Jake and Dinos Chapman Installation view,   Come and See Serpentine Sackler Gallery,   London (29 November 2013 - 9 February 2014) © 2013 Hugo Glendinning

Jake and Dinos Chapman Installation view, Come and See Serpentine Sackler Gallery, London (29 November 2013 – 9 February 2014) © 2013 Hugo Glendinning

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Con questo articolo ATPdiary inizia una collaborazione-scambio con il blog di Alejandra de Argos, infaticabile viaggiatrice e amante dell’arte. Grazie ai suoi post potremo “visitare” mostre in giro per il mondo attraverso una prospettiva colta e indipendente. Sarà possibile leggere la versione inglese dei nostri articoli sul suo blog al sito http://www.alejandradeargos.com

“Come and see” la mostra dei Fratelli Chapman alla Serpentine Gallery di Londra invita gli spettatori a riflettere su significato dell’arte e sulle sue innumerevoli ramificazioni. I Chapman hanno fatto parte del gruppo degli Young British Artists. Una grossa parte del loro lavoro ha trovato ispirazione dal famoso artista spagnolo Francisco de Goya. Osservando i lavori in mostra è evidente il loro desiderio di ricreare in tre dimensioni i suoi dipinti, sia per intensità che furore.   Già anni fa i fratelli fecero un lavoro ispirato alla serie di incisioni di Goya intitolata “I disastri della guerra”, in cui sostituirono le vittime con clown e marionette: un esempio dell’irriverente umorismo nero che caratterizza i loro lavori. L’influenza di Goya sui Chapman continua in “Hell”, un’opera che consiste in paesaggi apocalittici all’interno di grosse vetrine di vetro, in cui piccoli soldatini nazisti sono impegnati a perpetrarsi violenze a vicenda. Anche qui troviamo un parallelo con “I disastri della guerra” di Goya visto che è presente una sorta di ambiguità nell’identificare le vittime e i carnefici, in un modo che critica le atrocità della Guerra di Indipendenza Spagnola, dell’Olocausto e di altri sanguinosi conflitti. Questa sottile critica è mischiata alla farsa, con l’incursione di Ronald McDonald sia come vittima di una crocifissione perpetrata dai nazisti che come torturatore: una critica alla globalizzazione, alla cultura dei fast-food, all’imperialismo statunitense e alle sue conseguenze di vasta portata.

Sesso, religione, etica e cultura sono i temi principali trattati nei loro lavori, e il tono è grottesco aggressivo, provocatorio. In particolare i riferimenti all’etica possono trovarsi in una serie di figure a grandezza naturale vestite con tuniche e cappucci bianchi, chine in avanti a guardare qualcosa che giace davanti a loro – un altro riferimento alle incisioni di Goya raffiguranti l’Inquisizione Spagnola (inoltre questo vestito ricorda molto quello indossato dalle confraternite di penitenti durante la Settimana Santa spagnola). Con queste incisioni Goya intendeva attaccare non solo l’Inquisizione, ma la superstizione in generale. I fratelli Chapman creano un’analogia con i travestimenti indossati dal Ku Klux Klan, il gruppo suprematista di estrema destra statunitense. Questo tono ideologico molto serio è in qualche modo attenuato dagli smile presenti sulle tuniche e dai sandali grotteschi indossati con calze colorate.

Cosa mi ha spinto a visitare una mostra che espone i più cupi momenti dell’umanità? Più che altro curiosità, influenzata da un potente mercato dell’arte il cui compito è creare gusti e accendere il nostro interesse. Volevo capire come mai questo tipo di arte ha così tanto successo ed è acclamata dalla critica. L’arte in mostra qui ti costringe a ripensare le tue idee sulla correttezza politica e sulla bellezza – distrugge i tabù, e la provocazione è un elemento fondamentale dell’arte dei nostri giorni. Detto questo, una volta all’interno ho trovato la crudezza presentata un po’ eccessiva. Ho finito la mia visita con una sensazione che tutto fosse troppo ostentato, troppo presente a se stesso – lo stesso dialogo artista-fruitore di critica socio-culturale avrebbe potuto stabilirsi in una maniera meno aggressiva. E’ difficile da spiegare. Ciò che uno trova qui è brutto, aggressivo, violento e spiacevole. L’arte ti costringe spietatamente ad affrontare i lati più crudi e bassi dell’essere umano, escludendo la civilizzazione, la cultura e qualsiasi altra capacità costruttiva che ci differenzia dal resto del regno animale. Una raffigurazione letterale, in tutta la sua crudezza, della famosa frase di Mark Twain: “Di tutte le creature l’uomo è la più disgustosa, poichè è l’unica e sola che possieda la malizia”.

