Pizzini Vol. II,   Massimi Minini,   Mousse Publishind 2013

Pizzini Vol. II, Massimi Minini, Mousse Publishind 2013

Sono tutti in buona compagnia, in ordine alfabetico, come fossero tanti bravi scolari nel registro del professore. Lui non è esattamente un professore, anche se in realtà, Massimo Minini ne avrebbe da insegnare, a vecchi e a giovani. Sono soprattutto i primi a dover imparare l’arte del ‘tirare diritto’, senza perdere non solo la ‘luce della ragione’ ma, per prima cosa, non venir mai meno alla passione smisurata per l’arte contemporanea. E di passione Massimo ne ha da vendere, tanto che ha deciso alcuni anni fa di scrivere una sorta di diario con appunti, per memorizzare le esperienze avute con i tanti artisti con cui ha lavorato o semplicemente conosciuto. Sono nati così i suoi famosi ‘pizzini’, racconti proprio in questi giorni nel volume – edito da Mousse Publishing‘Pizzini Vol. II’: una raccolta di testi scritti da Minini nella prima edizione (Vol. I), più altri racconti, aneddoti, storie che oscillano tra puro lirismo e peripezie ironiche con punte di vera comicità.

Per i tanti che si trovano a Basilea per la fiera dei ‘big’, c’è un appuntamento che, tra frastuono o brusii, tra tante facce e altrettanti buoni o cattivi giochi, sarà sicuramente ‘rinfrescante’.  Sabato 15 giungo dalle h.10 alle 11.30 all’interno del programma Conversations, Massimo Minini incontra Dan Graham  per una pubblica conversazione e, in quella occasione, presenta i Pizzini Vol. II.

‘Sentences’ o ‘pizzini’, la prima raccolta è stata presenta durante Artissima a Torino nel novembre del 2009. Minini l’aveva nominata “labels for Artissima”, divenute in seguito “pizzini” con un sottotitolo in inglese mutuato dal famoso scritto di Sol LeWitt.

Racconta il famoso gallerista: “Le ho scritte tutte d’un fiato in una notte, per pigrizia e per evitare di compilare le solite noiose etichette con i dati tecnici delle opere esposte. Mi sono così ritrovato, non senza una qualche sorpresa, a scrivere dell’artista più che dell’opera, delle mie storie più che delle altrui, sulle ragioni di un rapporto più che sui prezzi, che pure tanto interessano al mondo. (…) Da “pezzettini” a “pizzini” il passo è stato breve. Ho, quindi, pensato di farne un piccolo libro per soddisfare la curiosità ed il desiderio dei miei sorpresi fans.?Ne ho scritti, in seguito, molti altri sia per avere un corpo più completo, sia per non dimenticare alcuni artisti che non erano presenti a Torino, pur constatando, con dispiacere, che non sono riuscito a formulare un pensiero per tutti, tanti sono gli artisti che ho amato e frequentato in quasi quarant’anni di onorata carriera. Alla fine, l’avventura e l’ebbrezza dello scrivere mi ha preso un po’ la mano. Mi sono quindi fermato per rispetto verso i lettori…”

Pizzini Vol. II,   Massimi Minini,   Mousse Publishind 2013

Pizzini Vol. II, Massimi Minini, Mousse Publishind 2013

Ho selezionato alcune storie tra le tante.

Vito Acconci è stato un eroe dei miei primi anni settanta. All’epoca esplodeva la Body Art, tanti si tagliavano con le lamette, si rotolavano per terra, picchiavano la testa sui muri. Prima di sposare Daniella le ho fatto vedere le opere di Vito, che si morsicava o si faceva delle grandi pippe nel sottoscala di Sonnabend, e lei è rimasta piuttosto esterrefatta, ma mi ha sposato nonostante tutto.?Vito me lo ricordo anche per quello, oltre che per i suoi bellissimi collages di foto e testi. Poi è diventato architetto. Art after Philosophy oppure Architecture after Art ?

