Jonathan Vivacqua,   PIANI VOLANTI,   cartongesso-struttura metallica e colle con pigmento - 2014,   courtesy of the Artist credits Jacopo Maffi

Jonathan Vivacqua, PIANI VOLANTI, cartongesso-struttura metallica e colle con pigmento – 2014, courtesy of the Artist credits Jacopo Maffi

Fino al 7 Giugno è possibile visitare “REMIGANTE”, mostra personale di Jonathan Vivacqua a cu ra di Samuele Menin allestita nella Torre Medievale di Corbetta. 

Matteo Mottin – in collaborazione con ATPdiary – ha fatto qualche domanda a Jonathan Vivacqua.

ATP: La mostra parte da questa domanda: “ come dipingerebbero gli uccelli se potessero farlo?”. Cosa ti ha portato a farti proprio questa domanda? Perchè ti interroghi proprio su questi animali e non su altri?

Jonathan Vivacqua: Ho sempre avuto un’attenzione speciale nei confronti  degli animali, probabilmente perché quando all’età di 3 anni cominciai a disegnare,  li ritraevo grazie ad un libro appartenuto a mio padre  che ho potuto guardare molto e pasticciare altrettanto. Ero  attratto dalla quantità di immagini e dai pochi testi, sviluppando così una lettura figurativa. Ricordo a distanza di anni quasi tutte le immagini ma non il titolo; il riferimento ai volatili è arrivato semplicemente e solo perché sono le creature più distanti da noi uomini e hanno la capacità di volare, confesso ne sono alquanto invidioso. Le piume, oltre che essere state usate per anni come delle penne da scrittura, le trovo interessanti in quanto prolungamento del corpo. Noi abbiamo inventato le tute alari per avvicinarci a loro , ma se loro si dovessero avvicinare a me proverebbero a dipingere? Così ho iniziato intingendo del colore con un mazzetto di piume nella mano, ma ho sentito il bisogno di adattarle meglio al mio corpo, dando forma quindi a delle vere protesi piumate che mi hanno spinto a una pittura molto fisica, dove l’unico soggetto ero io o la visione di me stesso.

ATP: I tuoi lavori spesso nascono e traggono forza dal dialogo con il luogo in cui sono installati. Vorrei sapere in che modo hai affrontato lo spazio della Torre Medievale di Corbetta e in che misura questo ha influenzato il tuo intervento. 

JV: Partiamo dal fatto che per un bisogno personale non riesco  a pensare che una mia opera  si possa relazionare solo con se stessa. Fisicamente e mentalmente ci tengo che si formi un dialogo con lo spazio in cui essa è inserita e questa magia può avvenire in due modi: la prima è quella dove io faccio da intermediario tra l’opera e lo spazio dove il mio compito è quello di spostare, muovere e arrampicarmi per far dialogare i due elementi senza il bisogno di trovare, in maniera forzata,  una vera e propria soluzione conclusiva dell’opera ma solo un modo di arrestarsi, dire “basta”. La seconda avviene attraverso l’agire del tempo, dove polveri e muffe velano il tutto, creando il loro clima amoroso. Le “Muffe” che ho posizionato sul pavimento della scala,  come se fossero un fondale, prendono questo nome per la somiglianza e la loro evoluzione: si tratta di un’operazione presente in  ogni mia mostra; visibili oppure nascoste maturano e aumentano con il passare del tempo.

ATP: La mostra è costituita da autoritratti che hai realizzato con delle protesi di piume legate a un braccio. Come mai hai deciso di realizzare proprio degli autoritratti, piuttosto che concentrarti su un altro tipo di soggetto? Significa che secondo te, se un uccello potesse dipingere, dipingerebbe solo la sua immagine? 

JV: E’ stato quasi una costrizione, un auto-imposizione di privazione: provare a fare ciò faccio naturalmente in un modo a me, a noi, non naturale, da questo nascono gli autoritratti; inizialmente ho avuto la sensazione di non essere più in grado di dipingere, è stato terribile, ma poi, oltrepassata la paura, con la pratica mente e arto estraneo hanno trovato una sintonia perfezionandosi nell’opera

ATP:  Trovo che i tuoi lavori abbiano come tema ricorrente lo sforzo insito nel tentativo di rapportarsi con la natura da parte dell’uomo. Quali esperienze di vita ti hanno portato ad affrontare proprio questa tematica?

JV: Se per natura intendi nulla che sia ancora toccato dall’essere umano è perché avere a che fare con qualcosa di molto vecchio e lento, come possono essere ad esempio le montagne, ti porta a entrare in una dimensione totalmente imprevedibile e intrigante. Ma anche pc o musica elettronica li considero naturali, anzi, forse ancor di più perché più facilmente utilizzabili.

Jonathan Vivacqua,   PIANI VOLANTI,   cartongesso-struttura metallica e colle con pigmento - 2014,   courtesy of  the Artist credits Jacopo Maffi

Jonathan Vivacqua, PIANI VOLANTI, cartongesso-struttura metallica e colle con pigmento – 2014, courtesy of the Artist credits Jacopo Maffi

Jonathan Vivacqua,   MUFFE,   colle-siliconi-pigmenti - 2014,   courtesy of the Artist credits Jacopo Maffi

Jonathan Vivacqua, MUFFE, colle-siliconi-pigmenti – 2014, courtesy of the Artist credits Jacopo Maffi

Jonathan Vivacqua,   MUFFE,   colle-siliconi-pigmenti - 2014,   courtesy of the Artist credits Jacopo Maffi

Jonathan Vivacqua, MUFFE, colle-siliconi-pigmenti – 2014, courtesy of the Artist credits Jacopo Maffi