Jani Ruscica,   Screen Test,   OTTO ZOO Milano,   2014 installation view - Courtesy OTTO ZOO

Jani Ruscica, Screen Test, OTTO ZOO Milano, 2014 installation view – Courtesy OTTO ZOO

Screen Test (for a Living Sculpture) è un’opera dell’artista  Jani Ruscica rigorosa e incisiva: un breve film in tre parti – tre sequenze brevissime, per una durata totale di poco più di tre minuti – proiettato in loop su un grande schermo, posto diagonalmente nello spazio vuoto della galleria ad altezza uomo, che, unica fonte luminosa, definisce le coordinate dell’ambiente. Il film – o meglio l’opera perché i lavori dell’artista finlandese sfuggono a una definizione univoca, essendo liminari tra cinema, video e documentazione e sperimentano un linguaggio irriducibile alle convenzioni dei generi – indaga le intersezioni e i rapporti tra scultura, cinema, video e performance, riflessione che è anche il leitmotiv di tutta la sua ricerca.

Screen Test non ha trama: è una sorta di backstage di un video realizzato su commissione del MOMA PS1 di New York e di Creative Time MTV’s Art Breaks. Le tre brevi sequenze sono mute e apparentemente enigmatiche. Non raccontano, non danno indizi: non sappiamo se siano state riprese a priori o a posteriori della performance, che, forse, paradossalmente potrebbe non esserci mai stata. Due attori: il primo, ripreso in primo piano, seduto, truccato come una statua vivente; l’altro in piedi dietro di lui, vestito di nero, solo parzialmente visibile, nasconde con una mano parte del viso dell’altro. Sullo sfondo una serie di edifici in mattoni, non identificabili. Non succede nulla, solo alcuni piccoli movimenti rompono la stasi. È il non visto cinematografico che si focalizza su cosa sta dietro le immagini in movimento. Riporta alla scultura: il performer in primo piano ha i tratti del viso azzerati dal cerone, è una statua, e così viene ripreso, ponendo l’accento sul volume e sulla materia. È al centro, monumentalizzato, senza elementi decorativi, né oggetti di scena: qui e ora.

L’antispettacolarità, caratteristica ricorrente delle opere di Ruscica, evidenzia una presa di posizione critica nei confronti dell’artificialità filmica ed è debitrice delle riflessioni di Dogma 95 e di Lars von Trier in particolare, a cui l’artista si è anche ispirato direttamente in alcuni progetti precedenti quali Evolution e Black Box Theatre. Insieme al video sono presentate alcune opere su carta intitolate Material Studies, una serie di fotografie e collage con interventi a tecnica mista, raffiguranti i due performer: non sono semplicemente studi preparatori ma sperimentazioni parallele al progetto filmico.

È una ricerca che, con vari mezzi, tende all’essenzialità, collocando il linguaggio artistico in un’altra dimensione rispetto a quello massmediatico, eliminando ogni seduzione sensuale ed emotiva e ricercando un coinvolgimento critico dello spettatore nella fruizione del lavoro.

Rossella Moratto

Jani Ruscica,   Screen test hand,   2013,   c-print on dibond,   framed,   49x33 cm,   ed. 1/5 + 1 a.p. Courtesy the artist and OTTO ZOO

Jani Ruscica, Screen test hand, 2013, c-print on dibond, framed, 49×33 cm, ed. 1/5 + 1 a.p. Courtesy the artist and OTTO ZOO

Jani Ruscica,   Material studies – chalk,   2014,   10x14,  5 cm,   (32x23 framed) Courtesy the artist and OTTO ZOO

Jani Ruscica, Material studies – chalk, 2014, 10×14, 5 cm, (32×23 framed) Courtesy the artist and OTTO ZOO

Jani Ruscica,   Material studies – concrete,   2014,   12x8 cm (32x23 framed) Courtesy the artist and OTTO ZOO

Jani Ruscica, Material studies – concrete, 2014, 12×8 cm (32×23 framed) Courtesy the artist and OTTO ZOO

Jani Ruscica,   Material studies – unfired clay,   2014,   9,  50x6,  5 (32x23 framed) Courtesy the artist and OTTO ZOO

Jani Ruscica, Material studies – unfired clay, 2014, 9, 50×6, 5 (32×23 framed) Courtesy the artist and OTTO ZOO