Veduta della mostra di Jonathan Monk © the artist; Courtesy,   Lisson Gallery,   London

Veduta della mostra di Jonathan Monk © the artist; Courtesy, Lisson Gallery, London

Come essere originali quando sembra che tutte le domande siano già state fatte, le opere concepite, i concetti sviscerati? L’originalità per Jonathan Monk sembra risiedere nel ‘trasformismo’, nel rimescolare le carte in tavola (della storia dell’arte). Sedotti e (mai abbandonati) dall’esercizio di stile della post-modernità, non abbiamo mai dimenticato la legge del citazionismo (più o meno dosato).

L’artista inglese nella sua mostra ospitata alla Lisson gallery di Milano, ragiona appunta su concetti come l’essere (o non essere) originali. Senza la pretesa di ‘essere’ a sufficienza, Monk viaggia nel tempo e sposta la lancetta della ‘maniera’ nel periodo dell’arte greco-romana.   Per la mostra ha fatto costruire la sua effige in un particolare gesso, la jesmonite, che se levigato al punto giusto simula la lucidità del marmo. Identici e perfetti, le teste-monk  ci guardano dall’alto di un imponente basamento. Rivolgono lo sguardo sugli esseri mortali che ancora cercano, più o meno illusoriamente, un po’ di originalità tra millenni o mesi addietro.

Non contento di cotanta perfezione, l’artista ha invitato cinque artisti dell’arte Povera – Jannis Kounellis, Pier Paolo Calzolari, Emilio Prini e Gilberto Zorio – a intervenire sui busti, facendosi rompere, simbolicamente il naso. Le sculture appaiono così monke di naso.  All’esterno l’opera ‘Covered Motorbike’: una scultura in bronzo che altro non è che il calco di una moto coperta da un telo. “Il soggetto dell’opera resta un segreto. Immagine innocua e onnipresente, specialmente nella città di Milano, la moto coperta è stata glorificata e monumentalizzata. Fusa in bronzo, l’opera non lascia dubbio alcuno circa i riferimenti alla grande arte classica e ai nudi adagiati, ad esempio, di Henry Moore.”

Dall’Antica Roma alle tante moto che, riposte in garage, vengono coperte da tele cerate alla parte posteriore del noto furgoncino a tre ruote Ape Piaggio, il passo è veramente breve. Completa (?) la mostra la lastra di marmo ‘The Void’.

Trascrivo l’aneddoto: “Un giorno, mentre Jonathan Monk si trovava alla Lisson Gallery di Milano, ha sentito due tecnici discutere tra loro sulla possibilità di sistemare The Void sul retro di un furgoncino. Furgoncino che lui ha subito immaginato essere un Ape, un veicolo che è grande ma piccolo allo stesso tempo e che ha un ampio spazio per un vuoto. Ingrandito e realizzato in marmo, The Void è l’omaggio di Monk a questo semplice mezzo di trasporto.”

Sono lieta che Milano riservi ancora molti stimoli agli artisti internazionali di passaggio.

Jonathan Monk Covered Motorbike,   2013 Bronze 131 x 221 x 95 cm © the artist; Courtesy,   Lisson Gallery,   London

Jonathan Monk Covered Motorbike, 2013 Bronze 131 x 221 x 95 cm © the artist; Courtesy, Lisson Gallery, London

Veduta della mostra di Jonathan Monk © the artist; Courtesy,   Lisson Gallery,   London

Veduta della mostra di Jonathan Monk © the artist; Courtesy, Lisson Gallery, London

Jonathan Monk The Void,   2013 Marble 130 x 29.5 x 6.2 cm © the artist; Courtesy,   Lisson Gallery,   London

Jonathan Monk The Void, 2013 Marble 130 x 29.5 x 6.2 cm © the artist; Courtesy, Lisson Gallery, London