My Name Is Janez Jansa di Janez Jansa,   Slovenia 2012,   photo 2 photo by Darko Heric,   Matjaz Mrak copia

My Name Is Janez Jansa di Janez Jansa, Slovenia 2012, photo 2 photo by Darko Heric, Matjaz Mrak copia

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Chi è  Janez Janša? Per scoprire il collettivo di artisti che dal 2007 ha deciso di cambiare nome, scegliendo quello dell’allora Primo Ministro della Slovenia, dobbiamo seguire la presentazione del loro documentario My name is Janez Janša (2012), presentato allo Schermo dell’Arte Film Festival. Firmato da Janez Janša, il documentario illustra i risvolti assurdi di questa ‘moltiplicazione’, coinvolgendo in una vasta indagine sul nome proprio, persone comuni, artisti, storici ed esperti di comunicazione.

Questa sera, sabato 16 novembre, alle 21:00 al Cinema Odeon di Firenze, sarà presentato My name is Janez Janša di Janez Janša, Slovenia, 2012, 67’?lingua: sloveno, inglese, italiano, croato, serbo, francese; sottotitoli: inglese, italiano?Prima italiana alla presenza dell’autore.

ATPdiary – in collaborazione con Martina Odorici – ha incontrato Janez Janša per un’intervista.

ATP: Quanta arte c’è nella tua presa di posizione politica e quanta politica c’è nella tua arte?

Janez Janša: Questa è una domanda molto forte, perché a volte la risposta non dipende da cosa intendi fare ma in quale contesto la domanda è posta e in quale contesto si pone il lavoro. A volte il problema del cambio del nome, il tema del film, è relativo all’arte, ma a volte è anche posto in un contesto politico. Il lavoro che abbiamo realizzato è legato al cambiare il proprio nome. Pone domande sia a proposito di arte che di politica, vale in ogni senso, per così dire. Il gesto del cambiare nome, che noi abbiamo intrapreso nel 2007, non è mai stato considerato, da parte nostra, come un gesto artistico. E’ un gesto che tutti possono compiere, e in questo senso non esiste distinzione tra politico e artistico. La “produzione” dei documenti d’identità, per esempio, come carta d’identità, patente di guida, assicurazione sanitaria ecc. è fatta dalle istituzioni, è una creazione burocratica e il fatto che noi abbiamo aderito al partito democratico sloveno, che è un partito conservatore, può essere considerato un gesto artistico o politico, dipende da dove lo si colloca, di nuovo; ma di base il partito ha centinaia di migliaia di membri, quindi ognuno di loro sta facendo in questo modo arte o politica? E’ anche una domanda interessante su un piano più generale, perché molte cose che accadono oggi in un contesto artistico potrebbero avere un contenuto politico, ma in fondo chiamiamo qualcosa “politico” solo quando entra nella realtà politica corrente.

ATP: Da dove nasce il tuo interesse per il concetto di ‘identità’?

