Laure Prouvost mentre lavora a “Maquette to swallow (work in progress)” alla British School at Rome,   Roma / Laure Prouvost working on “Maquette to swallow (work in progress)” at the British School at Rome,   Roma maggio 2012 / May 2012 Courtesy Collezione Maramotti; Whitechapel Gallery Ph. C. Giorgio Benni

Laure Prouvost mentre lavora a “Maquette to swallow (work in progress)” alla British School at Rome, Roma / Laure Prouvost working on “Maquette to swallow (work in progress)” at the British School at Rome, Roma maggio 2012 / May 2012 Courtesy Collezione Maramotti; Whitechapel Gallery Ph. C. Giorgio Benni

Laure Prouvost, winner of the fourth edition of the Max Mara Art Prize for Women, has been awarded the prestigious Turner Prize for her video installation Wantee, tribute to a fictional grandfather inspired by Kurt Schwitters.

Displayed at Tate Britain earlier this year, the work was commissioned to explore the lasting legacy of the German artist. Wantee was the Schwitters’ nickname for his partner, who liked to offer him frequent tea.
The jury, chaired by the Director of Tate Britain, Penelope Curtis, said that Prouvost’s work was ‘unexpectedly moving’ and praised its ‘complex and courageous combination of images and objects in a deeply atmospheric environment.’
More info: tate.org.uk

Laure Prouvost (1978, Croix-Lille, France; lives and works in London) graduated from Central Saint Martins in 2002 and has been part of group shows at Tate Britain, the ICA, Serpentine and BFI Galleries.
In 2011 she won the fourth edition of the Max Mara Art Prize for Women, in collaboration with Whitechapel Gallery, biennial prize which supports and promotes the work of artists who reside in the United Kingdom by offering its recipients the opportunity to explore their potential by way of the production of new art works during a six-month residency in Italy. Prouvost’s project Farfromwords was presented at Whitechapel Gallery and at Collezione Maramotti, from May to November 2013.

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Alcune domande a Laure Prouvost, attualmente in mostra alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia con il progetto ‘Farfromwords car mirrors eat raspberries when swimming through the sun, to swallow sweet smells’ (fino al 3 novembre 2013). Laure Prouvost è anche stata nominata nella cinquina di artisti per il  Turner Prize 2013.

ATP: Il titolo della tua mostra è molto poetico e condensa molte visioni. Perché hai scelto di associare molte idee assieme? Come ti è nata l’idea?

Laure Prouvost: Il titolo ha la stessa struttura di ciò che ho cercato di fare con le immagini: sovrapposizione, stratificazione, rimandi, errori e imperfezioni, lasciando insomma  che le cose e le idee entrino nel lavoro, lasciando che le situazioni restino aperte a qualcosa che non ti aspetti che ti può portare da qualche altra parte… lasciando spazio alla dimensione inconscia. Diversamente ogni cosa potrebbe essere statica, prevedibile e controllata. E mi piace l’idea che piccoli accadimenti diventino  storie, passando da una persona a un’altra. Ho visto molta arte, che ha certamente influenzato la mia pratica artistica. Ma spesso, anche solo passeggiando in un mercato, gli odori e i rumori hanno pesato in modo ancora più significativo sulle mie opere. O se dovessi immergere i miei piedi in una pozzanghera e bagnarmi totalmente, questo influenzerebbe il mio lavoro. Sono stata influenzata da molte cose ed è difficile dire da cosa esattamente. Le mie influenze sembrano come la somma delle mie esperienze, relazioni, mostre, quasi come degli strati organici. Penso che sia la stessa cosa per tutti. Riprendo sempre e molto, ovunque mi trovi quando viaggio. La mia residenza in Italia per il Max Mara Art Prize for Women è stata l’ambiente ideale per me, perchè non avevo nessuna pressione a produrre qualcosa immediatamente. Potevo semplicemente riprendere e guardare tutto quello che mi circondava. E così è stato, durante la residenza ho girato tutto il necessario per il progetto.

ATP: Hai trascorso un lungo periodo in Italia grazie alla residenza promossa dalla Collezione Maramotti. Hai avuto la possibilità di viaggiare e scoprire il paesaggio italiano, la nostra cultura e non ultima la lingua. Come esito poetico di questa esperienza, hai dato vita all’opera video Swallow. In sintesi, come hai trascorso questi mesi e che scoperte hai fatto?

