Antonio Rovaldi: Orizzonte in Italia,   visione parziale dell'installazione,   148 c.print incorniciate,   dimensioni ambientali,   2013

Antonio Rovaldi: Orizzonte in Italia, visione parziale dell’installazione, 148 c.print incorniciate, dimensioni ambientali, 2013 – Courtesy Monitor Roma

Il prodigio delle miniature.

Short interview with Antonio Rovaldi by Alice Guareschi

Alice Guareschi: Da dove cominciare la nostra conversazione? Forse da un breve racconto, o descrizione, del progetto intorno a cui si articola la tua mostra ‘Orizzonte in Italia‘ recentemente inaugurata a Roma da Monitor. Le parole sono importanti, lo sappiamo, per cui lascerei che fossi tu a farlo.

Antonio Rovaldi: Va bene, inizio io. ‘Orizzonte in Italia’ è il progetto più complesso e impegnativo che mi ha accompagnato negli ultimi tre anni. Sono felice che finalmente abbia trovato, nelle spesse pareti della galleria Monitor, una superficie verticale sulla quale allungarsi in un lungo stretching orizzontale per riprendere fiato. Sono partito nel Maggio del 2011 per un viaggio in bicicletta con l’intento di percorrere l’intero perimetro della penisola, da confine a confine, seguendo ogni giorno la linea dell’orizzonte alla mia destra. Da nord a sud e poi, arrivato in fondo, sono risalito dalla parte opposta. Volevo fotografare una linea più che l’orizzonte, una linea che cambia colore. Il titolo, assertivo, si è scelto da solo, perchè guardare l’orizzonte per due mesi consecutivi è quello che effettivamente ho fatto: pedalavo mi fermavo fotografavo e ripartivo, pedalavo mi fermavo fotografavo e ripartivo. Una banana, un barretta, un cucchiaio di miele, due mandorle, infiniti noccioli di ciliegie sull’asfalto e la sera mi gettavo stravolto su materassino gonfiabile! E cosi il giorno dopo… E’ stato faticosissimo. Poi sono tornato a casa, ho sviluppato tutte le pellicole – più di 60 – e da quel momento è cominciato un altro viaggio, molto più lungo e molto più disteso, dentro casa.

A.G.: Questo è quello che chiamerei il momento di ‘costruzione’ della memoria. O meglio, di ricomposizione dei moltissimi frammenti raccolti durante il viaggio in un’unica, grande immagine. Come si è svolto questo secondo passaggio?

A.R.:Ho steso tutti i provini su tavole di legno nel mio studio e ho cominciato a guardare e a selezionare senza mai perdere la direzione geografica del viaggio, regione per regione. Un giorno ho provato a stendere tutti i provini sul pavimento e la linea dell’orizzonte andava dalla camera da letto fino alla cucina, come se tutta l’Italia fosse contenuta dentro la mia casa. Ho impiegato due mesi per percorrere l’intero perimetro del paese e poi, a distanza di tempo, con pochi passi l’ho ripercorso camminando avanti e indietro nel mio studio. Da nord a sud e viceversa. Strano no?!

A.G.: Strano, ma fino a un certo punto. É il prodigio delle miniature: comprendere il grande nel piccolo, in modo allusivo e metaforico. E proiettare il particolare, di per sé finito e limitato, in una dimensione più astratta. Trasformarlo in un’immagine. La relazione dinamica, nonché il continuo inevitabile rimbalzo tra microscopico e macroscopico, tra parzialità dell’istante e spazio/tempo assoluto che originano e condizionano la nostra esperienza, da anni è una questione centrale nel mio lavoro. Anzi, forse la cosa su cui mi interessa di più riflettere. E ‘Orizzonte in Italia‘ mi sembra andare proprio in questa direzione.

A.R.: Lo sforzo fisico per coprire una distanza su una porzione di territorio lo avverti tutto sul tuo corpo ma poi, una volta compiuto, in realtà non sai più esattamente a quanto corrisponde in termini di spazio. Voglio dire… diventa davvero una cosa mentale, un’astrazione. E così lo sguardo, potenzialmente vastissimo, è sempre e comunque così parziale. In questo la velocità della bicicletta è quasi perfetta perchè ti consente ti vedere le cose con una fluida continuità. Alla fine ho scelto che Orizzonte in Italia  doveva essere composto da 148 immagini, e raccontato attraverso una distanza decisa da me, a due anni dalla fine del viaggio. Così credo di avere messo in mostra non tanto una distanza fisica di e da un soggetto, ma una distanza emotiva.