Dal 29 Novembre 2013 al 9 Febbraio 2014.

http://www.serpentinegalleries.org/exhibitions-events/jake-and-dinos-chapman-come-and-see

http://en.alejandradeargos.com/2013/12/jack-y-dinos-chapman-in-serpentine.html

Sezione curata da Matteo Mottin

Jake and Dinos Chapman Installation view,   Come and See Serpentine Sackler Gallery,   London (29 November 2013 - 9 February 2014) © 2013 Hugo Glendinning

Jake and Dinos Chapman Installation view, Come and See Serpentine Sackler Gallery, London (29 November 2013 – 9 February 2014) © 2013 Hugo Glendinning

Jack and Dinos Chapman. “Come and See”. Serpentine, London

From November 29, 2013 to February 9, 2014.

The Chapman brothers’ “Come and See” exhibition invites viewers to reflect on the meaning of art and its countless ramifications.

The Chapmans are part of the Young British Artists group, and a large part of their work is inspired by the Old Master Francisco de Goya. The artists’ desire to recreate Goya’s “flat” paintings in three dimensions is evident among the work on display.  A number of years ago the two brothers obtained one of Goya’s series of anti-war etchings titled “The Disasters of War”, and replaced the victims with clowns and puppets: an example of the irreverent black humour so often present in their work.

Goya’s influence on the Chapmans continues to be seen in Hell, a piece consisting of apocalyptic landscapes within large glass cabinets, where small figurines of terrifying Nazi soldiers are engaged in violent acts with each other. It draws parallels with Goya’s The Disasters of War in that there is some ambiguity in identifying the victims and the perpetrators, in a way that criticizes the war atrocities of Spanish Independence, the Holocaust and other bloody conflicts from history. This sharp criticism is mixed with a tone of mockery, with the inclusion of Ronald McDonald as a victim of crucifixion by the Nazis or as torturer: a critique of globalization, fast-food culture, US imperialism and its far-reaching consequences.

Sex, religion, morality and culture are the main themes dealt with in their work, and their tone is grotesque, aggressive, provocative. In particular, references to morality can be seen in a series of life-size figures dressed in white tunics and hoods, looking down at what lies before them – a nod to Goya’s etchings depicting the Spanish Inquisition (this dress is also typically seen among penitent brotherhoods during Spain’s Holy Week). With these etchings Goya was speaking out against the Inquisition and superstition in general. The Chapman brothers are also creating an analogy with the robes worn by the Ku Klux Klan, the American far-right white supremacy group. This serious ideological tone is somewhat eased by the smiley faces present on the tunics, and by their grotesque sandals and colourful socks.

What pushed me to visit an exhibition displaying humanity’s darkest moments? Mostly out of a sense of curiosity, influenced by a powerful art market whose job it is to create tastes and spark our interest. I wanted to know why this kind of art had become so successful, why it had achieved critical acclaim. And secondly, the art on display here forces me to reimagine my own ideas of political correctness and beauty – it’s taboo-shattering, and provocation is a key component of the art of our day. Having said that, once inside the exhibition I found the crudeness a little excessive. I ended my visit feeling that it was all too showy, too self-aware – the same artist-viewer dialogue of social and cultural critique could have been established in a much less aggressive manner.

It’s difficult to explain. What one finds here is ugly, aggressive, violent and unpleasant. The art mercilessly forces you to face the basest and crudest sides of human beings, leaving out civilization, culture or any of the other more constructive capacities of humanity which differentiate us from the rest of the animal kingdom. A real-world depiction, in all its rawness, of Twain’s quote: “Of all the creatures that were made, man is the most detestable. Of the entire brood he is the only one–the solitary one–that possesses malice.”

http://www.serpentinegalleries.org/exhibitions-events/jake-and-dinos-chapman-come-and-see

http://en.alejandradeargos.com/2013/12/jack-y-dinos-chapman-in-serpentine.html

Jake and Dinos Chapman Installation view,   Come and See Serpentine Sackler Gallery,   London (29 November 2013 - 9 February 2014) © 2013 Hugo Glendinning

Jake and Dinos Chapman Installation view, Come and See Serpentine Sackler Gallery, London (29 November 2013 – 9 February 2014) © 2013 Hugo Glendinning

Jake and Dinos Chapman The Sum of all Evil (detail),   2012-2013 Fibreglass,   plastic and mixed media in four vitrines 84 5/8 x 50 11/16 x 98 3/8 in. (215 x 128.7 x 249.8 cm) Courtesy White Cube © Jake and Dinos Chapman

Jake and Dinos Chapman The Sum of all Evil (detail), 2012-2013 Fibreglass, plastic and mixed media in four vitrines 84 5/8 x 50 11/16 x 98 3/8 in. (215 x 128.7 x 249.8 cm) Courtesy White Cube © Jake and Dinos Chapman

Jake and Dinos Chapman Installation view,   Come and See Serpentine Sackler Gallery,   London (29 November 2013 - 9 February 2014) © 2013 Hugo Glendinning

Jake and Dinos Chapman Installation view, Come and See Serpentine Sackler Gallery, London (29 November 2013 – 9 February 2014) © 2013 Hugo Glendinning