Carl Andre l’ho incontrato la prima volta a Berna, alla mitica Kunsthalle che fu di Harald Szeeman e della sua “When Attitudes Become Form”.  Era una notte buia e tempestosa quando?sono partito dalla Germania, (allora facevo grandi viaggi in automobile). Arrivo a Berna nel pomeriggio, con un caldo insopportabile. Bevo una bella birra ghiacciata al Mövenpick dell’autostrada e quasi ci lascio le penne. Vado alla Kunsthalle, è presto, l’inaugurazione sarà tra un paio d’ore. Mi trascino fino all’albergo, ma sto proprio male.?Persa l’inaugurazione e Carl Andre, con le?sue straordinarie sculture a pavimento, con i suoi legni, le linee di ferro, le porte per i riti?di passaggio, la sua semplicità disarmante e complessa nello stesso tempo, la sua lezione dopo Brancusi, l’azzeramento dei volumi come altri azzeravano i colori ed altri ancora il linguaggio. Le degré zéro dei francesi tradotto in inglese, in scultura.

Roger Ballen, geologo nato a New York, gira?il mondo e trova in Sud Africa la terra delle miniere. Inizia a fotografare subito e pian piano geologia e fotografia si fondono e si confondono. I ruoli s’invertono. Una sale, l’altra scende. Costruirà teatrini nelle case dei poveri bianchi, aggiungendo alla composizione un filo di triste humour, come il suo mesto sorriso, subito trattenuto.

Vanessa Beecroft è un ciclone.?Lavorare con lei ad una performance, e soprattutto pagarne i costi, è come fare un film con Madonna. Lei detta le regole di un gioco pieno di rimandi alla storia del luogo e dell’arte. Le ragazze che stanno sul set come sculture seguono regole ferree, precise, anche se non impossibili. Chi assiste ad una performance organizzata da Vanessa non se la dimentica tanto facilmente.?Quella di Venezia al mercato del pesce di?Rialto è stata particolarmente spettacolare, con l’Autore che si muoveva tra i corpi a spargere sangue, come un Pollock al dripping.?Qualcuno trova quella serie bella ma difficile per via del sangue ed anche il lavoro con le ragazze nere incatenate provoca lo stesso effetto.?Ma andiamo! Dopo Nitsch e il suo Teatro?delle Orge e dei Misteri, queste sono opere da mettere in salotto…  

Arrivati a Roma dalla grigia Torino, Alighiero e Boetti si siedono sul davanzale di casa, di fronte a Santa Maria in Trastevere, fumano e perdono tempo. Il campanile suona i quarti, le mezze, i tre quarti e le ore. Boetti è quello che fa le opere, Alighiero è quello che fa i casini,   si guardano un po’ sorpresi; cominciano a prendere nota di tocchi e rintocchi. Alla fine gli salta fuori l’albero delle ore.?Sono felici come due pasque. Io passavo di lì per caso, mi chiamano dalla finestra, salgo.?Due giovani assistenti, Clemente e Tirelli facevano biro blu. Definiamo una mostra.?Il titolo sarà: “La natura, una faccenda ottusa”, una serie che poi diverrà mitica, due mani e la matita immortalate dalla foto di Gorgoni. Ma perché questa filippica contro la natura? Poi lo scoprirò leggendo il Fedro di Platone. Scopritelo anche voi.

Io non sono il Conte di Saint Germain è il titolo di un’opera di Gino De Dominicis che in seguito farà di tutto per smentire questa affermazione. Il Conte del Mistero è l’Artista del Mistero. Gino è veramente il Conte fantomatico, reincarnato tra noi.  De Dominicis è il Salvador Dalí dell’arte concettuale, teso a fondare il mistero del lavoro e della propria persona. Baffetti e occhiali?neri anche di notte, tutta la notte al Privé. Chiamava le vallette del suo studio col fischietto per non rivolgere loro la parola. Misterioso e misteriosofico, trattò temi vicini a quelli indagati da Giovanni Anselmo, ma come fosse la Sibilla Cumana. Un Gustave Moreau pulito, nelle nuvole e negli ori, ancestrale nell’ammiccare?ad un passato mitico (Urvasi e Gilgamesh)?clin d’œil al calembour dei giochi di parole post-duchampiani, compiaciuto provocatore?di ossimori visivi: lo scheletro coi pattini, la mozzarella in carrozza, la palla un istante prima, la tazza davanti al Sumero…?Cercò di stupire la platea anticipando in questo il successo, le quotazioni e a volte anche le opere di Cattelan.

Pizzini Vol. II,   Massimi Minini,   Mousse Publishind 2013

Pizzini Vol. II, Massimi Minini, Mousse Publishind 2013

Massimo Minini,   foto di Renato Corsini,   2013 1

Massimo Minini, foto di Renato Corsini, 2013