Moodcloth,   Installation view,   photo: Giorgio Benni

Moodcloth, Installation view, photo: Giorgio Benni

Il 4 Novembre ha inaugurato Moodcloth, mostra personale di Gianluca Concialdi presentata da Ermes.

Ermes è un art project fondato nel 2014 per presentare progetti di giovani artisti italiani e internazionali. Non ha uno spazio specifico, ma ogni progetto verrà presentato in un luogo diverso. Questa mostra è ospitata da un appartamento privato di Roma in via degli Ausoni 1, sopra al Pastificio Cerere.

Abbiamo fatto alcune domande a Gianluca Concialdi.

ATP: Com’è nata l’idea per il lavoro che presenti in mostra?

Gianluca Concialdi: Volevo lavorare su un impasto diverso da quelli che abitualmente costruisco e ho realizzato che il panno spugna racchiude in se le caratteristiche di una pittura già pronta. Ho pensato a questi panni prima di conoscere il luogo della mostra che è un appartamento privato e in questo appartamento ho realizzato uno degli allestimenti possibili. La mostra si completa con un altro livello: cinque foto provenienti dalla serie padiglione pompeiano alleggeriscono racchiudono il corpo di panni al centro della stanza.

ATP: Come mai si chiama Moodcloth?

GC: Dall’idea che questi fossero dei panni capaci d’umore.

ATP: In che modo l’hai realizzato? Che materiali hai impiegato?

GC: Il materiale di base come dicevamo è il panno spugna che è composto da cellulosa, fibre di puro cotone, pigmenti e una rete che fa da tela, dipinto con delle serigrafie che sono il disegno di un banco di posidonia oceanica riprendendo l’idea di mood.

ATP: Questo lavoro mi ricorda molto quello che hai fatto per “La Matte”, da Frankfurt am Main a Berlino, in cui hai dipinto su più di mille tubi di cartone vuoti e li hai disposti nello spazio. C’è una relazione tra i due lavori?

GC: La relazione tra i due lavori è da ricercare nell’intento volumetrico e spaziale, intento voluto in molti dei miei lavori.

ATP: Com’è nata la serie di fotografie? A cosa ti sei ispirato? Hanno una funzione all’interno della mostra?

GC: La serie di fotografie è nata circa cinque anni fa. Per caso ho cominciato a chiedere delle donazioni a delle amiche. Molte sono andate perse, altre le ho cancellate volutamente. Ho cominciato cercando una riabilitazione verso un amore perduto. Sono un’ulteriore diffusione, un altro spazio.

Intervista di Matteo Mottin

Fino al 18 Dicembre

ermes-ermes.com

Moodcloth,   Installation view,   photo: Giorgio Benni

Moodcloth, Installation view, photo: Giorgio Benni

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