James Krone,   Waterhome: We is Somebody Else,   September/November 2013 Installation view at Brand New Gallery,   Milan Courtesy Brand New Gallery and the artist Credits Maria Teresa Furnari

James Krone, Waterhome: We is Somebody Else, September/November 2013 Installation view at Brand New Gallery, Milan Courtesy Brand New Gallery and the artist Credits Maria Teresa Furnari

Ogni mostra di James Krone è da concepire come la tappa di un viaggio riflessivo attraverso il ‘fare’ artistico. Tutto ciò che compone l’oggetto ‘mostra’ – ideazione, realizzazione dell’opera, allestimento, esibizione – è sviscerato dall’artista: come gli oggetti sono utilizzati in arte? Come la pittura può essere utilizzata come un oggetto? Senza timore, l’artista formula delle ipotesi attraverso le sue opere.

In occasione della sua personale alla galleria Brand New Gallery ‘Waterhome: we is somebody else’, l’artista parte dall’oggetto-acquario per costruire una diversa prassi del fare artistico. Il titolo si riferisce al marchio di fabbrica di un acquario ‘Waterhome’.

Nel testo che accompagna la mostra, Krone racconta e chiarisce alcuni aspetti delle opere esposte: “L’acquario non è un soggetto comune per un pittore, come può esserlo una ciotola di pere piuttosto che la vista dalla finestra del mio studio, una persona pazientemente accomodata su una sedia, una fotografia di una qualsiasi di queste cose, o anche un’allegoria strutturalista; è più che altro una cattedrale svuotata della religione. In questo senso, come ricettacolo per una performance abitativa, è un contenitore di noia. Indistinguibile come soggetto o oggetto, lo adopero come tentativo di annegare qualsiasi narrazione del progresso artistico che potrebbe essere letta come una lezione di accumulazioni biografiche. Il mio tentativo fallisce nel momento in cui si rivela il mio desiderio di astenermi dai giochi di corteggiamento di un espressionismo auto documentato.”

Oggetto tra gli oggetti, attrazione domestica da contemplare se ospitante dei pesci, l’acquario è una sorta di piccolo microcosmo affascinante e visivamente seducente. Ma questo non è l’acquario che interessa James Krone. L’artista svuota l’acquario della sua funzione facendolo diventare un oggetto ‘sbagliato’: lasciato all’incuria, le sue acque smettono di essere cristalline, si fanno torbide e portatrici feconde di alghe e licheni. Affascinato dalla costante rigenerazione di questo micro mondo deturpante, Krone ha cercato di ricostruirne gli stessi processi con la pratica pittorica. L’artista ha trattato con colle animali le tele dei quadri, coprendoli in seguito con  strati di pigmento che simulavano il colore delle alghe dell’acquario. Strato su strato, dopo lunghe attese tra una stesura e l’altra, l’artista ha compiuto un viaggio osmotico dove l’incontrollabilità del risultato ha generato altrettanto imprevedibili effetti pittorici.

L’apparente monocromia delle tele (bianche e nere), nascondono piccoli dettagli o ‘difetti’ che altro non sono che l’autonomo potere del color di trapassare la tela. Soprattutto nei grandi quadri bianchi, i pattern accidentali, rivelano l’aleatorietà del colore che, trapassando da retto al verso della tela, ha creato segni e tracce. Ecco che l’artista si pone a distanza (come oltre il vetro dell’acquario) per osservare – lui, primo visitatore della sua stessa opera – come la pittura si configura in modo indipendente e fuori controllo.

Iterando questo processo di continue stesure di colore, Krone ha generato una mostra double face dove il nero e il bianco altro non sono che opposti significanti di uno stesso processo. Accanto ai  quadri (stranamente non allestiti in modo da poterne vedere sia il recto che il verso), l’artista ha concepito anche delle sedute – dal design anni ’50 – rivestite con le stesse tele nere e bianche. Coerente con la necessità di confondere i livelli interpretativi, l’artista si prende gioco della ‘forma di allestimento’ per antonomasia: i quadri stanno alle pareti e le seduti poste di fronte servono per sedersi a contemplare. In realtà nelle panche-sculture non possiamo sederci e nulla ci assicura che ciò che stiamo osservando sia il verso ‘giusto’ dell’opera.

James Krone,   Waterhome: We is Somebody Else,   September/November 2013 Installation view at Brand New Gallery,   Milan Courtesy Brand New Gallery and the artist

James Krone, Waterhome: We is Somebody Else, September/November 2013 Installation view at Brand New Gallery, Milan Courtesy Brand New Gallery and the artist

James Krone  Waterhome Screen BA,   2013 125 x 200 cm Oil on canvas  Courtesy of the artist and Brand New Gallery,   Milan.

James Krone Waterhome Screen BA, 2013 125 x 200 cm Oil on canvas Courtesy of the artist and Brand New Gallery, Milan.

 

James Krone,   Waterhome: We is Somebody Else,   September/November 2013 Installation view at Brand New Gallery,   Milan Courtesy Brand New Gallery and the artist Credits Maria Teresa Furnari

James Krone, Waterhome: We is Somebody Else, September/November 2013 Installation view at Brand New Gallery, Milan Courtesy Brand New Gallery and the artist Credits Maria Teresa Furnari