Klara Lidèn,   Invalidenstra?e,   Museion 2013,   exhibition view.  Foto Augustin Ochsenreiter courtesy Galerie Neu,   Berlin/ Reena Spaulings,   NY/ the artist

Klara Lidèn, Invalidenstra?e, Museion 2013, exhibition view. Foto Augustin Ochsenreiter courtesy Galerie Neu, Berlin/ Reena Spaulings, NY/ the artist

Thun… thuuhnn… thunn

La mia visita alla mostra personale  di  Klara Lidén, Invalidenstraße ,  al Museion, era ritmata da un suono sordo e violento. Tutte le volte che una persona aveva accesso ad una piccola stanza per vedere le 80 diapositive dell’artista che piano piano scivolava sul pavimento (Slide Show, Handicap, 2006) metteva in moto ‘Later’ un’ascia appesa ad una corda. In quel lavoro, a mio parere, c’era in sintesi quelle che potrei definire le linee vettoriali  della sua ricerca: ritmo, violenza e decostruzione.

Tutte o quasi le opere in mostra, infatti, giocano con queste tre dinamiche. Ritmo spaziale, ritmo musicale; l’etimologia di ritmo rimanda all’azione dello scorrere cadenzato, ad un movimento misurato. L’artista tedesca cammina, attraversa la città, ci balla dentro o ci scorre letteralmente dentro a tempo di musica (struggente il video ‘Der Mythos des Fortschritts’ (2008) dove  imita la camminata – moon walking- di Michael Jackson).

Violenza: come quella che in potenza è racchiude il suo famoso ritratto ‘Self Portrait with the Keys to the City’ (2005-07). L’artista si ritrae mentre apre un soprabito contenente pinze, tenaglia e torcia per scassinare e aprire le porte d’accesso delle case, per scassinare portoni, per rubare biciclette. Violenti sono i gesti che ritroviamo nel video ‘Body of Society’ (2006)  dove la Liden aggredisce un’innocua bicicletta con una spranga – inevitabile pensare ai ‘drughi’ di Arancia Meccanica’ – o, il gesto improvviso di buttarsi dentro un bidone della spazzatura in una stanza vuota (Untitled, Trashcan, 2011).

Distruzione. Domina la grande stanza del Museion, l’installazione ‘Autostrada Cafè’: un paesaggio scarnificato formato da tanti grumi di asfalto ‘strappato’ da una strada a lunga percorrenza. Pezzi di manto stradale innalzati come fossero tanti tavolini e sedie su cui sedersi.

Ecco, le azioni della Liden alzano ciò che è basso e viceversa. Sono soprattutto le percezioni quelle che l’artista modifica, violentando il senso comune del vivere la città. Il gesto di strappare e incollare e ristaccare e sovrapporre manifesti altro non è che la volontà di condensare messaggi (pubblicitari, rassicuranti, consumistici, triti) per annullarne il potenziale semantico. All’opposto, nelle opere fotografiche che mostrano un tavolo e delle panche in legno o un piccione immortalato in una strada, l’artista ristampa molteplici volte la stessa immagine con lievi scarti: qui, anziché annullare, c’è la volontà di potenziare il significato dell’immagine, per quanto banale sia la realtà che essa mostra.

Decostruisce il normale stato delle cose per ricomporlo in modo grossolano e brutale. Anche la comicità che a volte emanano le sue azioni – ballare in una metropolitana, arrampicarsi in un lampione, uscire da un tombino – altro non è che un modo per dissacrare la pesantezza delle regole, la ristrettezza delle leggi che governano il vivere tranquilli e sereni.

In mostra, tutte le opere trasudano la volontà della Liden di appropriarsi dello spazio urbano, di sottolineare una forma di appartenenza alla realtà… una realtà che non viene rappresentata, bensì che viene aggredita, assalita. E’ come se l’artista cercasse uno scontro quasi fisico con il reale. Ci sbatte contro, per assorbirne la pesantezza, lo sporco. Un modo inevitabile per comprenderlo e farlo prprio. Con un atteggiamento empatico, Klara Liden ‘mastica e sputa’ l’atmosfera urbana: strade, ponti, lampioni,   marciapiedi, tombini, strisce pedonali, asfalto, bagni pubblici, metropolitane. Questo è il contesto ‘ristretto’ in cui abita, perché le sue città – New York, Berlino.. ma potrebbero essere Milano, Bolzano, Hong Kong – sono un unico grande spazio urbano da raccontare sempre e solo attraverso i suoi passi, il suo corpo, la forza fisica che gli consente che scavalcare muretti, cancelli, aggrapparsi alle inferriate, piroettare nei pali della luce o della metropolitana.

La dicotomia corpo / città nel lavoro dell’artista è risolto fondendo insieme queste due forse che convivono assieme: il corpo dentro alla città e viceversa. Di fatti in questi suoi atti performativi o ‘misurazioni’ (il corpo dell’artista come unità di misura per calcolare e soppesare il territorio), è inevitabile che si celi una grande energia e fragilità al tempo stesso.

Le opere di Klara Lidèn sono quasi sempre ‘brutte’, sgraziate, recuperate, imperfette. La sua azione di intasare i significati, ripulire (scarnificare) il (buon) senso quotidiano altro non è che la dimostrazione che la sua ricerca non è oggettuale, non vuole produrre ‘belle’ opere, godibili e rasserenanti: lei vuole disturbare, sporcare e – potesse farlo – colpirci allo stomaco con violenza, per toglierci un attimo il respiro e rivelarci che dietro al nostro quieto vivere c’è qualcosa di estremamente pericoloso.

Cosa altro ci devono raccontare gli 80 scatti sgranati che, con il ritmo ipnotico del girare delle diapositive nel proiettore, ci mostrano la lenta caduta dell’essere umano verso un alcolico e inevitabile annichilimento.


Klara Lidèn,   Later,   2009. Installation view at Museion,   2013. Foto Augustin Ochsenreiter courtesy Galerie Neu,   Berlin/ Reena Spaulings,   NY/ the artist

Klara Lidèn, Later, 2009. Installation view at Museion, 2013. Foto Augustin Ochsenreiter courtesy Galerie Neu, Berlin/ Reena Spaulings, NY/ the artist

Klara Lidèn installation view at Museion,   2013 (detail)

Klara Lidèn installation view at Museion, 2013 (detail)

Klara Lidèn,   Invalidenstra?e,   Museion 2013,   exhibition view.  Foto Augustin Ochsenreiter courtesy Galerie Neu,   Berlin/ Reena Spaulings,   NY/ the artist

Klara Lidèn, Invalidenstra?e, Museion 2013, exhibition view. Foto Augustin Ochsenreiter courtesy Galerie Neu, Berlin/ Reena Spaulings, NY/ the artist

Klara Lidèn,   Untitled (Bierbank),   2011,   Exhibition view at Museion,   2013. Courtesy Galerie Neu,   Berlin/ Reena Spaulings,   NY/ the artist

Klara Lidèn, Untitled (Bierbank), 2011, Exhibition view at Museion, 2013. Courtesy Galerie Neu, Berlin/ Reena Spaulings, NY/ the artist