J.J.: Beh, chiunque, ogni giorno, può svegliarsi con questa domanda in testa, in un modo o nell’altro; guardandosi allo specchio, leggendo il suo estratto conto, osservando il suo letto vuoto o osservando la persona che dorme accanto a sé nello stesso letto, guardando la sua libreria, il suo corpo ecc. Ci sono moltissime situazioni che possono farti pensare a questa domanda. Quello che abbiamo imparato attraverso il documentario è che il nome è solo un parte dell’identità e che non si può paragonare nome e identità. C’è un grande dibattito attorno a questa questione. Solo per fare un esempio: Giulietta, in Romeo e Giulietta di Shakespeare, fa un lungo discorso sul nome e l’identità, dichiarando che una rosa profumerebbe così dolcemente anche se avesse un altro nome; così chiede a Romeo di cambiare nome affinché possano stare insieme, ma questo non è possibile, naturalmente, quindi Giulietta sta affermando che il nome è solamente una costruzione sociale e che non è importante. Nel suo caso il cambiamento non è riuscito, ma era soltanto per sottolineare l’ampiezza della problematica. Come ho già detto prima il nome è soltanto un mezzo attraverso cui si entra in una comunità e non è obbligatorio che si adatti a te. Quando si cambia nome si resta sempre la stessa persona ma d’altra parte il nome è un codice culturale e ti cambia, in un certo modo. Molte persone cambiano nome per ragioni differenti, ma la maggior parte lo cambia per avere un nome che rappresenti meglio la propria personalità , perché si sentono meglio con un nome diverso o perché, in un diverso contesto culturale, si sentono più accettati cambiando il proprio nome. Il nostro interesse è quindi focalizzato principalmente sulla questione del nome e sull’aprire la prospettiva su nome, cambio di nome e gli aspetti legali di questa questione. Forse è importante sottolineare che abbiamo seguito tutte le procedure legali vigenti in Slovenia per il cambio del nome e che il “primo” Janez Janša, nel 2007 primo ministro sloveno, non si chiama realmente Janez Janša, ma Ivan Janša, e questa è un’informazione molto importante. Perché, come Janez Janša, io e gli altri Janez possiamo dire di essere i veri Janez Janša, questo è il nome scritto sui nostri documenti d’identità, mentre il primo ministro non può, il suo vero nome è Ivan. Quindi gli aspetti legali della questione sono molto importanti, in primis perché la definizione di nome proprio che fornisce John Stuart Mill è che i nomi propri sono quelli che distinguono e permettono di capire di che cosa si sta parlando, ma al tempo stesso non dicono niente di ciò che nominano. Questo è chiaro nella vita di tutti i giorni, perché si deve poter distinguere tra più persone con lo stesso nome; i problemi aumentano quando si pensa allo spazio pubblico, perché la domanda diventa “C’è abbastanza spazio per più di una persona con lo stesso nome?”. Questo è stato dimostrato brillantemente dal fatto che, quando abbiamo dovuto cambiare il nome per le intestazioni dei contratti, per esempio, dell’energia elettrica, in banca, sulla patente ecc., abbiamo anche dovuto comunicare al partito politico di cui facciamo parte il cambio di nome. Loro hanno ricevuto la nostra comunicazione, ma la nostra nuova tessera di partito con il nostro nuovo nome non ci è mai stata recapitata. C’è un proverbio francese che dice che in Francia non c’è posto per due Napoleoni. La domanda ora è: la Slovenia è abbastanza grande per contenere quattro Janez Janša?

ATP: Portando lo stesso nome si annulla la differenza anagrafica ma allo stesso tempo si mantiene la diversità effettiva tra le persone. Quanto, secondo te, il nome crea l’uomo?

J.J.:  E’ una domanda davvero molto interessante, che verte sulla relazione tra nome e identità. Ma comincerei discutendo quanto personali sono i nomi propri; da una parte ci sono stati assegnati dai nostri genitori, quindi non li abbiamo decisi e tutti abbiamo dovuto adattarci, trovarci a nostro agio con questo nome, e quasi tutti hanno queste domande in mente “E’ il nome giusto per me?”, “Perché mi hanno dato questo nome?”, “Quanto sono stati cattivi per potermi assegnare questo nome?”, “Perché ci sono così tante persone con lo stesso nome?” e così via. Il tuo nome è qualcosa che ti è stato “appiccicato” come un francobollo o qualcosa del genere, una sorta di violenza che ci viene fatta perché nessuno ci ha chiesto la nostra opinione riguardo a questo, siamo praticamente nati con questo nome. Un altro elemento importante è che i nomi sono quasi sempre usati da altri e non da noi stessi; in un senso appartengono molto di più agli altri che a noi. Gli altri usano il nostro nome per differenziarci da altre persone, quindi il nome è una sorta di interfaccia, qualcosa con cui entriamo in relazione con gli altri, in certo modo è il modo in cui si diventa “pubblici”.

ATP: Qual’è l’obbiettivo concreto del documentario “My Name Is Janez Janša”? Azione politica o gesto artistico?

