Installation view,   Mark Handforth ‘Capricorno’,   Galleria Franco Noero,   Torino,   6/11-31/01/2014,   courtesy Galleria Franco Noero,   Torino',   foto Sebastiano Pellion di Persano

Installation view, Mark Handforth ‘Capricorno’, Galleria Franco Noero, Torino, 6/11-31/01/2014, courtesy Galleria Franco Noero, Torino’, foto Sebastiano Pellion di Persano

La Galleria Franco Noero ospita fino al 31 Gennaio 2014, “Capricorno”, la seconda mostra personale di Mark Handforth a Torino.

In mostra è presente un’ampia varietà di lavori dal grande al medio formato, caratterizzati dal costante riferimento al paesaggio urbano e a suoi elementi che ci sono familiari, a volte trasformati di scala, di proporzione o distorti. La forte energia che sprigionano si riflette nello spazio espositivo generando percorsi narrativi che si dipanano tra luce e buio, natura e artificio, geometrie rigide e forme libere, astrazione e rappresentazione simbolica.

ATPdiary – in collaborazione con Matteo Mottin – ha fatto qualche domanda all’artista.

ATP: Ho visitato la tua mostra alle sette del pomeriggio e ho avuto la sensazione che sarebbe stata molto diversa se l’avessi vista in un altro momento della giornata, come la mattina o a mezzogiorno.

Mark Handforth: Si, penso sia un’esperienza abbastanza diversa di giorno e di notte, ed è un aspetto su cui ho fatto molto affidamento. Penso che una differenziazione molto ponderata tra la sensazione data e la realtà effettiva del giorno e della notte sia una cosa con cui ho molto giocato nel mio lavoro… il giorno per la notte, la notte per il giorno; sostanzialmente è da qui che derivano i lavori con la luce – paesaggi di luce artificiale che molti di noi vivono nelle loro vite. La Notte diventa un tipo diverso di Giorno. Visto che lo spazio della Galleria Franco Noero ha una qualità di luce straordinaria – inondato da così tanta luce durante il giorno attraverso l’enorme lucernario sul tetto e poi così marcatamente diverso al calar del sole – quel cambiamento sarebbe stato comunque una forte componente della mostra, che avessi deciso di includerla o meno. Nella luce del giorno le sfumature della gruccia di ottone (“Peregrine”), di “Noodles” e della grande stella nera (“I Capricorn”) sono molto forti, molto presenti, leggibili, visibili. Invece di notte i lavori con le candele (“Capricorno”) e “Red Phone” diventano più prominenti, più elegiaci – qui le loro sfumature vengono invece rivelate dall’oscurità. La panchina sulla strada, davanti allo spazio, se ne sta melanconica nella luce del lampione. Per me è importante che in qualche modo sia la luce che l’oscurità possano rendere le cose ugualmente visibili. Lo sento giusto.

ATP: Vedo la tua pratica come un ritorno alla natura, a ciò che è organico e alla vita fatto attraverso i mezzi e i meccanismi che abbiamo creato per allontanarcene. Fino a che punto sei d’accordo con questo mio sentire? 

MH: Sono sicuramente d’accordo. Grazie per averlo detto in modo così chiaro. Il grande paradosso della vita moderna, in particolare quella urbana, è questo presupposto allontanamento dalla natura – sia la natura che ci circonda (o che ci circondava) e la nostra implicita natura… soppressa, contorta, dimenticata. Tuttavia la natura si manifesta così chiaramente nelle emozioni latenti degli oggetti industriali morti, nelle spaccature del cemento e nella muffa sui muri; perchè la natura è inesorabile, tutto è natura in un modo o nell’altro – il bene, il male, la bellezza, l’elettricità, la plastica, la chimica – l’aria, per quanto sporca, e la terra sotto l’asfalto. E la vastità del cielo è di gran lunga il più grande elemento di ogni paesaggio, ovunque. Anche quando tutto nella tua stanza, nella tua città e nella tua vita sembra fabbricato tu non puoi fare altro che essere una testarda creatura organica. Possiamo guardare la natura attraverso il prisma della città – vedere le varie forme del paesaggio urbano come ibridi e adattamenti degli originali organici, e vedere la fusione di questi simboli organici e industriali come uno strano e bellissimo abbraccio. Vivo in una città tropicale, in cui le piante rampicanti e i fichi strangolatori ingoiano muri e lampioni interi. E’ energizzante sentire che un giorno questa giungla riconquisterà le nostre città di vetro scintillante e se le mangerà per colazione. Nella mostra le candele si sciolgono sulle sculture, le inghiottono, si fondono con loro, le cambiano e ci soffiano dentro la vita… è un tipo di sessualità, in cui la natura fluida si fa strada in quel meccanismo di cui parli. E la macchina non vede l’ora di coricarsi e accoglierla.

