)  

CINEMA ODEON FIRENZE

Ore 18:00 Focus on Deimantas Narkevic?ius?in occasione della mostra al Museo Marino Marini Deimantas Narkevicius: Da capo Alla presenza dell’autore

Revisiting Solaris

2007, film 35 mm trasferito su Blu-Ray disc, 18’?lingua: lituano; sottotitoli: inglese, italiano?Un film malinconico, dove l’attore Donatas Banionis veste nuovamente i panni del personaggio da lui interpretato in Solaris di Andrej Tarkovskij (1972). Questa ‘rivisitazione’, in cui compare lo stesso Narkevicius, si basa sull’ultimo capitolo del libro di Stanislaw Lem che ispirò il regista russo, ma che fu escluso dalla sua versione cinematografica.

The Role of a Lifetime

2003, film Super 8 trasferito su dvd, 16’?lingua: inglese; sottotitoli: italiano?Un film rivelatore della poetica dell’autore, basato sul montaggio e sul contrasto tra l’audio di un’intervista al regista inglese Peter Watkins e le immagini che lo accompagnano: disegni del paesaggio lituano e frammenti di vecchi filmati amatoriali girati nella città di Brighton, Gran Bretagna.

Once in the XX Century

2004, Betacam SP video trasferito su dvd, 8’, sonoro?Il film unisce materiali video provenienti da fonti diverse, entrambi relativi alla rimozione di una scultura pubblica di Lenin avvenuta negli anni Novanta. Intervenendo solo sul loro montaggio, Narkevicius ne capovolge la visione, facendoci assistere alla sua installazione.

The Dud Effect

2008, film 16 mm trasferito su Blu-Ray disc, 15’?lingua: russo; sottotitoli: inglese, italiano?Una vecchia base militare sovietica fa da sfondo alla simulazione del lancio di un missile R-12, che viene messa in scena attraverso un insieme di memorie, fotografie e filmati degli anni Settanta. Il film trae ispirazione da The War Game (1965) di Peter Watkins.  

Deimantas Narkevicius,   Restricted Sensation,   courtesy  gb agency,   Paris;  Galerie Barbara Weiss,   Berlin and the artist.

Deimantas Narkevicius, Restricted Sensation, courtesy gb agency, Paris; Galerie Barbara Weiss, Berlin and the artist.

Deimantas Narkevic?ius, whom the section Focus on is dedicated, is the author of The role of a lifetime (2003), Once in the XX century (2004), Revisiting Solaris (2007), The Dud effect (2008) and Restricted Sensation (2011). His whole work focuses on the concept of history; through the technique of found footage and the instrument of the documentary, Narkevicius analyses different aspects of the Soviet history framed through a personal and individual perspective.

ATP: Your work was born from different intertwined interests: individuality, community, memory in relationship with “History”. Can you give me your interpretation of the concept of “History”?

Deimantas Narkevic?ius: Our culture is shaped by the past. History is representation of the past. And for me, by the very recent past. This kind of past we still remember and it doesn’t go far away, a history of individuals, that lived it and are still alive. The recent past, to which I’m referring in some of my work, is the period of State Socialism. There are still people who remember it, so yet it is not set, classified history. It is still dynamic as it is subjective individual memory. This is the reason for which I start from stories, that are important on a personal level, small stories that can be seen as marginalised history. For me, personally, life looked to be dense and full of events and stories. I felt a need to refer to those stories by developing narrative forms of creativity to refer to that dynamic past. This is how my films have appeared.

ATP: In our contemporary society, images lost their depth for their being “repeated” constantly. The case of their use in documentary and historical re-enactment is different. Can you give me an example of one of your video works in which the images impossibility of adhering to reality is more evident?

D.N.: Most of films and videos were made as clearly constructed representations of reality. Or I would say as a reality of it’s own. One of my known works “Once in the XX Century” is edited using found footage, representing deconstruction of sculpture of Lenin in Vilnius back in 1991. I have reversed sequence of footage order. In that way “deconstruction” scene became a scene of erection of the monument. In that way the piece became documentary misrepresentation, a fiction. By employing this attitude, the object sculpture of Lenin became a protagonist. Then a crowd chairing its placement on a pedestal is expressing support for completely different Ideas what original footage was suggesting. So events of 1991 in Vilnius paradoxically correlates with events in St. Petersburg of 1917, suggesting a starting of the   epoch by showing its end.  

ATP: Could you explain me how are your sculptures related to your cinematographic works?

D.N.: When making film work I am more concerned how it would look installed in a gallery or in a museum space, not so much how it would appear in a cinema theatre. Film still has for me a volume, it is three dimensional, occupies some space, where a viewer acquaints with a work alone. It is very old fashioned way to look at object, discovering a myth, or a story that one or another composition has. I have started record sound and film, when sculptural object had reached its limits as a narrative structure.   

ATP: One of the most common topics of a number of your works is the historical reconsideration of ideologies. Why are you committed with this subject?

D.N.: I can not recall any of my work, which would implied a serious reconsideration of Ideologies of the past or present. Contemporary art making is a tradition of intellectual commodity. It is product of liberal society. But that does not mean that creativity is not common for other ideological formations. For example, innovative Soviet cinema was most effective propaganda of that antidemocratic regime. But some of that cinema had criticism of its time as well. It is impossible to grasp it without certain experience or knowledge of the epoch. Never the less stressing the limits of one or another political systems is a challenge of a creative individual, which I admire a lot, even it expresses in a much milder form. Effectiveness of a practice is valued to me according how much it has sense within its own political context.

ATP: Which directors had an important and close influence on you and your work?

D.N.: There are many good films made by outstanding film-makers, which is always a pleasure to watch. Never the less I probably was most influenced by footage I vaguely remember. A footage I have seen at very early days, when I was not critical to what I saw. Then cinema was really an extension of my reality. Then wasn’t important how images were created, they were suggesting another existing world behind the screen, produced by people who names I was not even thinking to relate to the magic of excited imagination.

Deimantas Narkevicius: Once in the XX Century,   Publisher: Arnolfini Gallery Ltd (May 5,   2006)

Deimantas Narkevicius: Once in the XX Century, Publisher: Arnolfini Gallery Ltd (May 5, 2006)