La Grande Magia. Opere Scelte dalla Collezione UniCredit,   veduta della mostra exhibition view Photo: Matteo Monti

La Grande Magia. Opere Scelte dalla Collezione UniCredit, veduta della mostra exhibition view Photo: Matteo Monti

Quello che ho visto poche settimane fa al MAMbo è solo una piccolissima parte di un patrimonio che, sulla carta, sembra inestimabile. In effetti pensare ad una raccolta di 60.000 opere d’arte che tracciano un ponte immaginario dal Rinascimento ad oggi non può lasciare indifferenti. Eppure è proprio questo numero impressionante quello che legittima la collezione dell’UniCredit come una ‘grande’ collezione d’arte. Non solo per quantità, ma anche per qualità e valore delle opere raccolte; storiche e contemporanee.

La ‘piccola’ parte che ho visto nelle sale del MAMbo a Bologna, è raccolta sotto un generico ma non per questo meno affascinante tema: la magia. La mostra ‘La Grande Magia – Opere scelte dalla Collezione UniCredit’, ha aperto i battenti lo scorso 20 ottobre e sarà visibile fino al 16 febbraio 2014.

Magia, dunque, non da intendere con chissà quali esoterici significati. I due curatori invitati a rovistare nell’imponente collezione, Gianfranco Maraniello e Walter Guadagnini, si sono inoltrati, forti di questo altrettanto imponente tema, dentro alle spire dell’ispirazione misteriosa per scegliere un percorso che, per suggestioni, ci ammaliasse.

 E in effetti ci sono delle opere che meravigliano per ragioni diversissime: per magnificenza, per rigore tecnico, per sofisticata precisione, per misteriosa simbologia, per meticolosità progettuale.. o semplicemente perché l’artista che le ha create, ha toccato quelle ‘corde’ inspiegabili che ci fanno vibrare l’anima o lo lo spirito (direbbero i romantici), l’intelletto e  la consapevolezza culturale (sono più propensa ad affermare io).

Chi pensa di trovare stregoneria, occultismo, giochi di prestigio più o meno sensati, resterà deluso. I due curatori hanno deciso di coniugare l’atto magico nel senso più alto (e altero) possibile: la magia insita nell’atto creativo, l’afflato magico innato alla materia artistica, sia essa fatta di luce, di metallo pesante o strati di pigmento steso secoli fa.

Entriamo nel vivo della mostra sin dalla prima sala. “Die Klagen der Uhr, Architekturcapriccio, Aracne tesse la tela, Psiche abbandonata da Amore, posti all’ingresso del percorso espositivo, delineano una soglia iniziatica per lo spettatore, una sospensione e un prologo, l’abracadabra con il quale incantare la storia dell’arte e saggiare gli archetipi che resistono anche alla potenza delle tecniche di produzione di immagini e alla loro correlata e rivoluzionaria promessa di cattura del mondo.” Citando quattro opere storiche Gianfranco Maraniello introduce la mostra suddivisa in otto aree tematiche: Il mago moderno e la pittura antica, Qualunque incanto è magia, La vertebra della balena, Ricettari, corpi e crogiuoli (1 e 2), Il linguaggio e le regole del gioco, L’officina di Pigmalione, Dodici lavatrici e la rottura dell’ordine, L’illusione della negromanzia.

Giovanni Battista Nazari,   Della tramutatione metallica sogni tre  Brescia,   Pietro Maria Marchetti,   1599 BCABo,   11 OO.III.10 (carta K5v),   Volumi della biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna

Giovanni Battista Nazari, Della tramutatione metallica sogni tre Brescia, Pietro Maria Marchetti, 1599 BCABo, 11 OO.III.10 (carta K5v), Volumi della biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna

Dai lavori più antichi come il bellissimo quadro di Dosso Dossi del 1525 ca. ‘Psiche abbandonata da Amore’, si passa in un balzo temporale non da poco, a opere cinematografiche ‘magine’ come Voyage dans la Lune de Georges Méliès e La Belle et la Bête scritto e diretto da Jean Cocteau nel 1946. Inoltrandosi nella grande sala che ospita la mostra, ci si imbatte nelle spire incantate che avvolgono le sensuali sirene di Klimt, il ‘Bosco silente’ di De Chirico e l’inquietante figura di spalle Elina Brotherus. Incanto e rapimento dunque, ma anche e soprattutto stupore. Immobili di fronte alla grande scultura rotante di Jeppe Hein, inevitabile esitare: l’artista si ingegna un meccanismo per stordire i nostri sensi. L’alto diventa il basso, il dietro davanti. Un gioco di specchi rotanti ci cattura e smarrisce i punti fermi.

Evocare, suggerire l’ignoto, far apparire o scomparire, incantare: molte opere affrontano il tema della magia nei modi più imprevedibili. Dall’artista nel ruolo di demiurgo che riplasma la realtà mediante il processo creativo – esempi ne siano gli artisti delle avanguardie storiche come Giacomo Balla, Fernand Léger e Kurt Schwitters, e le successive sperimentazioni del dopoguerra di Jean Tinguely, Enrico Castellani e Günter Uecker. Non poteva mancare la figura dello sciamano, di quel personaggio che, attraverso, riti, gesti, azioni corporee può evocare o trasformare. In mostra l’irruenza di Arnulf Rainer, la ‘Geometria nelle mani’ di Giuseppe Penone, i gesti quotidiani e sincopati nel video ‘allucinato’ Telephones di Christian Marclay, le tracce gestuali di fango di fiume di Richard Long. Ai gesti costruttivi o distruttivi, si passa all’analisi delle logiche soggettive nella sezione ‘Il Linguaggio e le regole del gioco’. Linguaggio e codici imposti o arbitrari, regole da trasgredire, da inventare o approfondire, le tante possibilità combinatorie di questa sezioni, lasciano spazio a opere illuminanti come quelle di Gerhard Richter (chi più di lui ha sviscerato il linguaggio pittorico in relazione alla fotografia?), George Baselitz (il suo mondo dipinto alla rovescia), le identità multiple di Matthias Bitzer o, l’opera pirandelliana di Giulio Paolini ‘Tre per tre (ognuno è l’altro o nessuno).

Ma l’artista contemporaneo, è ancora in grado di ‘trasformare il mondo’? Di cambiarne i connotati? E’ ancora detentore di un sapere mistico capace di dare vita alla materia inerte? Queste sono le ardue domande a cui tenta di rispondere la sezione ‘L’Officina di Pigmalione’. Per rispondere, i curatori hanno attivato una curiosa strategia: è nella camera delle meraviglie, ossia nella Wunderkammer, spazio per naturalia e mirabilia, che si poso trovare risposte. Ecco allo la mensola di Haim Steinbach, gli spazi pienissimi e al tempo stessi siderali di Candida Höfer (strepitosa foto della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna),

la ‘fragile’ storia dell’arte rappresentata nel polistiroli di Stefano Arienti, il mondo finto di Thomas Demand e quello magicamente reale di Luigi Ghirri.

Jeppe Hein 360° Illusion II (360° Illusione II),   2007 acciaio inossidabile,   specchio,   base,   motore/stainless steel,   mirror,   substructure,   motor 200x361,  7x324.3 cm UniCredit Art Collection - HypoVereinsbank In comodato permanente al / On permanent loan to the Neues Museum in Nuernberg Courtesy Johann König,   Berlin and 303 Gallery,   NY © Jeppe Hein

Jeppe Hein 360° Illusion II (360° Illusione II), 2007 acciaio inossidabile, specchio, base, motore/stainless steel, mirror, substructure, motor 200×361, 7×324.3 cm UniCredit Art Collection – HypoVereinsbank In comodato permanente al / On permanent loan to the Neues Museum in Nuernberg Courtesy Johann König, Berlin and 303 Gallery, NY © Jeppe Hein