L.P.:  Pensavo che avrei lavorato con la lingua italiana più di quanto ho effettivamente fatto. Infatti, per ‘Swallow’ ho lavorato e giocato sulla traduzione emotiva, sul mio essere lì, in un posto diverso. Penso che questi sentimenti siano più profondi di quanto le parole possano esprimere. Sono stata attratta più da questo aspetto dell’Italia che dalla lingua italiana. Tutta l’energia e il movimento che si crea fra le persone, attraverso le città e le culture, è una cosa che mi dà il capogiro, che mi affascina totalmente e che cerco  sempre di cogliere. Anche se l’arte cerca di competere con la vita non riesce mai a coglierla completamente.

ATP: Il video Swallos, nodo cruciale della mostra e opera che la sintetizza, è caratterizzato dall’immagine e dal suono di un profondo respiro, quasi fosse il primo vagito dell’uomo. In proposito, hai spiegato: “Sto giocando con l’idea di respirare l’immagine, di ottenere un’estasi nel respirare l’immagine; e poi immediatamente tagliare. É molto fisico. Voglio che sia meno mentale e più fisico”. Cosa ha significato per te l’atto del respirare?

L.P.: Il film ha il suono di un respiro. Lo spettatore potrebbe trovarsi a respirare con lo stesso ritmo del film. Vorrei che i miei video diventassero un’esperienza fisica. Qui ho giocato con l’idea di respirare l’immagine, per ottenere una specie di “estasi” nel respirare l’immagine e poi immediatamente tagliare. È una scelta nel voler rendere, appunto, tutto meno mentale e più fisico. Il focus  naturalmente è stato sulle sensazioni e su come si creano i sentimenti. Mi interessa il modo in cui si guarda a un’immagine e in particolare a come lo spettatore s’immedesima nell’immagine. E’ lo spettatore che fa la maggior parte del lavoro con i propri giudizi e desideri, che sono molto diversi dai miei. In questo senso io apro una porta, ma perdo qualsiasi controllo sull’interpretazione di quello che ho realizzato. Amo l’arte che ci fa riflettere sulle nostre esperienze. ‘Swallow’ non è completamente diverso dai miei lavori precedenti: non è tradizionalmente “aggressivo”, ma potrebbe essere considerato aggressivo nel suo ossessivo lavorare sul piacere, così carico di blu e di sole, e repulsivo per l’uso di certi cliché, forse esagerato…

ATP: ‘Farfromwords’ è un’opera composta da una fitta rete di elementi eterogenei: stampe fotografiche, collage, immagini filmiche, graffiti, dipinti. Come è nata l’idea di concepire una struttura che avviluppa e ingloba, anche emotivamente, il visitatore?

L.P.: Per quanto riguarda l’installazione, è un progetto molto diretto, uno spazio aperto che si può dominare visivamente in modo più o meno completo. L’esterno dell’installazione è molto duro, come una corazza e, come per contrasto, l’interno è morbido e avvolgente. Le stampe e i collage funzionano come le sovrapposizioni visive nella nostra mente, connessioni inaspettate di immagini e piccoli oggetti, che ho trovato/visto nei luoghi dove sono stata, lungo le strade (come manifesti o foto di riviste). Le immagini sui monitor e il film stesso cercano di evocare ed esaltare odori e sapori in chi guarda, come uno shock di piacere: i sensi sono la cosa più importante nel mio lavoro e nella mia vita.

Laure Prouvost,   ‘Farfromwords car mirrors eat raspberries when swimming through the sun,   to swallow sweet smells’,   2013,   veduta della mostra  - Collezione Maramotti,   Reggio Emilia Ph. C. Dario Lasagni

Laure Prouvost, ‘Farfromwords car mirrors eat raspberries when swimming through the sun, to swallow sweet smells’, 2013, veduta della mostra – Collezione Maramotti, Reggio Emilia Ph. C. Dario Lasagni

Laure Prouvost  Swallow 2013 film still digital video Courtesy dell’artista e MOT International / Courtesy the artist and MOT International

Laure Prouvost Swallow 2013 film still digital video Courtesy dell’artista e MOT International / Courtesy the artist and MOT International