E’ cresciuta piano piano negli anni e si è rivelata una tra le residenze italiane più ambite. Senza contare che CARS – Cusio Artist Residency Space, si è aggiudicata  la vittoria del bando GENERAZIONE CREATIVA della COMPAGNIA SAN PAOLO (promosso dall’ Associazione Culturale Mastronauta e patrocinato dal Comune di Omegna).

Quest’anno CARS propone anche una novità: un workshop di pittura En Plein Air, chiamato LANDINA, nato anche grazie alla collaborazione con il Museo del Paesaggio di Verbania. Hanno partecipato i seguenti artisti:  Pierluigi Antonucci, Lorenza Boisi, Jacopo Casadei, Juan Carlos Ceci, Manuele Cerutti, Valentina D’Amaro, Daniele Giunta, Pesce Khete, Angelo Mosca, Gianluca di Pasquale, Michele Tocca.

Ho interrogato Lorenza Boisi, su questa entusiasmante esperienza.

ATP: E’ iniziato il weekend del 21-23 giugno – e proseguirà anche il 19-21 luglio – il progetto LANDINA, un workshop di pittura En Plein Air. Mi racconti com’è andata?

Lorenza Boisi: Animati da sferzanti  brezze lacustri e ricondotti alla meditazione da test di  prospettiva aerea abbiamo percorso à rebours  passi altrui ascoltandone solo il fruscio. Come “ospite” sono entusiasta del rendersi fatto di questa mia idea bizzarra, soprattutto per l’elezione ed affiatamento del piccolo consesso di artisti.

ATP: Assieme a te, a dipingere en plein air come i pittori ottocenteschi e primo-novecenteschi, c’erano dieci pittori professionisti. Come hanno vissuto questa esperienza, soprattutto i più giovani?

L. B.: Il progetto è suddiviso in due appuntamenti. Il primo gruppo ha contato, in maniera del tutto incidentale, artisti “adulti”… insieme a due pittori, anagraficamente, più giovani. Credo di poter affermare che in un misto di imbarazzo, entusiasmo,  surrealismi, armonia e sottile umorismo, i pochi giorni a noi concessi siano trascorsi proficuamente. Sono rari i momenti che possiamo concederci per un incontro. Landina è soprattutto un incontro. La riattivazione della pittura en Plein Air è quasi pretesto, è conduzione estetica. Il fine ultimo è lo scambio e l’umanità fisica dell’esperienza.

Io, sin dall’infanzia,  sono stata una passatista… ho sempre aspirato a poter rivivere i fasti ed i nefasti della Sala Rossa, portare abiti bianchi, conservare fiori secchi tra le pagine dei miei libri, svenire e morire giovane.

Landina, offre un tempo ed un luogo per indossare, senza pudore,   anche un cliché romantico.

ATP: Il progetto Landina ha come obbiettivo mettere in relazione la pittura contemporanea con la collezione del Museo del Paesaggio di Verbania. Concretamente che sviluppi avrà questo incontro tra cultura odierna con quella passata?

L.B.: Il Museo del Paesaggio è uno dei tanti piccoli miracoli della provincia italiana che rischiano di uscir fragilizzati dalla recente ed attuale politica culturale. La sua vicenda primo-novecentesca, modernissima per qualità d’intenti del fondatore Antonio Massara che si prefisse la sensibilizzazione e divulgazione  del Paesaggio come valore  atto all’emancipazione della società civile e dell’animo umano, è oggi, dopo alcune revisioni di carattere museografico,  vera testimonianza del  cosiddetto secolo lungo e di quel suo manto nostalgico che permea, tuttora, le terre di lago. La relazione dialogica con le opere in collezione e, soprattutto,   con il concept fondante del Museo, non è programmatica. Come si dice: vien da sé… Viene   senza pressione, con lo stesso passo leggero che  ci ha condotto tra le alture del Sacro Monte di Ghiffa o lungo il canneto del Portaiolo. In futuro, nella fortunata ipotesi di nuove edizione di Landina, pur mantenendo una certa levità, mi auguro di poter rendere più cospicua la collaborazione con questa peculiare istituzione, forse trovandovi accoglienza per la piccola mostra di pittura che chiude gli incontri.