A.G.: Interessante che usi la parola performance… Perché progetti di questo tipo, prima e oltre l’oggetto che si trova fisicamente esposto in galleria, sono a tutti gli effetti delle gigantesche opere d’arte invisibile. Io l’ho imparato da una straordinaria intervista di Werner Herzog a Reinhold Messner, che descriveva in questo modo le sue spedizioni sui ghiacciai. Si tratta di azioni insieme fisiche e poetiche, che sfuggono ai sistemi di misurazione puramente scientifici. 

A.R.: Hai citato Herzog e la sua intervista a Reinhold Messner anche nel testo del tuo libro ‘White Yellow Red Black. A chromatic adventure’. Ho fra le mani il tuo libro, lo sto sfogliando e ho appena riletto le tue parole. Ci sono due punti che potrebbero esprimere molto bene anche la mia idea di viaggio e, nello specifico, del mio viaggio lungo il perimetro dell’Italia: “Non che cercassi qualcosa di particolare, la conferma di qualche supposizione, o qualche precisa risposta: volevo in realtà soltanto andare a vedere di persona questi posti. Soltanto attraversarli e guardare.” E ancora:Ma nel corso del viaggio, nel corso dei giorni e di una temporalità necessariamente alterata dalla lontananza, è stata la forza dei posti che stavo attraversando, la loro specifica e multiforme realtà con i suoi diversissimi codici, a scagliarsi prepotentemente in primo piano, azzerando qualsiasi principio di astrazione per riportarmi con forza su un piano decisamente esistenziale, fatto di interrogativi, di straniamento, di fatica fisica, di stupore, di dubbio, di certo molto lontano da una dimensione di quieta contemplazione, e molto prossimo invece alla tensione e alla carica di imprevedibilità propria di una performance. Questo scarto tra l’immagine o l’idea di una cosa e la sua esperienza, è per me un aspetto davvero interessante.” Credo che sia molto presente nei nostri lavori una costante spinta emotiva verso il ritorno nelle cose e nei luoghi. Partiamo con un’idea non troppo precisa, percorriamo delle distanze e poi attendiamo il momento del ritorno nei nostri luoghi di appartenenza per cominciare una rielaborazione di quello che si è visto e vissuto, come se il viaggio iniziale, quello fisico e forse più performativo, non fosse altro che un pretesto per generare un nuovo disegno, una nuova geografia, dentro il proprio studio. E poi quella dimensione del silenzio che ritrovo ora ripercorrendo le immagini del tuo libro. Lo sfoglio, la carta è morbida al tatto e le immagini si succedono una all’altra con un ritmo naturale, una lunghissima sequenza di bianchi e neri e poi, all’improvviso, quell’intermittenza di colori sul finale della copertina, come un battito di cuore nel gelo di un campo di neve, forse non lontano dalla Siberia… mi riporta subito a quell’unica pellicola in bianco e nero cascata per caso dentro la mia sacca di pellicole a colori, durante il viaggio in Italia. Ho deciso che un’immagine di quella pellicola doveva inserirsi, come un’unica intermittenza un pò impazzita, tra le altre immagini a colori nell’installazione finale, appunto come se il mio battito cardiaco avesse improvvisamente cambiato frequenza.

A.G.: Ritmo + Armonia = Composizione …dovresti riprendere a suonare la batteria, ci hai mai pensato? Quella cover di Summertime del 1993 rimane memorabile. Io ho due chitarre (l’elettrica è rossa!), se mi dai l’attacco provo a seguirti.

A.R.: La batteria l’ho regalata ai Fine before you came anni fa. Per la chitarra invece non devi insistere troppo, che ci metto un attimo, volo in un negozietto di strumenti musicali in via Padova e compro una chitarra verde bottiglia, che la vendono a pochissimo. Te la danno con un piccolo amplificatore portatile che starebbe anche nel nostro fjallraven. Vado, provo due accordi, e son da te.

Antonio Rovaldi (Parma, 1975) e Alice Guareschi (Parma, 1976) vivono e lavorano entrambi a Milano, e sono grandi amici da ormai quasi vent’anni.

Antonio Rovaldi: Orizzonte in Italia,   dettaglio dell'installazione,   148 c.print incorniciate,   dimensioni ambientali,   2013

Antonio Rovaldi: Orizzonte in Italia,  dettaglio dell’installazione, 148 c.print incorniciate, dimensioni ambientali, 2013 – Courtesy Monitor Roma

Antonio Rovaldi: Orizzonte in Italia,   visione parziale dell'installazione,   148 c.print incorniciate,   dimensioni ambientali,   2013

Antonio Rovaldi: Orizzonte in Italia, visione parziale dell’installazione, 148 c.print incorniciate, dimensioni ambientali, 2013 – Courtesy Monitor Roma

Alice Guareschi,   'White Yellow Red Black. A chromatic adventure',   Edition Taube 2012.

Alice Guareschi, ‘White Yellow Red Black. A chromatic adventure’, Edition Taube 2012.