Il nuovo spazio Peep-Hole ha accolto con un bagno di folla la personale dell’artista statunitense John Henderson, JOHN.

Se la pittura sembra essere il quibus della sua ricerca, il mezzo che utilizza per sviscerarne le trame è la consapevolezza che, solo trascendendola, poteva ancora aggiungere un pensiero (anche se piccolo) alla storia di questo mezzo espressivo.

Di fatto, sarebbe più preciso sostenere che ciò che sembra stare a cuore all’artista, è la poliedricità delle forme di rappresentazione espressiva: pittura, scultura, fotografia e performance. In questa mostra questi linguaggi ci sono tutti, incastrati uno dentro l’altro come delle matrioske: la pittura ‘dentro’ alla scultura che è ‘dietro’ alla fotografia che sta ‘accanto’ alla performance… Senza un esito finale, tutte le forme sembrano percorrere un moto circolare ‘a vortice’ in cui il ‘pensiero’ dell’opera evapora, mano a mano che cambia di stato. Ovviamente l’idea o consapevolezza resta, cambia solo il materiale, il modo di trattarlo ed esibirlo. Ma si sa che l’arte è il più delle volte ‘forma’. Idee e pensieri espressi con forme, colori, mezzi diversi, comunicano ovviamente qualcosa di diverso.

In questa mostra di materiale – reale e concettuale – ce ne veramente tanto. Bronzo, ottone, alluminio, carta fotografica, tela, pigmenti. Ma anche correnti storiche, estetica della riproducibilità (W. B.) vs unicità, opacità del mezzo fotografico, labilità espressiva tra scultura e pittura ecc.

Ovunque gesti. Si parte da quelli compiuti dall’artista nel video che apre la mostra, dove con un grosso martello in mano spezza i calchi di tre fusioni di dipinti, si continua con quelli (tanti) compiuti per dipingere, si passa poi a quelli eseguiti per colare e ultimare le fusioni a cera persa. Ecco allora che il gesto tanto osannato sia dalla pittura informale come dall’espressionismo astratto, nel caso di Henderson, diventa quasi gesto automatico, ‘di fabbrica’. Nega, afferma o semplicemente rende cinico quello che un tempo era autentica forma di espressione?

Certamente la mia è una domanda retorica. Per aggiungere anche un seppur piccolo pensiero al percorso artistico legato ad un mezzo (sacrosanto) come la la pittura, bisogna ‘congelarne’ la storia e ridurla in frammenti. Questo sembra a tratti fare con la sua ricerca JOHN (partendo dallo stesso titolo della mostra che, tautologico, mette in gioco il nome proprio dell’artista), che giocando con simmetrie, tensioni tra gli opposti (negativo/positivo, prossimità/distanza, istintività/riproduzione), massima pulizia ed eleganza, ci costringe ad un tour de force tra avanguardie storiche, correnti astratte e minimaliste.

Le opere fanno eco al grande spazio espositivo che, diviso in ampie stanze, è ritmato dalla serie di fusioni. Osservate da vicino sono bellissime. Si percepiscono i tratti spezzati o continui di grosse o minute pennellate. Si notano i grumi di colore, la parti dove le campiture di colore si fanno più sottili e tirate, si cerca di immaginare un intrico di colore, una possibile forma, un anagramma. Conturbante vedere pochi passi più in là la stessa trama, gli stessi grumi…  L’artista contraffà passionalità e istinto; sviluppa una perversa tensione tra ciò che è vero e finto. Anche nelle riproduzioni fotografiche di fotografie dipinte, l’artista mette sotto vetr(ino)o una grammatica stratificata di possibili forme espressive.

Ancora ‘scatole dentro scatole’, ancora impostura e inganni dove il significante (la parte ‘materiale’ del significato) acquista senso e –  non meno importante, anzi – bellezza.

Si giunge ad un possibile fondo della mostra dove si capisce che, il capire il limite tra un linguaggio e l’altro, è una dei possibili versi di questa mostra tanto ‘lineare’ quanto complessa nei suoi continui rimandi e intersecazioni sintattiche. C’è persino un totem che nasconde, dietro una fredda griglia argento, un piccolo quadro che mi ricorda vagamente Richter.

Ottimo inizio per il nuovo spazio PH.

JOHN - John Henderson,   installation view © Peep-Hole 2013

JOHN – John Henderson, installation view © Peep-Hole 2013

JOHN - John Henderson,   installation view © Peep-Hole 2013

JOHN – John Henderson, installation view © Peep-Hole 2013