ATP: Nell’incipit del progetto – “Che cosa ci manca oggi per essere pittori di ieri? Esserci stretti la mano o dati un pugno sui denti” – c’è una domanda che vorrei rispondessi nuovamente: Che cosa ci manca oggi per essere pittori di ieri?

L.B.: Manca Il tempo di sentirsi vivamente partecipi di una vicenda storica, il luogo di un incontro che si faccia abitudine, il dialogo, o lo scontro,  con una critica che sia francamente tale.

ATP: Quanto è importante, soprattutto per gli artisti che hanno scelto la pittura come mezzo espressivo, ‘fare gruppo’ o riconoscersi in un determinato contesto?

L.B.: La solitudine, non è il solipsismo. Gli artisti-pittori sono individui poco sociali, in genere piuttosto isolati nel/dal sistema. Come detto, sono rarissime le occasioni di incontro e conversazione empatica tra pittori. Il recupero di una dimensione più umana del confronto potrebbe essere una via di emancipazione dalla difficoltà dell’essere, oggi, pittori italiani. Talvolta immagino la fondazione di nuove piccole strutture di società utopistica, forse un nuovo Monte Verità dove circolare denudati da ogni convenzione e liberati dal continuo premere della stringente manipolazione storica del nostro presente.

ATP: Non ti nascono che sono molto affascinata dal taglio concettuale ‘romantico e appassionato’ del progetto. Penso che manifestazioni di questo tipo siano una boccata d’aria fresca per un sistema che concepisce come unica ‘soluzione’ il fare mostre in gallerie o musei. Pensi che questo tipo di esperienza sia ‘esportabile’ in altre contesti?

L.B.: Da anni il sistema dell’arte italiano mi dispiace e mi disinteressa. Eppure, sono operativa e,   per quanto mi sia possibile, sono viva… Gli artisti debbono riappropriarsi di quanto sia effettivamente loro categoria. Questo, in qualsiasi forma. Essendo un pittore italiano temo che l’unica soluzione efficace per non morire di tedio, disgusto, vergogna o, semplicemente, dal ridere… sia fare quanto ci piaccia e quanto meglio sappiamo. La vita è una. La storia no. Ogni contesto, ogni luogo, ogni volontà sono strumenti e modi di fare la storia. In questi termini, lo è pure Landina che, da questa storia del  presente,  si volta per indossare un cappello di paglia.

ATP: Una domanda molto difficile: come sta la ‘scena della pittura oggi’? Quale direzione sta prendendo a tuo parere?

L.B.: Cassandra, era il soprannome che mi diedero alla scuola media. Dunque, io spero sempre di sbagliarmi. I giovani pittori italiani crescono volitivamente  ed una minoranza  tremendamente esigua di curatori persiste nel tentativo di fare il meglio  con e per  la nostra pittura. Ma le circostanze attuali sono tragicomiche. I critici/curatori italiani, dopo aver osteggiato sino al ridicolo la pittura nel suo totale,  si son desti  in estremo ritardo rispetto alla scena internazionale che non l’ha mai respinta. Terrorizzati dalla crisi e incapaci di ammettere la necessità di una strambata si dedicano,  senza alcun pudore, a rifilarci recidivamente e senza mistero, i soliti artisti triti, seppure ora, in funzione di maldestri pittori… per l’ottusità, la pigrizia e la malafede di non voler trovare altro dal proprio riflesso bolso e, spesso, indifendibile. La responsabilità diretta di questa criticità  è della maggioranza dei curatori italiani.