J.J.:  Il documentario è stato effettivamente realizzato per indagare la questione del nome e del cambiare nome, in generale. Realizzandolo abbiamo anche scoperto come e quanto il problema del nome sia importante e differente in diverse culture. Se parliamo del rapporto tra nome e identità, nel film ci sono molti esempi del funzionamento di questa relazione in diverse società; abbiamo esaminato molti lati della questione, per esempio condividere lo stesso nome con molte altre persone, perché le persone cambiano nome, in che modo si fa, dato che le procedure cambiano da paese a paese, quali nomi le persone scelgono come nuovo nome… Posso farti l’esempio di Chioggia, visto che sei italiana; un gran numero di famiglie in questa cittadina hanno due soli cognomi, Boscolo e Tiozzo. Nell’elenco telefonico di Chioggia, c’è una pagina intera di, per fare un esempio, Angelo Boscolo. Per questo le autorità italiane hanno fatto un’eccezione per Chioggia quando si è trattato di digitalizzare i dati anagrafici; dato che i computer non possono distinguere tra persone registrate sotto lo stesso nome, si è deciso di introdurre legalmente l’uso dei soprannomi per poterle identificare. Nel film si vede quanti problemi crea questa problematica del distinguere tra nomi identici: persone mandate in guerra per sbaglio e tanti altri “errori” di questo genere. Il documentario apre molto la visione sulla problematica, che è molto comune perché tutti hanno a che fare con i nomi. E’ una sorta di obbligo: si deve per forza avere un nome, i tuoi genitori sono costretti a darti un nome quando nasci, la società ti deve registrare, e lo fa attraverso l’uso del nome.

ATP: Mi racconti in breve che effetti ha scatenato questo documentario nel tuo paese?

J.J.:  Il film è stato molto ben recepito ovunque sia stato proiettato, perché è un film che comunica molto facilmente e il tema è comprensibile per chiunque; anche se non si sa nulla del nostro lavoro precedente si comprende molto bene di cosa stiamo parlando. E’ stato anche proiettato nei cinema ed è stato quindi raggiunto un grande audience. E, per tornare alla prima domanda, il film è molto immediato perché tratta di una domanda filosofica quotidiana, cioè chi siamo. In Slovenia è stato molto ben recepito. Per fare un confronto, potresti pensare al contesto italiano; come sarebbe se, metti, Romeo Castellucci, Maurizio Cattelan e Nanni Moretti cambiassero nome e diventassero Silvio Berlusconi… All’improvviso avreste performances, mostre, installazioni, film realizzati da Berlusconi, cosa ne pensereste?

My Name Is Janez Jansa

My Name Is Janez Jansa

Janez Janša presents the documentary My name is Janez Janša (2012). A collective of three artists, and every component of the group, decided, in 2007, to change their name and took on the name of the Slovenian Prime Minister of the time, Janez Janša. The documentary is the result of this experience and consideration about name, identity and its values.

ATPdiary – in collaboration with Martina Odorici – meets Janez Janša for an interview.

ATP: How much art is there in your political stance, and how much politics are there in your art?

Janez Janša: This is a really strong question because sometimes the answer does not depend on what you intend to do but in which context the question is asked and the context in which you place your work. Sometimes the topic of name changing is related to art, but sometimes it is also placed in the context of politics. The work which we are doing is related to name changing. Certainly it asks many questions both about art and politics. It works in either sense, so to say. The very gesture of name changing, which we made in 2007, has never been considered, by ourselves, a work of art. It is a gestures which basically everyone can do, and in this sense it doesn’t differ. If we can think about the work we made and was shown, a big part of it wasn’t artistic. The “production” of the papers, for example, like ID cards, driving licence, health insurance licence etc. is made by the institutions, it’s a bureaucratic production and the fact that we joined the Slovene democratic party, which is a conservative party in Slovenia, can be considered as an artistic or political act, it depends on where you place it, again; but basically there are thousands and thousands of people who are members of that party, so is anyone of them doing art and doing politics? This is also an interesting question on a general level, because many things that happen today in an artistic context may have a political content, but basically we can call something political only when it enters in the political reality.

ATP: Where does your interest for the concept of identity come from?

