Liliana Moro,   àncóra - veduta della mostra - photo Giacomo D’Aguanno e courtesy Francesco Pantaleone,   Palermo

Liliana Moro, àncóra – veduta della mostra – photo Giacomo D’Aguanno e courtesy Francesco Pantaleone, Palermo

La Galleria Francesco Pantaleone arte Contemporanea, ha inaugurato alcuni giorni fa la mostra di Liliana Moro “A?nco?ra”, a cura di Agata Polizzi (fino al 1 maggio 2015).

Scrive la curatrice in merito alla mostra: “A? n c o? r a e? un progetto calibrato sullo spazio, una messa in atto di oggetti intesi come materializzazione di “visioni”, presenze che occupano un posto preciso, tracce di qualcosa che non si vede. Un lavoro di alternanza costante tra il vuoto e il pieno, tra il buio e la luce, tra il movimento e la stasi, tra il tutto e il nulla. Liliana Moro rintraccia le contraddizioni presenti nella percezione comune delle cose, nell’idea d’instabilita?. E? cosi? che la ciambella di salvataggio, camera d’aria che rappresenta sicurezza e salvezza, diventa invece macigno, oggetto spiazzante, privato della sua potenzialita?, che trattiene nelle sue pieghe una verita? invisibile. Scultura dall’anima ferrosa, con un suo preciso momento, che ha bisogno d’attesa. Materia messa a nudo, svelata nel suo intimo, nella sua carne viva. “Salvagente che non salva” si fa portavoce di un contrasto forte, reso tale dall’artista che idealmente enfiata dentro qualcosa di solido e pesante, in senso opposto alla leggerezza dell’aria, alla sua volatilita?.”

Per leggere il testo completo ? Moro Liliana, A?nco?ra – Testo di Agata Polizzi

Seguono alcune domande alla curatrice Agata Polizzi.

ATP: Quali sono le tematiche che affronta Liliana Moro in questa sua seconda personale alla galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea?

Agata Polizzi: Abbiamo parlato a lungo con Liliana Moro di questo aspetto, alla fine ho capito che il suo lavoro non è mai centrato rispetto a qualcosa di definito, direi piuttosto che siamo davanti a una “visione” delle cose che accadono. Moro suggerisce delle riflessioni, in questo caso sull’instabilità sociale – o se vogliamo emotiva – delle persone di fronte alle contraddizione del presente. Il suo è un punto di vista asciutto sui fatti. Il resto è affidato agli occhi di chi osserva.

ATP: In mostra l’artista presenta delle opere inedite. Hanno delle relazioni con la città di Palermo?

AP: Tutte le opere realizzate per Àncóra sono state fisicamente prodotte a Palermo da Liliana Moro, che le ha realizzate e calibrate sullo spazio espositivo, tutte hanno un preciso posto e un preciso tempo all’interno della mostra, che risulta equilibrata e perfettamente chiusa. Le opere hanno dialogato con il contesto, e questo in qualche modo, ne ha orientato il verso e il ritmo.  Non esiste però un legame con Palermo nel senso che non c’è una relazione tematica tra le opere e la città.

ATP: A tua parere, quale è la caratteristica che più ti affascina del suo lavoro?

AP: Trovo assolutamente affascinante il rigore formale con cui Liliana Moro riesce a tradurre il suo sguardo. Quel distacco di fronte alle cose che non è distanza quanto piuttosto misura, controllo. È per questo che leggo il suo lavoro come autentico e diretto, senza infingimenti.

ATP:  In merito alle riflessioni che l’artista attua sul presente, come traduce l’instabilità sociale o emotiva delle persone? Mi fai degli esempi concreti di alcune opere in mostra?

AP: Liliana Moro pone il suo lavoro al centro dell’attenzione, le sue opere con il loro stare al mondo, parlano per lei. Suggeriscono una riflessione intima, complessa: ad esempio cosa sono un lampione capovolto che illumina con la sua luce la terra, oppure dei salvagenti che non salvano perché di cemento, se non la metafora di qualcosa che è indefinito, doppio e dunque mutevole? L’ossimoro così evidente tra forma e funzione crea di per sé uno spiazzamento. Allo stesso modo i collage, con la purezza lampante e disarmante delle immagini, pongono davanti ad una visione che raggela. Il neon poi chiude tutto con la sua luce algida che finisce per “congelare” l’attenzione. E’ importante però sapere che non c’è mai in Moro un suo coinvolgimento diretto, lei non entra mai nel merito delle emozioni, anzi resta assolutamente impassibile di fronte ad esse. L’atteggiamento di Liliana Moro va anzi in direzione di una riflessione che resta, per chi osserva, il più indipendente possibile.

ATP: Mi interessa il fatto che le opere siano state prodotte a Palermo. L’artista utilizza particolari lavorazioni o materiali?

AP: L’osservazione dello spazio, la permanenza di Liliana dentro la galleria Pantaleone completamente vuota, hanno costruito in lei una visione preliminare della mostra; questo ha fatto sì che tutte le opere siano nate per stare esattamente lì, al posto giusto, e non altrove. In questo senso il contesto e lo spazio hanno avuto un ruolo importante, perché hanno segnato il ritmo del lavoro e la sua disposizione. Invece per quanto riguarda i materiali Moro aveva già sperimentato il loro impatto e la loro forma rispetto alle opere in studio, in mesi di preparazione alla mostra. A Palermo questa ricerca ha trovato la misura. Credo che la realizzazione più coinvolgente, anche fisicamente, per l’artista sia stata quella delle sculture in cemento, a dispetto dell’apparente resistenza di questo materiale, invece la fragilità delle opere ha richiesto una attenzione estrema.

ATP: A cosa si riferisce il titolo “Àncóra “?

AP: Àncóra racchiude il senso di tutto il lavoro: è parola oggetto che si discosta dalla sua funzione semantica, è parola doppia, parola possibile in entrambe le sue affermazioni: sostantivo che descrive un oggetto che trattiene e stabilizza, avverbio che definisce ciò che perdura nel tempo o spazio, ciò che è in divenire. Àncóra è la cifra dell’instabilità di cui abbiamo parlato, esprime molto bene la sensazione d’incertezza e insieme di possibilità su cui è centrata la riflessione di Moro.

Intervista di Elena Bordignon

Liliana Moro,   àncóra - veduta della mostra - photo Giacomo D’Aguanno e courtesy Francesco Pantaleone,   Palermo

Liliana Moro, àncóra – veduta della mostra – photo Giacomo D’Aguanno e courtesy Francesco Pantaleone, Palermo

Liliana Moro,   àncóra - veduta della mostra - photo Giacomo D’Aguanno e courtesy Francesco Pantaleone,   Palermo

Liliana Moro, àncóra – veduta della mostra – photo Giacomo D’Aguanno e courtesy Francesco Pantaleone, Palermo

Liliana Moro,   Senza titolo,   2015 collage,   stampa su lucido trasparente su carta,   cm 66,  5x51 incorniciati - photo Giacomo D’Aguanno e courtesy Francesco Pantaleone,   Palermo

Liliana Moro, Senza titolo, 2015 collage, stampa su lucido trasparente su carta, cm 66, 5×51 incorniciati – photo Giacomo D’Aguanno e courtesy Francesco Pantaleone, Palermo

Liliana Moro,   àncóra,   2015,   neon - photo Giacomo D’Aguanno e courtesy Francesco Pantaleone,   Palermo

Liliana Moro, àncóra, 2015, neon – photo Giacomo D’Aguanno e courtesy Francesco Pantaleone, Palermo