Ludovica Carbotta,   Ludovica non abita più qui,   2013

Ludovica Carbotta, Ludovica non abita più qui, 2013

Dove e come nasce l’esigenza di aprire le porte della propria dimora per ospitare progetti, opere, amici, discussioni? Il curatore Simone Menegoi ha deciso di ospitare per brevi periodi le ‘esperienze’ artistiche di due artisti, Ludovica Carbotta e Italo Zuffi.In tempi diversi, ma con le stesse modalità, ha dato avvio ad un appuntamento imprevedibile che ci auguriamo abbia non solo un seguito ma anche dei proseliti.  

Alcune domande a Simone Menegoi

ATP: Da dove nasce l’esigenza di aprire le porte del tuo appartamento per dare spazio a dei progetti d’arte?

Simone Menegoi: Dal caso. Per un mese, fra la metà di settembre e la metà di ottobre 2013, ho condiviso l’appartamento in cui abito con Ludovica Carbotta. Mentre abitava qui, Ludovica ha creato alcuni grandi disegni, inizio di un nuovo ciclo di opere basate su descrizioni verbali di architetture che non ha mai visto, né di persona né in fotografia. Infine, come congedo dalla casa e da Milano – si è trasferita a Londra – mi ha proposto di esporre i disegni per una sera. All’inizio ero un po’ perplesso, poi ho deciso di buttarmi.  L’esperienza è stata positiva e mi è venuto voglia di ripeterla. Così è nato il secondo appuntamento, in cui Italo Zuffi ha presentato un’opera appena terminata: Gli ignari, un gruppo di sculture in ceramica accompagnate da un sonoro. 

ATP: Avendo vissuto da vicino la gestazione dei progetti di Zuffi e Carbotta, come cambia l’attitudine espositiva da parte degli artisti?

S.M.: Sia Italo che Ludovica hanno preso gli appuntamenti chez moi tanto seriamente quanto una mostra in galleria o in un museo, ma senza il peso delle aspettative legate al mercato e al bisogno di visibilità. Si sapeva fin dall’inizio che il contesto sarebbe stato casalingo, e la portata dell’operazione, essenzialmente cittadina. (Anche se in entrambi i casi abbiamo avuto ospiti da altre città, venuti apposta per l’evento: un grazie particolare a tutti loro). E in entrambi i casi la discussione sulle opere è stata fondamentale: non una preparazione all’evento, ma una sua parte essenziale. Rispetto allo standard della mostra “ufficiale”, o della semplice studio visit, è stato un piccolo lusso.

ATP: E’ stato da poco dato alle stampe un libro molto interessante che documenta molte esperienze ‘domestiche’ del fare arte: Interno Domestico (Fortino Editions). Emerge da questo libro l’aspetto ‘conviviale’ e dialogico dell’organizzare delle mostre in luoghi privati (e intimi). Hai notato anche tu una diversa atmosfera rispetto a quella che solitamente viviamo nei luoghi deputati per l’arte come gallerie e musei?

S.M.: Direi di sì, vedi sopra. In entrambi i casi, mi è sembrato che il clima fosse appunto conviviale, e le chiacchiere da inaugurazione più distese del solito. Al tempo stesso, le opere non erano un pretesto: chi era venuto fin lì, era venuto per loro. Spesso con molta curiosità.

ATP: Per ora si contano solo due appuntamenti. Ce ne saranno altri?

Bella domanda! Per quel che ne so, questa intervista potrebbe anche essere il consuntivo del’intera operazione: due mini-mostre, e stop. Mi piacerebbe continuare, questo sì: ma dipende da fattori economici e soprattutto logistici. Vi farò sapere.

Ludovica Carbotta take out-1 (turm des feuers) 150cmx150cm matita su carta

Ludovica Carbotta take out-1 (turm des feuers) 150cmx150cm matita su carta

Italo Zuffi,   GLI IGNARI,   Sette sculture in ceramica e traccia audio,   dimensioni variabili 2013

Italo Zuffi, GLI IGNARI, Sette sculture in ceramica e traccia audio, dimensioni variabili 2013

Italo Zuffi,   GLI IGNARI,   Sette sculture in ceramica e traccia audio,   dimensioni variabili 2013

Italo Zuffi, GLI IGNARI, Sette sculture in ceramica e traccia audio, dimensioni variabili 2013