Vorrei poter avvicinare una nuova generazione di curatori amanti e conoscitori della pittura che, senza alcuna pruderie,  onestamente e sapientemente,  possa far virare la pittura in Italia ad un recupero della sua dignità. Dignità affermabile nel riconoscimento della specificità del media e della sua materia, nella sua pluralità e nella sua completezza. Ripristinando fattivamente la sua visibilità nazionale ed internazionale. Mi affliggono le innumerevoli operazioni di détournement dalla questione.

Sedicenti  mostre di pittura, che si arrogano di volerne estrinsecare  le virtù o il destino, ma  che ad essa aderiscono come un parassita.

Mostre ove la “pittura” è solo tecnicismo linguistico, pretesto, appropriazione indebita.  Dove si tenti, ad ogni costo, di rigenerare una combinazione di campo, sempre uguale, rinominando il documento; o peggio,  di divulgare una lettura distorta della pittura in Italia, pescando tra i pochi “amici” ed i molti artisti stranieri, in una completa deformazione del fenomeno e dei fatti, spesso aggravata da interessi personalistici…

La pittura la fanno i pittori.

Quale che sia la sua forma ultima, il suo corollario estetico, essa è operazione di un artista-pittore. Tutti gli altri… facciano quanto sanno fare e per questo loro saper fare, qualsiasi cosa sia, trovino un nome pertinente.

La Pittura è dei Pittori.

Landina,   Spiaggia della Rustica locaità Port aoiolo- Gianluca di Pasquale in progress.

Landina, Spiaggia della Rustica locaità Port aoiolo- Gianluca di Pasquale in progress.

Breve Incipit a LANDINA di Lorenza Boisi

Che cosa ci manca oggi per essere pittori di ieri? Esserci stretti la mano o dati un pugno sui denti. I pittori italiani, per via di una parcellizzazione globalizzata ed autoreferenziale del sistema, tra loro non si conoscono. Si conoscono a gruppi, a correnti di passione, intese come brezze più che avanguardie.

CARS, in modo del tutto inconsueto, estemporaneo, quasi inconcepibile per il nostro tempo, vuole restituire ai pittori italiani un momento di congrua conoscenza. Un tempo lussuoso di incontro demodé. La conoscenza diretta, ed il lavoro comune potrà essere ispirazione per considerazioni utili al sistema artistico che ha vessato, emarginandola, la pratica della pittura senza riattivarla come da più di vent’anni, giustamente, avviene a livello internazionale.

Il luogo migliore e la migliore prassi, per artisti assoggettati alla pratica di atelier quali sono i pittori, spesso solitari ed appannati dall’illuminazione al tungsteno, è per gli ideatori di questa avventura à Rebours, il cuore del nostro paesaggio – come tetto il cielo e come specchio il lago, come tappeto un prato e pareti, solo roccia e ghiacciai lustrati dal sole, talvolta incerto… Insieme in piccoli gruppi, per alcuni giorni, a lavorare secondo una prassi obsoleta per molti, desueta per tutti, o quasi. Con una documentazione sincronica ed un’apertura al pubblico nel momento dell’evento espositivo. Con una mostra di pittura italiana en plein air, che trova i suoi ultimi precedenti nel primo novecento o, ormai, relegata all’attività amatoriale. Le opere estemporanee saranno accompagnate anche dalla presentazione di un lavoro rappresentativo dell’operato artistico di ciascuno, proprio per segnare lo scarto, il margine di sbilanciamento di molte sicurezze.  Gli artisti selezionati trasversalmente per pratica, approccio, dato anagrafico e percorso artistico, sono professionisti invitati dal curatore in maniera quasi incidentale. Come una sorta di simposio diffuso, questi incontri saranno occasione per riflettere sulla pittura come pratica e come posizionamento culturale nel contemporaneo, anche italiano. Lorenza Boisi

Lorenza Boisi - Landina,   CARS Omegna

Lorenza Boisi – Landina, CARS Omegna

Angelo Mosca - Landina,   CARS Omegna

Angelo Mosca – Landina, CARS Omegna