Julieta Aranda,   If a body meet a body villa croce,   Genova 9 maggio-30 giugno 2013 courtesy Villa Croce photo Gaia Cambiaggi

Julieta Aranda, If a body meet a body villa croce, Genova 9 maggio-30 giugno 2013 courtesy Villa Croce photo Gaia Cambiaggi

Una breve intervista a Julieta Aranda in occasione della sua mostra personale ‘If a body meet a body’ a Villa Croce. (fino al 30 giugno 2013).

(for the English version scroll down)

ATP: Partiamo dal titolo: ‘If a Body Meet a Body’. Quale è il suo significato?

Julieta Aranda: Il verso è tratto da una poesia scritta da Robert Burns nel 1782.
C’è un intero verso della poesia che recita:

if a body meet a body 
coming through the rye
if a body kiss a body,
need a body cry?

Penso che, a causa dei cambiamenti nella traduzione in inglese, ciò che la poesia voglia dire è: “Se qualcuno incontra qualcuno” (ecc.) Mi piace come questo verso risuona per me, non tenendo conto della traduzione: sembra riferirsi a persone come corpi in un modo estremamente bello, con un sacco di emozioni. Stavo leggendo questa poesia una sera e continuavo a pensare a me stessa.. e poi..quando non sappiamo i nomi degli altri, come ci consideriamo in quanto corpi? Mi fa pensare all’idea di un corpo sociale, un costrutto sociale più ampio, fatto di corpi che si incontrano gli con gli altri.

So che la mia interpretazione è probabilmente frutto di una lettura non corretta, ma questa particolare poesia ha già una storia di fraintendimenti. Quindi penso che ciò vada bene.

ATP: La mostra presentata a Villa Croce è una riflessione sul sistema economico contemporaneo. Soggetto complesso e difficile da mettere a fuoco. Perché hai scelto un tema così articolato?

JA: La maggior parte del mio lavoro si muove in una dimensione che oscilla tra il concettualismo e la partecipazione politica. Arrivata ad un punto, non riesco nemmeno a pensare di avere una scelta sul lavoro; ci sono alcuni generi di idee che rimangono incastrate nella mia mente e non mi lasciano in pace fino a quando non faccio qualcosa con loro.

ATP: Il progetto che hai sviluppato per la mostra dialoga con alcune opere presenti a Villa Croce.  Come ti sei relazionata con lo spazio e le opere museali?

JA: Devo essere sincera? Non ho pensato a loro come a delle opere d’arte. Quando mi recai a Villa Croce per fare una visita, rimasi molto incuriosita dal fatto che in una stanza c’era una collezione di sole teste. Da lì ho capito che volevo fare un lavoro sull’idea di commemorazione, esaltandola. Dopo questa visita, trascorsi un mese in Giappone.. lì ebbi la possibilità di visitare un museo di calligrafia, dove le statue dei migliori calligrafi avevano le mani mozzate.. e il contrasto tra le due collezioni mi fece riflettere molto sul concetto di commemorazione.. è così che cominciò il tutto.

ATP:  In questo progetto metti in scena la dicotomia tra lavoro manuale e intellettuale, tra colletti bianchi e tute blu. Teste e mani, corpo e pensiero gravitano in tutto lo spazio della mostra. Cosa significa, nello specifico, questo senso di frammentarietà?

JA: “Che cosa significa” è sempre una questione difficile – per lo più perché mi piace l’idea di avere delle letture aperte. Ma per risponderti meglio, stavo recentemente rileggendo un libro di Franco “Bifo” Berardi, intitolato The Soul at Work, che mi ha fatto pensare al mio specifico posto, ma in un ordine più grande e a quale tipo di ruolo potrei avere.. posso davvero riconoscere il corpo per il quale io sostengo di parlare?

Julieta Aranda,   If a body meet a body villa croce,   Genova 9 maggio-30 giugno 2013 courtesy Villa Croce photo Gaia Cambiaggi

Julieta Aranda, If a body meet a body villa croce, Genova 9 maggio-30 giugno 2013 courtesy Villa Croce photo Gaia Cambiaggi

ATP:  Let’s start with the title: ‘If a Body Meet a Body’. What does it mean?

JA: The line is from a poem written by Robert Burns in 1782. 
There is an entire verse of the poem that reads:

 if a body meet a body 
coming through the rye
if a body kiss a body,
need a body cry?

I think that – because of the changes in english, what the poem intends to say is “if somebody meets somebody” (etc..) But I like  how it reads to me when I don’t make the allowances for language change: it seems to refer to people as bodies in a very nice way, with a lot of emotion. I was reading the poem one evening, and I keep thinking to myself, when we don’t know each other’s names, how do we treat ourselves as bodies? It makes me think of the idea of a social body, a larger social construct made out of bodies that meet each other.

I know my interpretation is probably a misread, but this particular poem already has a history of misreadings, so I think it is fitting.

ATP: The exhibition presented at Villa Croce is a reflection on contemporary economic system. A complex theme, difficult to focus. Why have you decided to choose a so intricate subject?

JA: Most of my work moves in a place between conceptualism and political involvement. At this point I don’t even think that I have a choice upon it, there are the kind of ideas that become lodged in my mind and don’t let me be in peace until I do something with them.

ATP: The project organized for the exhibition create a dialogue with some sculptural series from the museum’s collection. How did you relate to space and artworks?

JA: To be perfectly honest? I wasn’t thinking of them as artworks. When I went to do a site visit, I became quite intrigued by the fact that there was a collection of heads in a room, and I knew I wanted to make work about this idea of exalted memorialization. After that I spent a month in Japan, and I had the chance to go to a calligraphy museum where the best calligraphers had their hands casted.. and the contrast between both collections made me think a lot about memorialization, which is how this started. 

ATP: In this project you display the dichotomy between manual and intellectual labor, classical blue-collar/white-collar. Heads and hands, body and thought, spin around the exhibition space. What does this sense of fragmentation mean?

JA: “What does this mean” is always a difficult question – mostly because I like the idea of open readings. But to answer you better, I was recently reading again a book by Franco “Bifo” Berardi, called The Soul at Work, which made me think about my own place in a larger order, what kind of role do I play, can I recognize the body that I claim to speak for?

Julieta Aranda,   If a body meet a body villa croce,   Genova 9 maggio-30 giugno 2013 courtesy Villa Croce photo Gaia Cambiaggi

Julieta Aranda, If a body meet a body villa croce, Genova 9 maggio-30 giugno 2013 courtesy Villa Croce photo Gaia Cambiaggi