Ha un ritmo perentorio, cadenzato da pochi secondi di nero quasi assoluto, la mostra di Yuri Ancarani ‘Ricordi per moderni’ – a cura di Luigi Fassi e Alberto Salvadori – inaugurata pochi giorni al museo Marino Marini di Firenze.

Sono 12 le storie raccontate dall’artista grazie a suggestive e umorali atmosfere, appunti visivi trascritti con il linguaggio che Ancarani sa usare nel migliore dei modi, quello video.

I 16 metri di proiezioni suddivise in 4 stazioni-schermi larghi 4 metri ciascuno, sono ‘materia viva’ che l’artista riprende dopo anni di stasi. Molti video, infatti, risalgono al 2003, al 2005, per giungere a video più recenti come ‘Rimini’ e ‘Made in Italy’, del 2009.

L’artista mette fuori fuoco le zone industriali della riviera romagnola, dove si consumano ora, come decenni fa, quelle vite ben descritte da Pier Vittorio Tondelli, scrittore a cui Ancarani prende ispirazioni. Penso a romanzi come ‘Altri libertini’, ‘Rimini’ e ‘Un week end postmoderno’. Tanto era la bravura dello scrittore nel farci sentire la ‘resistenza’ della realtà delle cose, tanto è profonda la sensibilità di Ancarani nel mostrarci, per suggestive ‘impressioni’, la realtà umana del quotidiano.

Vacanze e venditori ambulanti, aerei che sfrecciano in un cielo azzurro piatto con tanto di striscione pubblicitario, ragazzini che sfrecciano in motorino tra quartieri ritmati da pini marittimi. C’è il ‘mare d’inverno’, il trans che inscena un (finto) balletto lap dance, dove il palo (l’insegna del comune ravennate Paese), è illuminati dai fari di un tir; c’è il sesso consumato nelle stradine buie delle periferie; c’è il gioco d’azzardo, i mercatini improvvisati, una festa colorata di africani che (impressionante), si appiccicano dollari sulla fronte. Ci sono i baci degli innamorati, l’innocenza dei bambini, la finzione di una falsa Rimini a Durazzo in Albania, la sincerità di un ragazzo e la sua ossessione per il sesso, la bellezza decadente di una palude. Per frammenti, incastrati non senza una considerevole armonia, l’artista ci rivela quanto si nasconde – in bellezza ed emozioni – dietro al vero.

Ecco allora che al di là (‘dietro’) al suo taglio documentarista – dunque che ambisce all’essere oggettivo – si nasconde un concetto caleidoscopico del reale.  Volta per volta, grazie alle atmosfere che sfiorano il bianco e nero, a dei tremolii pittorici, a dei rallentamenti onirici, a sfuocati ad hoc, la realtà, le persone, i rumori, i paesaggi, la musica e i suoni, diventano materia favolistica che oscilla da più tetro squallore alla più eterea e idilliaca atmosfera.

Colpisce soprattutto quando Ancarani smette la volontà di raccontare per mostrare e basta: la realtà si fa storia e racconto in maniera autonoma.

In tutta la mostra, che comprende anche altre due opere oltre alle 12 proiezioni consequenziali –  ‘Aranci Mantra’ e ‘Ugarit’ (bellissima immagine dei cerbiatti che brucano sotto un’architettura inquietante) – si percepisce la palpabile tensione tra apposti: realtà/illusione, vero/falso, interiorità/esteriorità. Finta è la prostituta che balla, vera è la spontaneità infantile davanti alla telecamera, illusoria è la ‘Rimini’ ricostruita dall’altra parte dell’Adriatico, reale è la contentezza delle persone che sudano e ballano….

Seduzione di massa, parco dei divertimenti, discoteche, sale giochi, alberghi, ombrelloni, dollari, puttane, mercati notturni… Invisibile l’artista attraversa un carnevale dei sensi senza commentare, senza abbassare lo sguardo e soprattutto – e qui sì che emerge in pieno lo spirito tondelliano verace – si cala perfettamente in una realtà che sembra conoscere e aver vissuto.


Made in Italy 2009 still da video Courtesy l’artista e ZERO…, Milano

In God We Trust 2008 still da video Courtesy l’artista e ZERO…, Milano

Baal 2007 still da video Courtesy l’artista e ZERO…, Milano

Made in Italy 2009 still da video Courtesy l’artista e ZERO…, Milano