Luca Trevisani,   Premio Moroso 2013,   New York

Luca Trevisani, Premio Moroso 2013, New York

LUCA TREVISANI – NEW YORK

LA PARTE DI UNA PARTE,  2013

Schiuma poliuretanica, linoleum, poliuretano, acciaio, legno, Mdf,  dimensioni determinate dall’ambiente.

La parte di una parte è un puzzle che  indaga il mondo degli elementi e quello delle relazioni, in un gioco combinatorio delle forme e dei materiali, si sviluppa e adatta allo spazio che lo ospita.

Come un universo in espansione, utilizza le regole dettate dal modulo che lo compone per crescere nello spazio, procede per passi successivi utilizzando le piastre che lo compongono come fonemi linguistici di una partitura sempre riscrivibile.

Space is the place.

La parte di una parte è realizzato in moduli tagliati al laser, al controllo numerico, da un piano di lavoro che ottiene forme uguali tra loro e congiungibili, ottenute però da materiali differenti. L’idea è quella di unire materiali selezionati dalla tradizione Moroso, pesando dal know-how e dal bacino tecnico di competenza dell’azienda.

Materiali utilizzati per confezionare le sedute sono incastrati a legno o acciaio, il morbido con il rigido, il resistente con il fluido. La parte di una parte unisce parti eterogenee in un tutto pulsante, variegato, rumoroso, instabile e vitale.

La parte di una parte è un intervento pensato in due  grandi isole, e in altri piccoli scampoli, dello showroom Moroso di New York. L’intervento di configura come una pluralità ambienti uguali ma differenti, adiacenti ma distanti, di dimensioni di cm 400 x 570 x 320 circa.

Il mondo è uno spazio da coltivare, la fa da padrona l’ars compositiva, l’organicità. La parte di una parte aspetta di essere attraversato, vissuto, calpestato, abitato dallo spettatore.

La parte di una parte non è una forma da contemplare, ma un organismo con cui confrontarsi.

La parte di una parte ci ricorda che niente nel mondo che abitiamo è forzato  e stabilito, ma  risultato di una naturale crescita e germinazione.  Nel mutamento degli elementi c’e’ anche la bellezza più vera, quella che non ha bisogno di aggettivi ma dell’osservazione delle energie che si dispiegano, che vivono, che ci attraversano ogni giorno.

Linda Fregni Nagler - Premio Moroso 2013,   Londra

Linda Fregni Nagler – Premio Moroso 2013, Londra

LINDA FREGNI NAGLER – LONDRA 

Per il Premio Moroso 2013 vorrei proporre uno sguardo intimo sul mondo del lavoro artigianale.?A tale scopo il mio progetto prevede la proiezione, sulle pareti dello showroom e su piccoli schermi fluttuanti, di brevi sequenze di immagini che illustrano manifatture e manufatti, associate a quelle di sedie antiche e piccoli oggetti realizzati a mano che avranno un ruolo di “contrappunto” negli slideshow. ‘Things that Death Cannot Destroy’ viene normalmente presentato con una performance, con due proiettori coevi alle immagini e una voce che legge le didascalie originali. Per questa occasione ho pensato invece?a degli slideshows digitali collocati nell’ambiente dello showroom, ognuno con sequenze di immagini diverse, creando così degli angoli intimi di contemplazione: il visitatore nella penombra, seduto comodamente in una poltrona Moroso, asisterebbe così alla messa in scena di un

mondo della manifattura in cui il sapere, l’esperienza, la competenza?e l’abilità dell’uomo, hanno un ruolo fondamentale.?Il progetto è adattabile a qualsiasi spazio, poiché prevede l’allestimento di piccoli “cinematografi” domestici in cui accomodarsi e assistere allo scorrere delle immagini accompagnate da una voce che legge le didascalie originali. Al di sopra di ogni postazione sarà collocata una cassa acustica a cupola affinché le diverse proiezioni non interferiscano tra loro.?Per quanto riguarda la vetrina, la proiezione verrà effettuata su schermo visibile sia dall’esterno che dall’interno del locale.

Nico Vascellari,   Premio Moroso 2013,   Milano

Nico Vascellari, Premio Moroso 2013, Milano

NICO VASCELLARI – MILANO

Dal 2005 curo e finanzio Codalunga, uno spazio da me creato nella città’ in cui sono nato, dedicato alla ricerca di altri artisti.

Prima di diventare Codalunga lo spazio che ospita il mio project space era un negozio. Non mio. Ho sempre pensato che le vetrine rivolte sulla strada di questo antico borgo, che e’ Vittorio Veneto, fossero uno degli elementi caratteristici, forte e debole al contempo, di Codalunga. Le vetrine in effetti impongono un dialogo, spesso forzato, tra esterno ed interno e viceversa. Partendo da questo presupposto di recente ho iniziato a invitare degli artisti a elaborare delle opere sotto forma di vetrofania da applicare alle vetrine.

Mi sono ritrovato a riflettere sull’idea di questa serie di mostre su vetro pensando allo show-room di Moroso a New York. Mi sono ritrovato a riflettere sull’esperienza di Codalunga pensando ad un nuovo progetto per il Premio Moroso. Nel corso degli anni ho frequentemente messo in discussione le dinamiche dei Premi. Trovo che malgrado gli spesso lodevoli presupposti i Premi finiscano per aumentare la già’ notevole competizione tra artisti dalla quale, tengo a precisare, non mi ritengo affatto immune.

La mia idea per lo show-room di New York e’ quella di invitare tutti gli artisti finalisti del Premio a condividere con me la mostra e la conseguente visibilità. Nel tentativo di creare un ideale parallelismo tra l’esperienza di condivisione e collaborazione che è alla base di Codalunga, vorrei chiedere a tutti gli artisti di creare una vetrofania ad hoc da applicare alle vetrine dello show-room. Le opere saranno esposte ciclicamente seguendo un ordine alfabetico inverso, cioè’ partendo dal mio cognome fino ad arrivare ad Alek O., ciascuna per la stessa durata di tempo.