Con una citazione di R. Caillois – “il fantastico è rottura dell’ordine riconosciuto, irruzione dell’inammissibile dentro l’inalterabile legalità quotidiana” –  si apre la sezione ‘Dodici lavatrici e la rottura dell’ordine. Non sostituzione totale dell’universo reale con un universo totalmente miracoloso’. Rottura, dunque, non creazione ex novo, interruzione non costruzione dal nulla. L’opera più calzante di questa sezione, la più trasgressiva all’ordine ‘rassicurante’ delle cose è la serie di immagini di Steven Pippin ‘Laundromat/Locomotion (walking without trousers): 12 fotografie in bianco e nero che mostrano un uomo mentre cammina senza pantaloni. Tutto o nulla di strano, sin qui, solamente non bisogna dimenticare che le fotografie sono state scattate dal ‘punto di vista’ delle lavatrici. Altra serie di opere significative, quelle di Barbara Probst che immortala un insignificante momento di vita quotidiana da più angolazioni, evidenziando così una surrealtà inaspettata. Così anche per la ‘pioggia’ di messaggi  – alone, leaving, far off, in total, in the distance ecc – che Arthur Duff disseimana nella pareti bianche del museo, come fosse tante pagine bianche ingigantite.

Non ultima la sezione dedicata alla fotografia. In una stanza più buia e intima delle altre, viene presentata la fotografia come ‘un misterioso intreccio fra tecnica e magia’. “E’ il processo fotografico stesso a porsi come stregonesco: alchimia che si svolge in un antro buio e vietato ai non adepti, tecnica che combina ottica e chimica per conservare l’immagine sensibile prodotta dalla luce e farla infine riapparire, attraverso la stampa, come nuova impronta del mondo. Ben oltre la semplice riproduzione della cosa, la fotografia reinventa la realtà a partire dalle sue apparenze; la lente dell’obiettivo offre un nuovo sguardo, rivela, nel quotidiano così come nelle forme naturali, una magia di cui prima eravamo inconsapevoli.” La descrizione potrebbe farsi fitta di aggettivi e densa di voli visionari: i volti in positivo di Julia Margaret Cameron, le visioni spetrali di Heinrich Kuhn, il giardino fatato di Josef Sudek, la natura surreale di Albert Renger-Patzsch, le geometrie siderali di Florence Henri, la magia vidsionaria di Olga Wlassics ….

Jean Baptiste Greuze Die Klagen der Uhr (Il lamento dell’ora/The Lamentation of the Clock),   1775 olio su tela/oil on canvas 79.3x61 cm UniCredit Art Collection - HypoVereinsbank In comodato permanente al / On permanent loan to the Bayerische Staatsgemäldesammlungen,   Alte Pinakothek,   Munich

Jean Baptiste Greuze Die Klagen der Uhr (Il lamento dell’ora/The Lamentation of the Clock), 1775 olio su tela/oil on canvas 79.3×61 cm UniCredit Art Collection – HypoVereinsbank In comodato permanente al / On permanent loan to the Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Alte Pinakothek, Munich

Candida Höfer Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio a Bologna III (The Archiginnasio Public Library in Bologna III),   2006  c-print ed. 2/6  247x200 cm                                      UniCredit Art Collection                                 foto / photo courtesy Galleria Marabini,   Bologna © Candida Höfer,   by SIAE 2013

Candida Höfer Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio a Bologna III (The Archiginnasio Public Library in Bologna III), 2006 c-print ed. 2/6 247×200 cm UniCredit Art Collection foto / photo courtesy Galleria Marabini, Bologna © Candida Höfer, by SIAE 2013

Gustav Klimt Silberfische (Nixen) (Pesci d’argento (Ninfe)/Silverfish (Water Nymphs)),   1902 olio su tela/oil on canvas 82x52 cm Albertina,   Wien - In comodato permanente da Bank Austria/ On permanent loan from the Bank Austria

Gustav Klimt Silberfische (Nixen) (Pesci d’argento (Ninfe)/Silverfish (Water Nymphs)), 1902 olio su tela/oil on canvas 82×52 cm Albertina, Wien – In comodato permanente da Bank Austria/ On permanent loan from the Bank Austria