Alcune domanda ad Alvise Bittente, in occasione della sua personale alla Galleria La Fenice a Venezia,  House Forgotten Dreams.

Fino al 31 marzo.

ATP:Mi racconti la mostra che inaugura alla Galleria La Fenice a Venezia?

Alvise Bittente: Chi mi racconta è un parodiaomaggio dal film di herzog, “cave of forgotten dreams”, unico e solo film 3D del regista che filma le caverne di chauvet in francia, graffittate dagli artisti di 35.000 anni or sonno. La mostra sgrammaticata “ house forgotten dreams”, è una casa che dimentica i sogni oppure che sogna di esser casa e non più cava, quasi unicamente realizzata in grafite sulle pareti della galleria (in mostra cè solo un disegno originale, piastrella mimetizzata di china, dal titolo: “pretassidermia), unico ricordo imbalsamato, dis(d)egna, qualsiasi durata, effimera come un passaggio di sguardo, come un battito di ciglia questa casa/cava non rimarrà, sarà cancellata non dal tempo “invenzione di chi non ama”, ma “eraserhead” dalla gomma pane e vino della successiva scontata esposizione, dico scontata perché ogni esposizione si sconta come una galera, cella, casa, caverna, dove le ombre rimangono istantanee, tracciate come una partita in consolle, destinata al game over. Una passerella ponticello permette una visione guidata libera senza avvicinarsi, senza touch, in questo squadrato di spazio. L’invito cartolinato dell’evento è un occhiale 3Dtore, tolte le lenti et eliminato il virtuale, maschera da zorrorobin dello sguardo, ne rimane la rappresentazione disegnata, che autoreferenziale come l’arte tutta, cortocircuita, raggomitolandosi su di sè. Arianna che perso il filo della connessione, senza chiavi di lettura, sfonda solo porte aperte, in una sfilata in punta di matita grassa.

ATP: House Forgotten Dreams – A cosa fa riferimento il titolo?

AB: Casa dimenticante d’esser cava sogna l’impossibilità di tornarsene casa.

ATP: Casa, porte aperte o spalancate, significati e significanti, de-contestualizzare e mettere in rima, chiavi di letture e ‘nera schiera del tempo’: la presentazione della tua mostra sembra un coacervo di paradossi e contraddizioni. Quanto conto l’aspetto linguistico nella gestazione del tuo lavoro?

AB: Si ritrascrisse; i disegni fanno il verso alla scrittura e la poesia scarabocchia riversandosi sul tratto.

ATP: A proposito dei disegni, “nessuna lettura può realmente tirare fuori la loro visione”. Se l’interpretazione naufraga in un continuo andirivieni di onde, come poter staccar la penna o la matita dal foglio? Non è paradossale anche il disegno come interpretazione del reale?

AB: Il foglio è una tavola bianca, che detta a tavolino, deve avere le gambe, quindi può andarsene via di mano in mano, saltellando da una parete all’altra. Il disegno, che è sempre disegno di qualcheccosa, non è interpretazione del reale, il disegno designa, cioè lascia che le cose si facciano da sole, fuorimano.

ATP: Considero i tuoi disegni delle avventure semantica dove tanto più le scene, gli oggetti, le atmosfere che riveli sono banale, e più nascondono pensieri, idee, significati reconditi. Nel centrifugare di tutti questi pensieri condensati in piccoli e bellissimi disegni, non rischi – caduto dalla sedia – di restare muto sotto tutti quei segni?

AB: È una afasia continua, nulla si può dire altro che non il disegno dell’arte stessa che si ridisegna sempre uguale a se stessa in forme sformate dal forno della fucina in linguaggi in cui la lingua batte dove la mente svuole, non è un discorso di capo(lavoro), sempre arrogantemente in testa che si crede in testa del corpo che è, ma di visione sens’azione.

House Forgotten Dreams - Alvise Bittente,   La Fenice,   Venezia

House Forgotten Dreams – Alvise Bittente, La Fenice, Venezia