J.J.:  Well, you can wake up every day with that question in mind, in one way or another; looking at the mirror, reading your bank account, looking at your empty bed or looking at the other person with you in that bed, observing your bookcase, your body and so on. There are then plenty of situations that can make you think about that. What we learnt, through the documentary, about name changing is that basically name is just a part of your identity and that you can’t just equal name and identity, and this is a big debate. Just to give you an example: Juliet, in Romeo and Juliet by Shakespeare, makes this lamentation about name and identity, claiming that a rose would smell as sweet also  with another name; so she’s asking Romeo to change his name to be together but as it is not possible, of course, Juliet is basically stating that the name doesn’t matter and it’s just a construction of society. In her case it didn’t work, but it was just to note that this is a very big polemic. As I said before personal name is just a mean by which you enter in the community and it isn’t compulsory that it fits you. But when you change your name you remain the same person, but on the other hand, as name is a cultural code, you change, in a way. Many people change their name for very different reasons but most of the people change their name in order to have a name that works better for them, because they feel better in that name or because they want to be more accepted if they change cultural context. Our interest is than mainly focused on name and in opening the question about names, changing name and the legal aspects of this question. Maybe it’s important to underline that we followed all the legal procedures of changing name in Slovenia and Janez Janša is the name of a Slovenian politician, that in 2007 was the Prime Minister, but in reality his name is Ivan Janša and this is a very important information because, as Janez Janša, I can claim that this is my name, as it is written on all my identity documents, and he can’t, as his real name is Ivan. So, the legal aspects of the question are very important, first of all because the definition of a proper name, the one given by John Stuart Mill, is that proper names are the ones that distinguish and allow us to understand what we are talking about, but that just doesn’t give any information about the thing we are discussing. This is clear in everyday life, because you have to distinguish among people with the same name; the problem grows in the public space, because the question becomes “Is there enough space for more than one person having the same name?”. This was brilliantly demonstrated by the fact that, when we had to change all our paper with our new name (electricity bill, bank account, driving licence etc.), we also had to communicate this to the political party we join. They received our communication, but our new membership cards with our new name on it never arrived to us. There is a French saying that says that France isn’t big enough for two Napoleons; the question now is if Slovenia is big enough for four Janez Janša!

ATP: The same name for more than one person cancels registry difference, but at the same time the real differences among people simply resist. How much, in your opinion, the name creates the man?

J.J.:  This is a really interesting question about the relationship between name and identity. But I’d start discussing how personal are first names; on the one hand our name has been given to us by our parents, so we didn’t decided it and we all have been trying to accommodate, to be OK with this name, and nearly everyone has these questions in mind “Is this the good name for me?”, “Why did they give this name to me?”, “How mean were they to give me that name?”, “Why are there so many people with the same name as me?” and so on. Your personal name is something that has been put on you like a stamp or something like that, it is a kind of violence act because no one asked you your opinion about that, you were basically born with this name. The other thing is that personal names are most of the time used by other people and not by yourself; in a sense it belongs much more to other people than to you. Others use your name in order to difference you from someone else, so already in this sense name is an interface, something with which you enter in a relationship with others, in a way your name is the way in which you become public.

ATP: Which is the concrete goal of your documentary film “My Name Is Janez Janša”? Political action or artistic gesture?

J.J.:  The documentary is actually about names and name changing in general, and this was the focus. By realizing the documentary we also discovered how and how much the matter of the name is important and different in different cultures. For example, if we speak about the relation between name and identity, in the movie there are different examples of the functioning of this relationship in different societies, for example the question of  having the same name as other people, or why people change their name and how do you legally arrange it (because this is also different from country to country), what are the names people change into… I can give you the example of Chioggia, as you are in Italy; most of the people who live there have only two family names, Boscolo and Tiozzo. In the phone book you have, in Chioggia, for example, a whole page of Angelo Boscolo. That’s why the Italian authority made an exception for Chioggia when introducing the digitalisation on names regulations; as computer couldn’t distinguish among many people registered under the same name, they introduced nicknames as a legal distinction among people’s names. In the movie you can see how much this problem of distinguishing people created problems, just like people sent to war by mistake and so on. The movie is actually opening very much the question of name, and in that sense is very common, because everyone has to do with names. This is a kind of obligation; you must have a name, your parents had to give you a name when you were born, society has to register you, and it makes it with your name.

ATP: Could you explain me which effects did the documentary film raise in your country?

The movie was very well received everywhere it has been cast, because it is a movie that communicates very easily and the topic is very understandable for everyone; also if you don’t know anything about our work you can easily understand what we are talking about. It has also been cast in cinemas so it could reach a very big audience. And to go back to the first question, the movie is also very easy to understand also because it deals with this “daily” philosophical question of who we are and so on… In Slovenia also it was very well received. To compare, you could think to the Italian context; how would it be if, say, Romeo Castellucci, Maurizio Cattelan and Nanni Moretti, changed their name into Silvio Berlusconi… Suddenly you will have performances, exhibitions, installations, films made by Silvio Berlusconi, what would you think about that?

My Name Is Janez Jansa di Janez Jansa,   Slovenia 2012,   photo 192

My Name Is Janez Jansa di Janez Jansa, Slovenia 2012, photo 192