Nicola Mazzuia

Nicola Mazzuia

Inaugura oggi, sabato 7 settembre, la seconda edizione di ‘Home is where I want to be’  a  Serravalle di Vittorio Veneto (Treviso). Il curatore  Saul Marcadent, ha invitato 4 artisti a confrontarsi con due interni domestici.

Artisti:  Kensuke Koike,  Nicola Mazzuia,  Nicola Nunziata e Daniele Sambo.

Spiega il curatore: “Home is where I want to be è una mostra divisa in due abitazioni private che si animano per alcuni giorni di storie, immagini, visioni. Il progetto prende il via nel 2012 con un obiettivo ambizioso: la continuità. Non un progetto temporaneo ma durevole, ciclico. Cucina, studio e salotto sono stati usati come spazi di confronto in cui progettare, condividere, tracciare traiettorie che hanno portato alla prima edizione, un anno esatto fa. La mostra ha riunito otto autori visivi, invitati ad introdurre tracce della propria ricerca e a produrre interventi a partire dal contesto. Indagini e intuizioni attorno all’idea di casa e di vicinanza hanno infittito il quotidiano di nuovi significati.”

Ho chiesto agli artisti di raccontarmi l’opera o le opere presenti nel progetto.  

Che significato hai dato all’interno domestico o che sensazione hai avuto nel pensare ad un lavoro dentro ad un’abitazione privata?

KENSUKE KOIKE

Una mattina d’inverno Jerry si sveglia e la sua casa è vuota. La famiglia, forse, è fuggita durante la notte e ha portato con sé Tom, il gatto. In quel momento, per la prima volta, Jerry si sente solo e capisce di non far parte della famiglia. Quest’opera, che presenterò negli spazi di Home is where I want to be, è un lavoro-specchio, un autoritratto. Jerry forse sono io, una persona che crede di essere integrata ma improvvisamente si accorge che non lo è. È un lavoro immediato, la storia è facilmente riconoscibile e comprensibile. Il video proiettato e l’installazione sono complementari; la videocamera filma la realtà, la solitudine e lo spettatore assiste in diretta alla scena. Jerry si inserisce nella mia ricerca del collage perfetto. Penso al collage non come tecnica ma sensazione: il collage collega tra loro elementi sparsi. Così, in questo lavoro materiali vari, raccolti nella mia quotidianità, sono riuniti, montati insieme.
Per rispondere alla seconda domanda penso al museo o alla galleria come cornici e tutto ciò che finisce al loro interno acquista automaticamente importanza. Introdurre un’opera d’arte in una casa è insolito perché si mescola agli oggetti quotidiani e diventa complesso distinguere ciò che artistico da ciò che non lo è. Mi incuriosisce la reazione di chi osserva, immagino una sorta di sfida tra gli oggetti preesistenti e i nuovi oggetti introdotti in mostra.  

kensukekoike.com

Kensuke Koike

Kensuke Koike

NICOLA MAZZUIA
Le opere che presento fanno parte di un lavoro cominciato per gioco e sfuggitomi molto presto di mano. Tutto quello che cercavo di fare all’inizio era scappare, ho prima lasciato il lavoro, crogiolandomi nell’illusione che potesse bastare un biglietto aereo e un posto distante per allontanarmi dalla sensazione di asfissia costantemente coltivata in quegli spazi che chiamavo casa. Al ritorno però tutto era come prima, io ero quello di prima, la paura viaggiava con me, andata e ritorno. Così, un bel giorno di maggio, mentre mi trovavo su un treno tra Venezia e Padova ho deciso di scendere a metà del percorso e di entrare nel paesaggio che guardavo, quella come migliaia di altre volte prima di allora, dal finestrino. Ho iniziato a camminare e non mi sono più fermato. Da quel giorno sono tornato sempre più spesso a calpestare quei luoghi portando con me la macchina fotografica. É stato come riconquistare uno spazio che mi era stato rubato, immaginarlo nuovamente e da lì disegnare quello che vedevo e che sentivo è stato il passo naturale che mi ha portato alla realizzazione del progetto mondo. Un progetto che parte da un gioco, appunto, che si muove tra uno sfondo-paesaggio e una sovrascrittura-prezzo, la cui connessione rende improvvisamente  i luoghi a me familiari oggetti di un catalogo, nella riproposizione provocatoria  di una geografia in vendita. Eppure, il paesaggio sfugge in qualche modo alle logiche del mercato: dietro ai prezzi ci sono ancora i luoghi e dietro l’ironia del mondo-catalogo la possibilità dell’immaginazione che sfida lo sguardo dal finestrino con il movimento del corpo nel territorio. Il gioco mi porta allora a un ritorno all’intimità possibile tra me e i luoghi, coinvolgendo gli sguardi  di altre persone che ho scoperto essere i miei nuovi occhi. Intimità che questa nuova mostra mi offre in una dimensione ancora più intensa: Home is where I want to be, mi è bastato sentire il titolo per sentirmene parte.  In questo processo di riconquista dello spazio intimo, attraverso il paesaggio e l’ambiente violentato che mi circonda, arrivare ad esporre in uno spazio raccolto come quello domestico mi sembra quasi un coronamento di un percorso di condivisione che cercavo fin dall’inizio.   

