Gli ingredienti sono tanti per un nutriente e originale percorso artistico che fa dei luoghi – vicini, come Roma e lontani, come l’Oriente – delle relazioni amicali, dell’estro creativo e originale, le parti sostanziali di questa imperdibile mostra che apre i battenti oggi 23 gennaio, al Maxxi: Alighiero Boetti a Roma. Il sottotitolo condensa in poche lettere quelli che sono, senza esagerazione, tre degli artisti italiani capitali dell’ultimo mezzo secolo: Boetti con Clementi e Ontani. Con trenta opere, per lo più inedite e poco conosciute al grande pubblico, le tre personalità sono messe in stretta relazione per rivelarci cosa annusava, sentiva, ascoltata la generazione artistica della Roma degli anni Settanta.

La mostra si apre tra presentazioni di libri (catalogo generale di Alighiero Boetti, edito da Electa), presentazione di laboratori didattici e ‘svelamenti’: ieri, martedì 22 gennaio, è stata mostrata la targa che dedica ufficialmente la piazza del MAXXI ad Alighiero Boetti.

Chissà come era cinquant’anni fa – si era trasferito nel 1972 – la Roma di Boetti. Come rivela uno scritto della compagna Anne Marie Sauzeau: aveva “l’illusione che Roma fosse già Palermo e Palermo già Il Cairo”. Dunque esotico, misterioso, caldo sud, porta verso l’Oriente e teatro di molta ricerca e sperimentazione artistica. Diventa amico di Schifano, si immerge nella comunità artista, inizia a firmarsi ‘Alighiero e Boetti’, completa il suo sdoppiamento simbolico fra sfera privata, il nome e sfera pubblica, il cognome. A dicembre dello stesso anno Gian Enzo Sperone inaugura la sua nuova galleria a Roma in piazza dei Santi Apostoli. Anno ricco e foriero di totali e profondi combiamenti. Era solo l’inizio.

Dalla fredda, aristocratica, poverista Torino, Boetti sembra compiere un salto spazio-temporale, scoprendo, non solo una metaforica Roma Barocca, ma anche, come lui stesso dichiara: “Ho scoperto a posteriori che a Torino non usavo mai i colori. Forse percepisco il troppo rigore della città … mentre qui a Roma ho capito la bellezza di fare molto, di fare più rapidamente, di allargare, di facilitare.”

Ma torniamo alla mostra.

Nelle sale due delle su famose Mappe, tra un esemplare assolutamente inedito, lavori come le Faccine – colorati assieme alla figlia nel 1977 – o la notevole Poesie con il Sufi Berang: opera composta da 51 elementi, in cui frasi di Boetti in alfabeto latino si alternano con le poesie in farsi appositamente realizzate dall’afghano Sufi Berang, conosciuto e frequentato assiduamente a Peshawar.

Alle molte opere di Boetti, si affiancano quelle di Francesco Clemente della seconda metà degli anni ’70. Come Boetti, anche in lui sono molto vivi gli stimoli e le suggestioni d’Oriente. Le sue opere in mostra sono caratterizzate da un disegno lineare e preciso che, lontano dalla  Transavanguardia, esprime invece una discreta e intima vicinanza  con la poetica boettiana, e la suggestione di un Oriente cercato ancora più a Est, dopo il viaggio compiuto con Boetti in Afghanistan nel ‘74.

Presentissimo anche il conturbante Oriente di Ontani, terzo protagonista in mostra, mischiato alle mitologie di Roma che nell’artista emiliano diventano fiabesche quando non esoteriche.  Anche per lui la città sarà una base di partenza per il suo Oriente che, nella seconda metà degli anni Settanta, prenderà la forma di Viaggio in India una ricerca, di cui sono esposte le prime fotografie acquerellate che lo vedono protagonista dei suoi famosi tableaux vivants.

Alighiero Boetti a Roma – Boetti con Clemente e Ontani

Dal 23 gennaio – 6 ottobre 2013

Maxxi, Roma

Alighiero Boetti,   Roma,   Palazzo Taverna 1971 Archivio Incontri Internazionali d’Arte Foto Massimo Piersanti,   Courtesy Fondazione MAXXI

Alighiero Boetti, Roma, Palazzo Taverna 1971 Archivio Incontri Internazionali d’Arte Foto Massimo Piersanti, Courtesy Fondazione MAXXI

Francesco Clemente e Alighiero Boetti,   Kabul,   1974 Courtesy Archivio Alighiero Boetti,   Roma

Francesco Clemente e Alighiero Boetti, Kabul, 1974 Courtesy Archivio Alighiero Boetti, Roma

Luigi Ontani,   Krishna,   1978 Collezione privata,   Courtesy Archivio L'Attico - Fabio Sargentini

Luigi Ontani, Krishna, 1978 Collezione privata, Courtesy Archivio L’Attico – Fabio Sargentini