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Parte dall’analisi dello spazio Alberto Scodro per sviluppare la mostra Spannung ospitata in Viafarini DOCVA fino al 30 marzo (a cura di Simone Frangi). Per sviluppare il suo progetto l’artista ha cercato delle relazioni ‘funzionali’ per creare delle opere che evidenzino le potenzialità di un luogo che, per comodità, siamo portati a pensare ‘solo’ espositivo. Cos’era la Fabbrica del Vapore prima di diventare un centro poli-culturale? Era un rimessa per autobus.

Scodro parte da questa passata funzionalità dello spazio per dialogare con le linee di autobus che passano nella strada accanto all’edificio. Grazie a dei sensori, ogni volta che un mezzo pubblico percorre la via adiacente, un’anta di una finestra si apre per permettere (forse) a un qualsiasi viaggiatore di chiedersi come mai c’è sempre una finestra aperta al suo passaggio. Nelle sue speculazioni creative, alla ricerca non solo di ispirazioni, ma anche di pretesti motivazionali, l’artista ha trovato un grosso ceppo di tronco ‘incastrato’ tra il marciapiede e la parete della Fabbrica del Vapore (elemento che non vedo ma di cui l’artista mi racconta l’esistenza). Immaginandolo sradicato dal suo sito di permanenza, Scodro ne strappa uno simile vicino a dove abita, nella riva del fiume Brenta, vicino a Bassano del Grappa. Ripulito e scavato nel suo interno, questo grosso ceppo è stato installato, rotante, in mezzo allo spazio. Una corda, girando su se stessa, lo solleva di ben 10 centimetri (misura che l’artista mi fa notare con una certa enfasi in quanto molto importante). Vederlo volteggiare capovolto nello spazio, non ha nulla di minaccioso, semmai mi ricorda una vorticosa ed elegante danza.

Il terzo intervento consiste nell’occlusione quasi totale delle finestre che circondano le pareti di Viafarini. Dei grossi fili di ferro sono stati utilizzati per tenere in sospensione queste grandi tavole, grazie anche alle assi di legno (provenienti dal tetto della cascina dell’artista), poste all’interno.

La mostra nel suo complesso funziona come un meccanismo ingegneristico quasi perfetto: passaggio dell’autobus, apertura di una finestra; tronco esterno immobile, tronco interno rotante; occlusione delle finestre, aumento della curiosità (tra una tavola e l’altra è possibile vedere all’interno grazie a piccole fessure). Il problema, se volessimo per forza trovarne uno, sta proprio nel fatto che ‘i conti tornano’ in modo fin troppo perfetto. E’ come se, raccontata nel suo funzionamento, la mostra nel suo complesso perdesse di potere immaginifico e di forza. La tensione, rivelata dal titolo stessa della mostra, Spannung (parola tedesca utilizzata in narratologia per indicare le parti di un testo in cui l’azione giunge al culmine di massima tensione), si riduce forse troppo a trazioni fisiche perdendo di acume emotivo. E’ probabile che se fossi stata ignara dei meccanismi, dei funzionamenti e le relazioni fin troppo strette tra i vari elementi concettuali, avrei aperto e chiuso l’intero progetto in modo non solo esponenzialmente più visionario, ma anche meno ‘perfetto’.

Nulla toglie che sia una mostra decisamente promettente per un giovane artista ambizioso come Alberto Scodro (Marostica, 1984).

Alberto Scodro,   Spannung,   Viafarini DOCVA,   2013 - Vista dell'installazione

Alberto Scodro, Spannung, Viafarini DOCVA, 2013 – Vista dell’installazione  Foto: Davide Tremolada

Alberto Scodro,   Spannung,   Viafarini DOCVA,   2013

Alberto Scodro, Spannung, Viafarini DOCVA, 2013 – Foto: Davide Tremolada

Alberto Scodro,   Spannung,   Viafarini DOCVA,   2013

Alberto Scodro, Spannung, Viafarini DOCVA, 2013 –  Foto: Davide Tremolada