nicolamazzuia.com

Nicola Mazzuia

Nicola Mazzuia

NICOLA NUNZIATA

Con Saul Marcadent abbiamo scelto due lavori rispettivamente per i due ambienti domestici che ospiteranno la mostra: il video Tommy Gun e il libro Mille giorni di te e di me / Un millier de jours de vous et moi Tommy Gun é un video a colori monocanale con audio stereo della durata di circa 6 minuti: é fondamentalmente un ritratto, il soggetto é un bambino di circa dieci anni mentre prende confidenza con un’arma da fuoco guidato da un anziano in un paesaggio marginale. Il bambino ripreso è alle prese con un evento carico di ambiguità: le nozioni di forza ed abilità che questo gesto richiama e la carica potenzialmente violenta, insita nel gesto di usare un’arma da fuoco, lo attraversano esponendolo ad una serie di tensioni nervose. Mille giorni di te e di me / Un millier de jours de vous et moi è un libro di mille pagine composto dall’alternarsi ciclico della traduzione dal francese all’italiano, e quindi poi dall’italiano al francese e così avanti ciclicamente, dello scritto di Marcel Duchamp A propos des Ready-mades. Per mille giorni, dalla fine del 2009 agli inizi del 2012, ho effettuato una traduzione al giorno, da una lingua all’altra,  usando unicamente strumenti di traduzione telematici. A causa del continuo lavoro di traduzione, all’imprecisione degli strumenti di traduzione online e alle caratteristiche linguistiche e terminologiche del testo, le traduzioni si fanno sempre più imprecise: ad ogni passaggio il testo si deteriora ulteriormente e il suo significato diventa sempre più ambiguo fino a diventare verso le ultime pagine completamente incomprensibile. Il libro in mostra é un prototipo in copia unica che ho stampato e rilegato a mano.  Entrambi i lavori condividono l’utilizzo di un medium autosignificante: il video e il libro, rispetto ai quali l’ambiente privato riserva una naturale accoglienza e nel quale, anche per le loro caratteristiche formali, i lavori potrebbero innescare una discreta convivenza con le persone e con gli oggetti che abitano lo spazio. L’idea che un lavoro artistico possa dialogare con la familiarità di uno spazio domestico con discrezione anziché mostrarsi istantaneamente come corpo estraneo alla vita in quel luogo, un oggetto particolare che viene dall’esterno e che esige attenzioni, inserisce all’interno della mostra, a mio parere, anche una ulteriore riflessione sull’oggetto artistico, soprattutto nel momento in cui questo perde la sicurezza di uno spazio pensato come dispositivo di catalizzazione dell’attenzione del pubblico, come per esempio una galleria o un museo. Per questo e altri motivi trovo molto stimolanti certe esperienze, da una parte perché mettono in moto il pensiero cercando altri modi possibili di fare esperienza di un lavoro artistico, dall’altra perché rispetto alla pratica artistica offrono un contesto sperimentale per un autore interessato ad osservare la possibilità della persistenza del significato di un’opera al variare delle condizioni ambientali.

nicolanunziata.com

Nicola Nunziata

Nicola Nunziata

DANIELE SAMBO
Lo spazio personale e quello collettivo giocano un ruolo imporante in Sown, progetto fotografico dal quale sono state tratte le stampe che saranno esposto in Home is where I want to be. Sown infatti e costruito insieme alle persone che abitano attorno agli spazi fotografati. Ogni immagine diventa una scenografia dove l’installazione luminosa trasforma zone urbane abbandonate, orti urbani e giardini. L’energia elettrica che rende possibile la trasformazione di questi luoghi in porzioni immaginarie della città proviene dalle finestre delle case dei vicini. Esporre questo lavoro in un abitazione privata può essere considerato il perfetto ritorno del progetto nel suo luogo d’origine: le persone e la trasformazione della città attraverso piccoli gesti individuali. 

dansambo.com

Daniele Sambo

Daniele Sambo

Home is where I want to be 2. edizione
Serravalle di Vittorio Veneto, Tv
con Kensuke Koike, Nicola Mazzuia, Nicola Nunziata, Daniele Sambo
a cura di Saul Marcadent
inaugurazione:
sabato 7 settembre 2013
ore 18, Via Calcada 91/2
ore 20, Via Caprera 200 
homeiswhereiwant.tumblr.com