ATP: Credi che il tuo lavoro possa essere inquadrato all’interno di una continuità? 

MH: Penso di si, sicuramente per me è così. Superficialmente sembra ci sia una grande varietà nel mio lavoro, un qualcosa che cade in un punto che sta tra il minimale al romantico, e capisco possa sembra disorientante capire precisamente dove si trovi questo punto. So che questo crea un po’ di difficoltà con la gente, e sicuramente non è ciò che piace al mercato dell’arte. D’altra parte io penso che se guardi veramente il lavoro, se davvero lo senti, allora questa continuità è ovvia e tutte le nozioni di coerenza visiva, di ostinata conformità stilistica, di modello classico mi sembrano essere tutte nel migliore dei casi sospette, superflue e forzate, particolarmente in questo stratificato e selvaggiamente aperto momento storico che stiamo vivendo. La grosse differenze visive nel mio lavoro hanno a che fare con questa libertà, questo potere fondamentale, mistico e artistico, allo stesso modo in cui la luce si muove liberamente ed è irraggiungibile, o il modo in cui le cose impossibili si bilanciano tra loro. L’arte è una specie di danza e io non sono sicuro che il punto sia starsene fermi immobili.

ATP: Cosa ne pensi di ONE Torino? C’è una delle mostre che ti è piaciuta particolarmente?

MH: Sono rimasto molto colpito da ONE Torino, è stata l’unica volta in cui ad una grossa fiera ho sentito che le esperienze commerciali (Artissima) e istituzionali sembravano aver raggiunto un vero equilibrio. Sicuramente dove sono ora, a Miami, la fiera dà la sensazione che tutto sia solo soldi (o la loro mancanza) e che l’onnipresente trofeo artistico possa trovarsi un po’ ovunque, in qualsiasi momento. Le mostre curate per ONE Torino erano molto diverse una dall’altra sia per atmosfera che per location, quindi è stato divertente potersi muovere per la città e avere questi tipi specifici di esperienza. Mi è piaciuta particolarmente la mostra a Palazzo Cavour, è stato fantastico vedere quel genere di lavori in quel genere di ambiente. Probabilmente è una cosa che succede solo a Torino.

? Comunicato stampa – Mark Handforth – Capricorno

Installation view,   Mark Handforth ‘Capricorno’,   Galleria Franco Noero,   Torino,   6/11-31/01/2014,   courtesy Galleria Franco Noero,   Torino',   foto Sebastiano Pellion di Persano

Installation view, Mark Handforth ‘Capricorno’, Galleria Franco Noero, Torino, 6/11-31/01/2014, courtesy Galleria Franco Noero, Torino’, foto Sebastiano Pellion di Persano

Galleria Franco Noero presents “Capricorno”, Mark Handforth’s second personal exhibition in Turin.

The exhibition hosts a wide variety of works, from large to medium format, characterized by the constant reference to urban landscapes and to some of its elements we all feel as familiar, sometimes transformed in scale, in proportions or distorted.  The strong energy they give off is reflected in the exhibition space, creating narrative paths that unravel between light and darkness, natural and artificial, rigid geometries and free-form shapes, abstraction and symbolic representation.

ATPdiary – in collaboration with Matteo Mottin – asked some questions to the artist.

ATP: I visited your exhibition around 7 pm, and I had the feeling it would have been very different if I saw it in a different moment, i.e. morning or around noon. 

Mark Handforth: Yes, I think its quite a different experience by day or night and that’s something I very much hoped for. I suppose that a very deliberate  differentiation between both the feel and the reality of day and night is something I’ve always played with in my work..day for night, night for day; that’s essentially where the light pieces come from to begin with – landscapes of artificial light that most of us live in most of our lives. Night just becomes a different kind of Day. Because the space at Galleria Franco Noero has such an extraordinary quality of light – bathed in so much daylight by day through the huge glass roof and then so markedly different when the sun goes down – that change was always going to be a strong component of the show, whether I embraced it or not. In daylight the subtleties of the brass hanger (Peregrine), the noodles, the large black star (I Capricorn) are very strong, very present, readable, visible and that room kind of takes over. Conversely, by night the candle pieces( Capricornos) and the Red Phone become more prominent, more elegiac – their subtleties instead revealed by darkness. The bench on the street out front sits melancholic in its lamppost glow. It’s important to me somehow that both light and darkness can make things equally seeable. That feels right.

