Francesco Carone

Francesco Carone

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Fino al 20 ottobre potete saggiare cosa significa entrare in una ‘bottega contemporanea’. Durante la scorsa primavera un gruppo di giovani artisti – guidato da Francesco Carone, Nicola Genovese ed Eugenia Vanni – si è riunito nella città di Nuova Goriça per un week end intensivo di lavoro. Il workshop tenutosi presso la Mestna Galerija nell’ambito di Youth Talent – Home Page Festival, si è concentrato sulla messa in condivisione delle abilità personali in un processo collettivo. Ispirati dall’idea di una bottega contemporanea, il gruppo ha messo in atto una serie di esperimenti che giungono ad una formalizzazione finale in occasione della mostra “L’età dell’Utile” a cura di Francesco Urbano Ragazzi e Alice Ginaldi. La mostra è visibile fino al 18 ottobre nel suggestivo spazio della Chiesa di San Ludovico (Venezia).

L’Età dell’Utile racconta il momento in cui le abilità dell’artista vengono incanalate in una precisa direzione di ricerca. E’ un’espressione che Rousseau utilizza nell’Emilio per definire quella fase dell’educazione in cui il ragazzo indirizza in breve tempo la sua curiosità verso una passione precisa: una passione che a sua volta determinerà gran parte della sua vita futura. Carone, Genovese e Vanni ci conducono nel cuore dell’Età dell’Utile portando fuori dallo studio personale la propria pratica artistica. Sperimentando nuovi possibili rapporti di trasmissione, educazione, scambio e collaborazione con i giovani artisti: Susanna Alberti, Barbara Baroncini, Enrico Bernardis, Elisa Bortolussi, Enzo Comin, Manuel De Marco, Yulia Knish, Laura Pozzar, Lavinia Raccanello, Valentina Roselli, Caterina Rossato, Kristian Sturi, Michele Tajariol, Alessandro Zorzetto.

Francesco Carone riflette proprio sugli artisti intesi come vere materie prime del processo creativo e sulla derivante arbitrarietà dell’opera come prodotto finito. Risultato del lavoro è un unico oggetto di sintesi, frutto di calcoli e misurazioni, discussioni e prese di posizione: un calco che suggerisce una replicabilità senza portarla a compimento.

Per Nicola Genovese il punto di partenza è lo spazio espositivo che diventa oggetto di un’analisi al dettaglio: principio per una nuova interpretazione che attraverso la scultura porta in evidenza e astrazione le forme. Nel suo caso l’opera si compone di numerosi artefatti di diversi autori che pure mantengono un imprinting unitario.

Quella di Eugenia Vanni è invece una sorta di valanga visiva che trae spunto dalle architetture di Nuova Goriça, ed in particolare da un monumento della città, per giungere ad infinite traslazioni. Scultura, fotografia, acquerello, frottage, video, incisione diventano esiti di un processo di causa-effetto potenzialmente infinito che di mano in mano porta l’immagine a smaterializzarsi e rimaterializzarsi nuovamente.

Nella chiesa veneziana, le opere dialogano ponendo in evidenza una sacralità del lavoro e del gesto artistico. Celebrano lo studio d’arte come organismo aperto. A tenere vivo il carattere in formazione del progetto ci sarà anche un programma di laboratori e di mediazione con il pubblico messo a punto da Michele Ferrari e Silvia Peressutti.

Nicola Genovese Copycat. detail Kristian Sturi

Nicola Genovese Copycat. detail Kristian Sturi

L'Età dell'utile,   workshop Kristian Sturi

L’Età dell’utile, workshop Kristian Sturi

Eugenia Vanni. Prima del Mare. detail Susanna Alberti

Eugenia Vanni. Prima del Mare. detail Susanna Alberti

 During the past springtime a conspicuous group of young artists led by Francesco Carone, Nicola Genovese and Eugenia Vanni gathered in the city of Nova Goric?a for an intense week-end of work. The workshop, held at the Mestna Galerija in the scenario of Youth Talent – Home Page Festival, was focused on the condivision of personal abilities in a collective process. Inspired from the idea of a contemporary workshop, the group has implemented a series of experiments, ending up in a final formalization in occasion of the exhibit “L’eta? dell’Utile” curated by Francesco Urbano Ragazzi and Alice Ginaldi. The exhibition lands in Venice in the striking space of the Church of Saint Ludovico on 21st September 2013 at 18, and will be open to the public up to 20th October everyday but Monday, from 10 to 18.

L’Eta? dell’Utile (the age of usefulness) narrates the moment in which the artist’ abilities are channeled into a precise direction of research. It is an expression that Rousseau uses in the Emile to define that educational phase in which the boy addresses – in a short time – his curiosity towards a precise passion: a passion which, in turn, will determine most of his future existence. Carone, Genovese and Vanni lead us to the heart of L’Eta? dell’Utile bringing their own artistic practice out of their personal studio. Experimenting new potential relationships of transmission, education, exchange and collaboration with the young artists: Susanna Alberti, Barbara Baroncini, Enrico Bernardis, Elisa Bortolussi, Enzo Comin, Manuel De Marco, Yulia Knish, Laura Pozzar, Lavinia Raccanello, Valentina Roselli, Caterina Rossato, Kristian Sturi, Michele Tajariol, Alessandro Zorzetto.

Francesco Carone precisely makes a reflection on the artists, intended as real raw materials of the creative process and on the deriving arbitrariness of the artwork as a finished product. The result of the work is a single object of synthesis, outcome of computations and measurements, discussions and stances: a cast suggesting a replicability without bringing it to implementation.

To Nicola Genovese the starting point is the expositive space, which becomes object of a detailed analysis: the beginning for a new interpretation which, throughout sculpture, brings the forms both to evidence and abstraction. In his case the artwork is composed of numerous artifacts from different authors who, in the same way, maintain a unitary imprinting.

On the contrary, that of Eugenia Vanni is a sort of visual flood drawing inspiration from the architectures of Nova Goric?a, and from a monument of the city in particular, in order to reach infinite translations. Sculpture, photography, watercolor, frottage, video and engraving become the results of a potentially infinite cause- consequence process that, step by step, drives the image to dematerialize and rematerialize again.

In the Venetian church, the artworks talk to each other, bringing to evidence a sacredness of the artistic work and gesture. They celebrate the art studio as an open entity. To keep alive the formative character of the project there will also be a program of laboratories and mediation with the public, developed by Michele Ferrari and Silvia Peressutti.