ATP: I see your practice as a return to nature, organic and life through the means and mechanisms that we have created to detach ourselves from them. To what extent do you agree with this feeling? 

MH: Well, I certainly agree with that. Thank you for stating it so clearly. The great paradox of modern life, particularly urban life, is this presupposed detachment from nature – both the nature that surrounds (or used to surround) us and our own implicit nature…suppressed, twisted, forgotten. Yet nature manifests itself so clearly in the latent emotions of dead industrial objects, in the cracking of concrete and the mold on the wall; because nature is inescapable, everything is nature of a sort – good, bad , beautiful, electric, plastic, chemical – the air, dirty though it is, and the earth beneath the asphalt. And the vast expanse of the sky is by far the largest element of any landscape, anywhere. Even when everything in the room, in the city, in life, seems manufactured you yourself can’t help but be a stubbornly organic being. We can view nature through the prism of the city – to see the varied forms of the urban landscape as hybrids and adaptations of an organic original; and to see the fusion of these organic and industrial symbols as a strange and beautiful embrace. I live in a tropical city, where vines and strangler figs swallow walls and lampposts whole. It’s energizing to feel that one day this jungle will take back our shining glass city and eat it up for breakfast. In the show candles flow over the sculptures, swallow them, fuse with them, change them and breathe life into them….its a kind of sexuality, where fluid nature forces itself onto that mechanism you speak of; and the machine is only too happy to lay down and take it.

ATP: Do you think your work can been seen as existing within a continuity? 

MH: I think it can, certainly to me it does. On the surface there seems to be a great variety in the work, falling anywhere between the minimal and the romantic, and I can see that it might be confusing to figure out where a solid position is in there. I know that people have a hard time with that and its certainly not what the art market likes. On the other hand, I think if you really look at the work, if you really feel the work then the continuity is obvious and the very notion of visual coherence, of dogged stylistic conformity, of classic type, seems to me to be at best suspect, unnecessary or forced, particularly at this wildly open, layered, moment in which we live. The great visual differences in the work play off this freedom, this fundamental, mystic and artistic power, in the same way that light floats just out of reach or impossible things balance. Art is a kind of dance and I’m not sure that standing still is quite the point.

ATP: What do you think about ONE Torino? Is there an exhibition you particularly enjoyed? 

MH: I was very impressed with ONE Torino, its one of the only times at any of the big fairs where I felt like the commercial (Artissima) and the institutional experiences seemed to have a real balance. Certainly where I am, in Miami, the fair just makes everything feel all about money (or lack of it) and the ubiquitous artistic trophy is all over the place all the time.  The curated shows in ONE Torino were very different from each other in mood and location, so it was fun to be able to move through the city and have these very specific kinds of experiences. I particularly liked the show at Palazzo Cavour, its wonderful to see that kind of work in that kind of setting; it probably only happens in Turin.

The exhibition will be on display until January 31 2014.

? Press release – Mark Handforth – Capricorno

Mark Handforth Capricorno 3 2013 cast metal horn,   handlebars,   candles,   aluminium tube,   concrete plinth 29 x 92 x 44 cm approx. (sculpture) 95,  5 x 70 x 70 cm (plinth),   courtesy Galleria Franco Noero,   Torino',   foto Sebastiano Pellion di Persano

Mark Handforth Capricorno 3 2013 cast metal horn, handlebars, candles, aluminium tube, concrete plinth 29 x 92 x 44 cm approx. (sculpture) 95, 5 x 70 x 70 cm (plinth), courtesy Galleria Franco Noero, Torino’, foto Sebastiano Pellion di Persano

Mark Handforth Star Light 2013 neon ligths and eectrical fixtures,   wooden branch,   aluminium,   paint 206 x 123 x 28 cm approx,    courtesy Galleria Franco Noero,   Torino',   foto Sebastiano Pellion di Persano

Mark Handforth Star Light 2013 neon ligths and eectrical fixtures, wooden branch, aluminium, paint 206 x 123 x 28 cm approx, courtesy Galleria Franco Noero, Torino’, foto Sebastiano Pellion di Persano